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Arte e Gemme. I quadri gemmologici di Erminio Passini
La collana 'Quaderni del Museo' si inserisce tra le attività di divulgazione e comunicazione scientifica del Polo Museale dell'Università di Camerino.
Siamo giunti al terzo numero e lo dedichiamo con soddisfazione alla valorizzazione di una raccolta di quadri gemmologici per anni rimasta nell'oblio e nella trascuratezza e il cui autore, Erminio Passini, è nato a Camerino.
I quadri sono stati realizzati negli anni 1883-1887 con l'utilizzo di gemme, pietre lavorate e cammei provenienti con ogni probabilità da collane e monili appartenenti ad 'ex voto' e forse, almeno per i cammei, alcune di origine romana.
L'odierna raccolta, costituita da 31 quadri, è ciò che rimane di una assai più ampia collezione comprendente almeno 52 elementi, dispersa a seguito delle sue tormentate vicissitudini........... omissi
Dall’esclusione sociale all’esclusione morale
La questione di come si forma e si sviluppa nelle persone il ragionamento e il giudizio morale è un tema ancora di grande rilevanza teorica ed empirica nella letteratura psicologica. Sin dagli studi pioneristici di Piaget (1932) e di Kohlberg (1969) sullo sviluppo morale, varie teorie si sono infatti focalizzate su come i bambini iniziano a sviluppare un certo ragionamento morale nel giudicare la realtà circostante e di come gli individui imparano fin dai primi anni di vita a considerare le varie norme sociali e morali e le convenzioni che regolano le interazioni umane. In questo senso, lo studio del ragionamento morale è di importanza fondamentale per comprendere le relazioni tra gli individui e il funzionamento della società, in quanto le norme regolano le interazioni sociali e le aspettative sia all’interno che tra i gruppi. Le persone non crescono infatti in un “vuoto sociale”, ma costruiscono la loro conoscenza morale, il loro senso di giustizia e la loro rappresentazione del funzionamento del mondo attraverso le interazioni sociali con la società in cui vivono (Passini, 2010)
La relazione tra obbedienza, disobbedienza e supporto democratico: una prospettiva cross-culturale
La relazione di autorità, intesa come relazione di obbedienza alle norme sociali, è un requisito essenziale su cui ogni comunità si basa, in quanto favorisce l’ordine sociale e la sicurezza. In psicologia sociale, il concetto di obbedienza è stato però studiato principalmente nei suoi aspetti distruttivi. Fin dagli studi sull’autoritarismo (Adorno et al., 1950; Fromm, 1941; Reich, 1933) e sulla banalità del male (Arendt, 1964; Milgram, 1974), infatti, l’analisi del rapporto tra individuo ed autorità si è focalizzato quasi esclusivamente sugli aspetti psicologici connessi con l’accettazione da parte della persona di richieste illecite ed ingiuste dell’autorità.
Come suggerito da autori di più discipline sociali (Fromm, 1963; Kelman & Hamilton, 1989; Norris, 2002), lo studio della relazione tra individuo ed autorità deve prendere invece in considerazione anche l’analisi degli aspetti costruttivi dell’obbedienza e il ruolo complementare della disobbedienza. La disobbedienza, infatti, piuttosto che costituire unicamente l’antinomia dell’obbedienza, deve essere considerata quale concetto indipendente, comprensiva di aspetti costruttivi e distruttivi. Possiamo in questo senso distinguere una disobbedienza costruttiva (o prosociale) intesa come controllo della legittimità delle richieste dell’autorità, da una disobbedienza distruttiva quale semplice opposizione all’autorità nei termini di devianza e indisciplina (Passini & Morselli, 2005; 2006).
Lo scopo di questa ricerca è quello di verificare empiricamente la multidimensionalità dei concetti di obbedienza e disobbedienza e l’esistenza di una relazione dinamica tra di loro. Partendo dai dati cross-culturali disponibili all’interno del World Values Survey project (i dati, raccolti nel 1999-2001, sono relativi a 65 nazioni del mondo e a 101.172 partecipanti), le analisi mostrano come l’obbedienza, nei suoi aspetti costruttivi e distruttivi, sia effettivamente correlata differentemente con il supporto alla democrazia. Allo stesso modo, la disobbedienza prosociale concorre con l’obbedienza costruttiva alla promozione della democrazia.
