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Methodological aspects in the experimental measurement of the interface friction between geosynthetics.
AbstractThe evaluation of the interface friction at the contact between geosynthetics is a very important feature in a safe design of landfills and similar earth structures. Coupling different geosynthetics to fulfil multiple functions may be a critical point, due to the low frictional properties of such products. As a consequence, the assessment of the degree of safety of earth structures including geosynthetics requires a characterization of the interface strength and of its evolution with displacements. Some results obtained at the University of Padua will be presented with reference to experimental measurements of the interface friction between geosynthetics, in different conditions, to highlight the complexity of the friction phenomena and their dependence on experimental conditions
Analisi F.E.M. delle opere in terra ancorata
La tecnologia della terra ancorata costituisce un metodo innovativo ed economico per la realizzazione di scavi e di rilevati
in terreno sciolto. Originariamente introdotta in estremo Oriente intorno agli anni ’70, era prevalentemente utilizzata
per la formazione di rilevati, attraverso l’impiego di materiali di varia natura e procedure costruttive non standardizzate.
Recentemente, grazie all’introduzione degli ancoraggi a piastra di tipo basculante, tale tecnologia è entrata a far parte
a pieno titolo delle soluzioni costruttive per il sostegno degli scavi in terreno sciolto. Essa rientra nelle tecniche di sostegno
per confinamento, in cui gli elementi di rinforzo integrano la resistenza del terreno attraverso azioni puntuali di sostegno
lungo la parete dello scavo. Per tale tecnologia, particolarmente vantaggiosa in alcune condizioni geotecniche, non sono
ancora presenti nella letteratura specialistica, sistematici studi teorici a supporto della progettazione.
Nella memoria si presenta uno studio numerico agli elementi finiti, di tipo 3D, volto a simulare le molteplici fasi di scavo,
d’installazione e di pretensionamento dei tiranti, tipiche del metodo costruttivo. Le analisi hanno consentito di evidenziare
i cinematismi associati allo sviluppo di elevate deformazioni dell’ammasso o delle zone di terreno prossime alle piastre di
ancoraggio. Lo studio, di tipo parametrico, ha esaminato l’influenza di alcune variabili geotecniche, quali la resistenza al
taglio del terreno, la lunghezza degli ancoraggi, la pretensione iniziale e il passo tra gli ancoraggi. Il terreno è stato schematizzato
come un mezzo elasto-plastico con criterio di rottura di Drucker-Prager. I risultati delle analisi hanno consentito
di derivare un criterio di progetto in campo statico, in condizioni drenate e non drenate, basato sulla limitazione delle deformazioni
del nucleo rinforzato e sulla definizione di diagrammi di pressione orizzontale equivalenti per il dimensionamento
degli ancoraggi
Taratura e primi riscontri sperimentali su tavola vibrante.
Nella comunicazione si espongono i primi riscontri sperimentali della performance sismica di una tavola vibrante realizzata presso il dipartimento ICEA dell’Università degli studi di Padova nell’ambito di un finanziamento per progetti di Ateneo. L’apparecchiatura è di tipo monodirezionale orizzontale e possiede uno schema modulare facilmente adattabile a diverse esigenze sperimentali. Le esperienze preliminari confermano la versatilità delle soluzioni costruttive adottate, nonché la fondatezza dei risultati anche attraverso il confronto con le soluzioni fornite dai corrispondenti modelli numerici
Risultati preliminari sulla resistenza d’interfaccia da prove con tavola vibrante.
L’uso dei geosintetici nelle opere in terra rappresenta un tema di elevato interesse, motivato dal largo impiego di tali materiali per varie funzioni che vanno dall’impermeabilizzazione al rinforzo, alla filtrazione e al drenaggio. Di particolare rilievo è la caratterizzazione sperimentale della resistenza d’interfaccia, sia in campo statico che sismico, unitamente ai relativi criteri interpretativi.
