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Dal gioco alla ludopatia: aspetti psicologici
Partendo dal significato ampio della parola ludopatia, che non si ritrova in testi specialistici di tipo psichiatrico e psicologico, al fine di delineare alcune dinamiche psicologiche di questa patologia, ne verrà dapprima descritta la classificazione diagnostica psichiatrica, che ha recentemente visto importanti cambiamenti, per tracciarne poi alcuni aspetti del funzionamento psicologico. Il DSM 5 (APA; 2013) ha infatti attuato importanti cambiamenti nella concettualizzazione del disturbo, inserendo la classificazione del Disturbo da gioco d’azzardo (già Gioco da azzardo patologico) tra i “Disturbi correlati a sostanze e Disturbi da addiction”, accostandolo così agli altri disturbi di tipo dipendente. Se il DSM aiuta a fare una fotografia del giocatore (diagnosi descrittiva), non ci fornisce però una spiegazione del funzionamento psicologico, che è complesso e non riducibile solo a comportamenti manifesti. Verranno delineate alcune caratteristiche peculiari del funzionamento dei giocatori d’azzardo, considerando la dinamica sottostante all’innescarsi del circolo vizioso della dipendenza come strettamente connessa agli stati affettivi, spesso vissuti dai giocatori come fonti di disturbo, tanto da dover essere espulsi attraverso l’azione (il gioco). Partendo da queste premesse, la ludopatia verrà compresa come un fallimento nella creazione della capacità di giocare, intesa come uno spazio intermedio in cui comunicano mondo interno ed esterno. La dipendenza da gioco d’azzardo è così concettualizzata come espressione del fallimento di regolare e vivere con soddisfazione nel mondo reale il proprio mondo interno. Le difficoltà nella capacità di riconoscere, contenere ed elaborare i propri stati emotivi presenti nei dipendenti da gioco d’azzardo dovrebbero essere tenute in considerazione ai fini della prevenzione e dell’intervento
XVI congresso biennale WAIMH: nature>
Il 16° congresso biennale WAIMH (World Association for Infant Mental Health) quest'anno si è svolto a Roma, dal 26 al 30 Maggio, organizzato dalla sezione italiana affiliata AISMI (Associazione Italiana per la Salute Mentale Infantile), con il patrocinio del Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica dell'Università «La Sapienza» di Roma. Il comitato organizzativo locale è stato presieduto da Massimo Ammaniti - Psicoanalista e Professore Onorario dell'Università degli Studi di Roma «La Sapienza» - e dal Presidente dell'AISMI, Giampaolo Nicolais - Università degli Studi di Roma «La Sapienza».
Il congresso ha visto una partecipazione molto numerosa di ricercatori, clinici e specialisti nella salute mentale infantile provenienti da ben 72 differenti paesi. Proprio il dialogo tra la pluralità delle esperienze professionali dei partecipanti, l'interdisciplinarità e la varietà delle esperienze nelle differenti culture hanno costituito una indubbia ricchezza dei numerosissimi contributi che sono stati presentati durante il congresso nei simposi, workshop, presentazioni orali brevi, video-presentazioni e poster. Essendo difficile riportare esaustivamente la molteplicità dei temi trattati, si riportano di seguito alcune interessanti aree di studio discusse nelle giornate congressuali, rimandando il lettore interessato alla pubblicazione dei principali contributi sull'Infant Mental Health Journal, rivista ufficiale dello WAIMH.