La relazione tra individuo ed autorità va quindi considerata da una prospettiva societale che riconosca sia il ruolo di ogni individuo nella promozione di una società democratica che la co-costruzione e condivisione interindividuale di valori democratici
La responsabilità tra autoritarismo e valori
Tra gli argomenti classici della Psicologia Sociale e Politica, un posto rilevante occupano gli studi sulla responsabilità in situazioni estreme, a partire dalle teorie filosofiche di Hannah Arendt (1964) e in particolare dal famoso esperimento “Eichmann” di Stanley Milgram (1975).
Secondo analisi recenti (vedi Zamperini, 1998), la responsabilità è considerata il fattore centrale dell’esperimento, in quanto sottintende un vero e proprio “dilemma”: da una parte la responsabilità verso l’autorità, dall’altra la responsabilità per il contenuto delle proprie azioni. Proprio lo spostamento di responsabilità da se stessi allo sperimentatore costituisce la strategia maggiormente utilizzata per risolvere l’ansia dell’esperimento e il contrasto tra la propria moralità e gli atti compiuti e per non sentirsi così “colpevoli” delle proprie azioni.
Come nota Bierhoff (2001), è quindi scorretto parlare di mancanza di responsabilità tout court nelle persone che obbedirono all’esperimento, in quanto queste persone manifestarono in realtà uno spiccato senso di responsabilità nei confronti dell’esperimento, così come Eichmann nei confronti del suo ruolo. Bierhoff propone quindi di distinguere due diversi tipi di responsabilità: da un lato una responsabilità come adesione alle regole, una responsabilità nei confronti del proprio ruolo in quella situazione; dall’altro una responsabilità etica universalistica, che sia in grado di scavalcare le regole contingenti per rapportarsi con l’intero genere umano e la vita in generale.
Riguardo alla relazione tra autoritarismo (misurato con la scala RWA di Altemeyer, 1981) e responsabilità, vari studi (Blass, 1995; Feather, 1999; Passini, 2004; Roccato, 2003) hanno rilevato che i soggetti maggiormente autoritari tendono ad attribuire minore responsabilità a chi, obbedendo a degli ordini, è costretto a compiere azioni che ledono altre persone e tendono in generale ad attribuirsi minore responsabilità nei confronti degli altri.
L’obiettivo generale della presente ricerca è di approfondire la comprensione del ruolo della responsabilità sociale nel rapporto tra individuo e società, indagando le relazioni tra responsabilità, importanza attribuita a valori sia individualisti che universalisti e atteggiamenti di autoritarismo e dominanza sociale. In specifico ci si aspetta che soggetti che hanno punteggi maggiori sulla scala della responsabilità sociale, attribuiscano maggiore importanza a valori universalisti e minore a quelli individualisti, nonché siano meno autoritari e dominanti.
La ricerca è basata su un campione di 229 studenti universitari italiani di diverse facoltà dell’Università degli Studi di Bologna.
Da un’analisi fattoriale esplorativa sulla scala della responsabilità sociale (una riduzione a 8 item della Social Responsibility Scale di Berkowitz e Daniels, 1964) si sono individuati due fattori: il primo fattore individua la responsabilità nei confronti della comunità con particolare riferimento alle istituzioni; in specifico identifica la responsabilità del buon cittadino, che si sente responsabile nei confronti della collettività (responsabilità civica). Il secondo fattore (responsabilità interpersonale) evidenzia invece l’assunzione di responsabilità e la disponibilità verso le altre persone (amici, gruppo di lavoro, ecc.) nei rapporti quotidiani.
Osservando le correlazioni tra le variabili della ricerca, si è visto che in realtà molti risultati contraddicono la nostra ipotesi di partenza: in particolare il fattore della responsabilità civica è risultato positivamente correlato con l’autoritarismo, la dominanza sociale, valori sul successo personale e il benessere economico, mentre è risultato correlare negativamente con valori centrati sul rispetto per gli altri. Al contrario la responsabilità interpersonale correla positivamente con i valori sul rispetto degli altri e negativamente con la dominanza sociale e con la stessa responsabilità civica.
I dati, confutando in parte le nostre as..