Nel testo sono presentati e confrontati i risultati preliminari ottenuti sia mediante prove di scivolamento su piano inclinato che con simulazioni sismiche su tavola vibrante, attraverso l’impiego di un’apparecchiatura sperimentale disponibile presso il laboratorio geotecnico dell’Università degli Studi di Padova. Con tale apparecchiatura è stato possibile analizzare la risposta di alcune interfacce di geosintetico in condizioni sismiche. I risultati della sperimentazione hanno consentito di affinare un criterio interpretativo per la definizione dell’attrito dinamico equivalente mobilizzato durante eventi sismici di media intensità
Analisi numerica delle opere in terra ancorata.
La tecnologia della terra ancorata, originariamente introdotta in estremo oriente, è stata utilizzata in passato prevalentemente per la formazione di rilevati, attraverso l’impiego di materiali di varia natura. Recentemente, grazie all’introduzione degli ancoraggi a piastra di tipo basculante, è stato possibile estendere tale tecnologia al sostegno degli scavi in terreno sciolto: in tale ambito non sono ancora presenti nella letteratura specialistica studi teorici a supporto della progettazione.
Nella memoria si presenta uno studio numerico agli elementi finiti, che ha consentito di evidenziare i cinematismi associati allo sviluppo di elevate deformazioni dell’ammasso o delle zone di terreno prossime agli ancoraggi. Lo studio, di tipo parametrico, ha esaminato l’influenza di alcune variabili, quali la resistenza al taglio del terreno, la lunghezza dei tiranti e il passo tra gli ancoraggi. I risultati delle analisi hanno consentito di derivare un criterio di progetto in campo statico, in condizioni drenate, basato sulla limitazione delle deformazioni del nucleo rinforzato e sulla definizione di diagrammi di pressione orizzontale equivalente per il dimensionamento degli ancoraggi
Resistenza d’interfaccia tra geosintetici e riflessi prestazionali sulle opere in terra.
La stabilità delle opere ambientali è spesso influenzata dalla resistenza al taglio disponibile lungo i sistemi barriera, in cui sono presenti diverse interfacce geosintetico-terreno e geosintetico-geosintetico. L'importanza di tale aspetto è stata evidenziata da diversi fenomeni d’instabilità verificatisi negli ultimi decenni, sia in campo statico che sismico, anche in opere di recente progettazione.
Dopo un’iniziale rassegna sui metodi di misura della resistenza d’interfaccia, si focalizza l’attenzione sulla sintesi dei risultati sperimentali delle prove di piano inclinato eseguite presso il Dipartimento ICEA dell’Università di Padova. Alla luce di tali risultati, si propone un criterio d’impiego delle resistenze secondo le prevedibili condizioni cinematiche della struttura da verificare
Comportamento tensio-deformativo di contenitori tubolari di geosintetico in differenti condizioni al contorno e di carico
I contenitori tubolari di geosintetico stanno ricevendo un crescente interesse nell’ambito dell’ingegneria civile, ambientale ed industriale. Trovano prevalente impiego nella difesa costiera e fluviale, nelle opere di sbarramento e di colmata e nella disidratazione di fanghi. Tali manufatti hanno un’evidente importanza nel ripristino e nella valorizzazione ambientale, anche alla luce della ridotta impronta di carbonio che essi comportano rispetto alle tradizionali opere di calcestruzzo. La memoria analizza il comportamento tenso-deformativo dei contenitori tubolari sotto varie condizioni al contorno e di carico, al fine di evidenziare gli aspetti meritevoli di particolare attenzione. In particolare, le analisi condotte mostrano come la fase di riempimento sia la più critica, a causa dell'elevato livello di stress indotto nel geosintetico. L’attrito d’interfaccia al contatto tra fondazione e geo-tubo, generalmente trascurato nei metodi analitici, comporta un benefico effetto nella riduzione delle tensioni nel geosintetico, tuttavia, i cedimenti del terreno di fondazione possono annullare, del tutto o in parte, questo beneficio. Infine, è stato analizzato l'effetto di un sovraccarico applicato al geo-tubo, evidenziando come l’incremento di stress nell’involucro, nel caso in cui il riempimento sia già addensato, sia nettamente inferiore rispetto al caso di riempimento ancora allo stato fluido
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