All'interno degli scopi istitutivi dello WAIMH, un'associazione mondiale che si propone di promuovere l'educazione, la ricerca e lo studio sugli effetti dello sviluppo mentale, emotivo e sociale infantile sulla successiva evoluzione normale o psicopatologica, il tema del congresso era Nature>
Dal gioco alla ludopatia: aspetti psicologici
Partendo dal significato ampio della parola ludopatia, che non si ritrova in testi specialistici di tipo psichiatrico e psicologico, al fine di delineare alcune dinamiche psicologiche di questa patologia, ne verrà dapprima descritta la classificazione diagnostica psichiatrica, che ha recentemente visto importanti cambiamenti, per tracciarne poi alcuni aspetti del funzionamento psicologico. Il DSM 5 (APA; 2013) ha infatti attuato importanti cambiamenti nella concettualizzazione del disturbo, inserendo la classificazione del Disturbo da gioco d’azzardo (già Gioco da azzardo patologico) tra i “Disturbi correlati a sostanze e Disturbi da addiction”, accostandolo così agli altri disturbi di tipo dipendente. Se il DSM aiuta a fare una fotografia del giocatore (diagnosi descrittiva), non ci fornisce però una spiegazione del funzionamento psicologico, che è complesso e non riducibile solo a comportamenti manifesti. Verranno delineate alcune caratteristiche peculiari del funzionamento dei giocatori d’azzardo, considerando la dinamica sottostante all’innescarsi del circolo vizioso della dipendenza come strettamente connessa agli stati affettivi, spesso vissuti dai giocatori come fonti di disturbo, tanto da dover essere espulsi attraverso l’azione (il gioco). Partendo da queste premesse, la ludopatia verrà compresa come un fallimento nella creazione della capacità di giocare, intesa come uno spazio intermedio in cui comunicano mondo interno ed esterno. La dipendenza da gioco d’azzardo è così concettualizzata come espressione del fallimento di regolare e vivere con soddisfazione nel mondo reale il proprio mondo interno. Le difficoltà nella capacità di riconoscere, contenere ed elaborare i propri stati emotivi presenti nei dipendenti da gioco d’azzardo dovrebbero essere tenute in considerazione ai fini della prevenzione e dell’intervento
Application of CCRT, RA and DMRS to evaluate the psychotherapy process: A comparison between succesful and drop-out cases.
Seconda edizione del Dizionario computerizzato per la valutazione dell'Attività Referenziale.
Esperienze di counseling con studenti universitari – FocusPSi: il servizio di counseling psicologico dell’Università degli Studi di Perugia
The Parental Reflective Functioning Questionnaire in mothers and fathers of school-aged children
© 2017, Springer Science+Business Media, LLC. Research on parental reflective functioning (PRF)—defined as parents’ capacity to comprehend the developing mind of their child, reflect upon it, and hold in mind the inner life of the child—has mostly involved mothers of infants and young children, and rarely fathers and parents of school-aged children. The present study sought to extend research on PRF by examining aspects of the construct that are still scarcely explored, such as the role of gender and attachment; to investigate whether there were differences between mothers’ and fathers’ PRF and whether there were differences in PRF related to the gender and age of the child; and, finally, to assess the association between PRF and each parent’s attachment style. The Parental Reflective Functioning Questionnaire (PRFQ) and the Attachment Style Questionnaire (ASQ) were administered to a community sample of mothers and fathers of 385 children aged 3–10 years. A multi-group factor analysis supported the hypothesized three-factor model among both fathers and mothers. Univariate and multivariate analyses of variance showed that mothers had higher levels of interest and curiosity in their children’s mental states than fathers. Parents of daughters showed higher pre-mentalizing modes than parents of sons. Parents of preschool children showed less nonmentalizing modes than parents of children aged 8–10. Correlations between PRFQ and ASQ showed that both mothers’ and fathers’ interest in thinking about their child’s internal experience and in taking the child’s perspective were correlated with higher levels of secure attachment style. Research implications are discussed.status: Publishe
Stato della mente rispetto all’attaccamento, attività referenziale e memoria autobiografica: uno studio pilota su soggetti ‘Non Classificabili’
La valutazione dell’Attività Referenziale rispetto all’evoluzione del transfert: uno studio su un single-case
http://www.rivistadipsicologiaclinica.it/italiano/numero1_07/Mariani_Williams_Scanu_Pazzagli.ht
RICERCA CONCETTUALE E RICERCA EMPIRICA NELLA PSICOTERAPIA PSICODINAMICA: UNA METODOLOGIA PER LO STUDIO DEL PROCESSO
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