La rappresentazione di obbedienza e disobbedienza come principio organizzatore del supporto per i valori democratici: un confronto tra Italia e Finlandia
Numerosi studi sociologici e politologici sottolineano quanto lo sviluppo della democrazia in una nazione sia proporzionale e consequenziale alla diffusione di valori orientati verso la libertà di espressione e di pensiero. Questi studi spiegano che le differenze individuali nel supporto per i valori democratici sono collegate a differenze tra i valori socialmente condivisi. Studi sulle rappresentazioni sociali della democrazia suggeriscono, analogamente, un legame tra la condivisone sociale dei valori ed i significati associati al rapporto con l’autorità, individuando quest’ultimo come un processo psicologico di base che le persone instaurano per relazionarsi con gli altri. In questa ricerca sono state indagate, in contesti con diversi livelli di condivisione di valori democratici, le differenti rappresentazioni dei concetti di disobbedienza e obbedienza, intesi come modalità di relazione con l’autorità. A questo scopo è stata condotta un’inchiesta su giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni in due paesi, Italia e Finlandia, diversi dal punto di vista della condivisione di valori ma simili da un punto di vista culturale e socio-economico. I risultati mostrano, da un lato, che i significati associati ad obbedienza e disobbedienza, indipendentemente dal contesto, sono strettamente legati a precise tipologie di relazione con l’autorità e ad una diversa importanza attribuita alla democrazia; dall’altro, nei contesti in cui i valori democratici sono maggiormente condivisi è più probabile che al rapporto tra obbedienza e disobbedienza sia associato un atteggiamento responsabile ed attivo
Un approfondimento della relazione tra autoritarismo e religione
La relazione tra religione e autoritarismo è stata oggetto di studio fin dalle ricerche classiche della psicologia (Adorno et al., 1950); ciò nonostante questi studi non hanno sempre portato a risultati univoci (vedi Altemeyer, 2003; Leak e Randall, 2001). Lo scopo della presente ricerca è quello di approfondire la comprensione di tale relazione. L’articolo propone quindi i risultati ottenuti attraverso la distribuzione di un questionario a 186 soggetti appartenenti a vari gruppi del mondo cattolico. Dividendo i soggetti sulla base di una scala sulla religione, tramite un’analisi per cluster, si sono individuati quattro orientamenti alla religione, ovvero secolarizzato, spirituale, sicuro della verità e integralista. L’individuazione di questi diversi orientamenti ci ha permesso di comprendere che il legame tra religione e autoritarismo esiste solo laddove la religione è vissuta in maniera più dogmatica e più acritica, ovvero quando la certezza del proprio credo religioso non è mai messa in dubbio
Droghe, dipendenze, eccessi
Il tema delle sostanze psicoattive, del loro incontro e dell’eventuale sviluppo di un abuso nel loro utilizzo è un argomento molto rilevante nell’analisi dello sviluppo umano e dell’età giovanile tra benessere e disagio nei suoi aspetti educativi e psicosociali. Anzitutto, la frequenza d’uso delle sostanze è oggigiorno molto elevata, così come la probabilità di un primo contatto con esse in ado-lescenza o nella giovane adultità, tale da presentare questo fenomeno quasi come “normale” nel percorso dello sviluppo e facente parte di quei comportamenti cosiddetti a rischio che costellano l’adolescenza e l’età giovanile. In secondo luogo, l’emergere continuo di nuove sostanze (e nuove dipendenze) e di attività spesso anche legali e “normalizzate” dallo Stato (si pensi al gioco d’azzardo) rende fondamentale uscire da un’ottica meramente normativa (legale vs. illegale), per focalizzarsi su quegli elementi individuali e contestuali che possono fungere da rischio o protezione verso l’emergere di un disagio legato ad un abuso o una dipendenza da una sostanza o da un com-portamento. Infine, gli interventi di prevenzione e riduzione del danno determinato dall’abuso di so-stanze vedono il ruolo degli educatori quale preminente, soprattutto laddove il consumo non sia os-servato e analizzato unicamente in un’ottica medica o clinica, spesso troppo focalizzate sull’intervento “curativo”, ma piuttosto come un fenomeno che con una certa frequenza può riguar-dare l’adolescente e il giovane adulto e che può essere risolto attraverso un intervento educativo, preventivo e contenitivo
Costruzione e validazione di una scala sull'esclusione morale.
