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    Premessa e Introduzione

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    Il volume è la pubblicazione degli atti del convegno omonimo svolto a Padova il 21.23 giugno 2018 e organizzzatonell'ambito del progetto SID 164712/16 di cui è stata responsabile la curatrice degli atti, coadiuvata dall'assegnata Sarah Ferrari. Vi sono raccolti saggi dedicati alla tipologia del taccuino nel '500, all'interpretazione e al collezionismo dell'antico e al profilo di Girolamo da Carpi disegnatore dell'antico. Sono raccolti interventi di autori che appartengono a diversi settori scientifico-disciplinari, dalla storia dell'arte classica, alla numismatica, alla storia dell'architettura e alla storia dell'arte. moderna

    Nota sulla provenienza del dipinto

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    Le autrici hanno indagato negli archivi della famiglia Hercolani di Bologna, in quelli romani statali, comunali e vaticani nel tentativo di risalire alla provenienza del Trionfo di Bacco di Dosso Dossi oggi nel Museum of Art di Bombay, ma proveniente dal camerino di Alfonso I d'Este a Ferrara. Sono state apportate importanti precisazioni sulla storia dei proprietari e sui passaggi di proprietà del dipinto nel corso del Sei e del Settecento. Lucia Menegatti e responsabile delle pp. 49-54, Alessandra Pattanaro delle pp. 55-61

    Nota del curatore degli atti

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    Sono presentate le articolate e animate vicende storiografiche che hanno reso necessario lo studio e poi l'organizzazione del convegno da parte del gruppo di ricerca di cui ero parte, e la pubblicazione degli atti relativi

    Girolamo da Carpi: Problems of Chronology, Technique, Sources, and Attribution

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    A partire dal recente ritrovamento del testamento del figlio Girolamo da Carpi, in cui è descritta l’eredità grafica paterna, si è appresa l’esistenza di più quaderni (oltre al già noto taccuino romano allestito nel 1550-1553) in seguito dispersi. Preliminare è la ricognizione dei soggiorni dell’artista a Roma ricavabili da alcune date segnate su fogli che studiano opere presenti nell’urbe: il ferrarese copia la Scuola d’Atene di Raffaello nel 1525, l’Arco di Costantino nel 1531 e certamente il Marsia appartenuto al cardinale Della Valle nel 1553. Con questi appigli cronologici si precisa la datazione di molti fogli sciolti, accostabili a quelli datati per stile e formato, ed è possibile orientare future indagini sull’artista e sulla storia delle collezioni romane di antichità da lui visitate. L’artista sperimenta quasi tutte le tecniche grafiche adottate dagli allievi di Raffaello, come Polidoro, Giulio e Perino, e, oltre alla copia dall’antico e dal moderno, si dedica anche al disegno per soggetti emblematici, come rivela l’analisi di un foglio degli Uffizi. Di Polidoro copia un tratto di fregio perduto con putti e satiri, noto solo da uno studio preliminare autografo a Weimar e da copie altrui, qui per la prima volta collegato ad un nuovo insospettato segmento

    Garofalo. Studi e ricerche

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    Il volume raccoglie 19 testi dedicati al pittore ferrarese del Rinascimento dall'autrice, pubblicati in diverse sedi. E' introdotto da un testo inedito che illustra oltre 90 tavole a colori e che ripercorre tutta la vicenda artistica del protagonista, con nuove indicazioni di lettura e nuove riflessioni critiche

    Garofalo e la corte negli anni di Alfonso I (1505-1534)

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    Attraverso la pittura di Garofalo di soggetto mitologico e allegorico si rivelano i gusti e le ispirazioni letterarie della committenza di corte al tempo di Alfonso I, in diretto parallelismo con la genesi del camerino del duca. Il saggio è occasione per ripercorrere letture iconologiche ormai consolidate, ma anche per formulare nuove ipotesi interpretative, come nel caso della "Allegoria della vigilanza e della pigrizia" di Bowood, ispirata ad Apuleio e ai suoi recenti volgarizzamenti, o della cosiddetta "Minerva e Nettuno" di Dresda, decodificata come "Allegoria di Alfonso I vittorioso sulle acque"

    Premessa

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    Postfazione

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