In psychology, classical studies on morality focalized on the development of moral thinking and on the effects of morality on attitudes and behaviours. Recently some studies analyzed the moral exclusion: that is attitudes and behaviours that neglect moral implications (Bandura, 1999). According to Staub (1989), moral exclusion is defined as excluding other individuals or groups from one's "moral community". That is, viewing others as outside the boundary within which your moral values and rules of justice and fairness apply. Recently some authors (see Opotow, 1990) identified some mechanisms by which people suspend moral principles. The aim of the present work is the construction and validation of an instrument that study attitudes of moral exclusion. The moral exclusion scale, an authoritarianism scale and a values scale were administered to 210 university students (mean age = 22). Through the software AMOS, confirmative factorial analysis was performed to verify the structure of the construct (4 correlates dimensions). This analysis verified the four-dimension structure: labelling, feelings of threat, destructive ideologies and explicit attack. Therefore, the results attest good psychometric qualities of the scale.
Gli studi classici sulla morale in psicologia si sono focalizzati principalmente sullo sviluppo del pensiero morale e sulle relazioni con atteggiamenti e comportamenti. Solo recentemente si è rivolta l’attenzione all’esclusione della morale, ovvero a quegli atteggiamenti e comportamenti in cui fosse assente ogni implicazione morale (Bandura, 1999). Secondo Staub (1989), l’esclusione morale consiste nell’escludere altri individui o gruppi sociali dalla propria “comunità morale”, ossia considerare gli altri come posti all’esterno dei confini entro cui generalmente si applicano i valori morali e le regole condivise di giustizia e di equità. Recentemente vari autori (vedi Opotow, 1990a) hanno identificato alcuni meccanismi tramite i quali le persone sospendono i propri principi morali. Lo scopo di questo articolo è quello di costruire e validare una scala che misuri tali atteggiamenti di esclusione morale. Una batteria di strumenti, composta dalla scala sull’esclusione morale, una scala sull’autoritarismo e una sui valori, è stata somministrata a 210 studenti universitari, con un’età media di circa 22 anni. Si è condotto quindi un’analisi fattoriale confermativa utilizzando il software AMOS, al fine di verificare la struttura del costrutto (quattro dimensioni tra loro correlate). Questa analisi ha avvalorato la struttura a quattro fattori: etichettamento, sentimenti di minaccia, ideologie distruttive e attacco aperto. In conclusione, i dati attestano le buone proprietà psicometriche dello strumento
Psicologia dell’obbedienza e della disobbedienza
La disobbedienza, in quanto espressione della volontà di partecipare attivamente e criticamente allo sviluppo della società, è conciliabile con il principio di autorità e con l'organizzazione sociale? Il libro parte da questo interrogativo per indagare le relazioni che intercorrono oggi tra obbedienza e disobbedienza e analizzare alcuni degli aspetti psicologici e sociali coinvolti nella relazione tra individuo e autorità
Cultura della violenza e fiducia verso l’autorità
La giornata mira a presentare i risultati della ricerca
“Comportamenti violenti in adolescenza nella provincia
di Rimini” promossa dall’assessorato Politiche Sociali
della Provincia e condotto dal Dipartimento di Psicologia
dell’Università di Bologna nell’arco del biennio 2007-
2008.
Nell’affrontare la tematica della violenza agita dai giovani
il rischio è di seguire un allarme sociale generato dalle
notizie mediatiche sul bullismo, che tendono a generalizzare
sotto questo termine fenomeni molto diversi tra
loro.
La ricerca nasce dunque con l’obiettivo di analizzare il
fenomeno sotto diverse angolazioni e costruire una
conoscenza empirica dei comportamenti violenti per
poter poi sviluppare iniziative specifiche e attività di
prevenzione.
La mattinata sarà dedicata alla presentazione dei risultati
ottenuti somministrando un questionario a 1.420
studenti della provincia di Rimini frequentanti i primi tre
anni di licei, istituti tecnici, istituti professionali e centri
di formazione professionale.
Nel pomeriggio verranno presentati i risultati dell’analisi
delle sentenze prodotte dal Tribunale dei Minori di Bologna
per gli anni 2005-2006 riguardanti i reati passati in
giudicato commessi nel territorio della Provincia di
Rimini da minori di età compresa tra i 14 e i 18 anni
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