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    Willingness to Compromise Scale: Italian Validation and Assessment of the Relationship with Career Decision Self-Efficacy and Career Adaptability during School-to-Work Transition

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    Willingness to compromise is defined as the propensity to accept an alternative career-related option that was not the one initially desired. In the literature, there is a validated scale for measuring willingness to compromise but not an Italian validation. Thus, Study 1 aimed to test the psychometric proprieties of the Willingness to Compromise Scale in a sample of 282 Italian university students. Confirmatory factor analyses were performed showing a second-order factorial structure with two well-separated first-order factors, i.e., compromising and adapting. Study 2 focused on the predicting role of willingness to compromise on career decision self-efficacy and the mediating role of career adaptability in this relationship. The sample consisted of 237 Italian university students. A mediation analysis with a 5000-bootstrap resampling procedure was computed. The results showed that willingness to compromise predicts both career decision self-efficacy and career adaptability, while career adaptability mediates the relationship between willingness to compromise and career decision self-efficacy. These findings allowed the discussion of practical implications for career guidance intervention aimed to support school-to-work transitions

    Modal split evaluation of a maritime container terminal

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    Maritime container terminals are playing a growing role within global transport chains. As intermodal nodes between sea traffic flows and inland distribution, they are very important to shipping lines. The current trend of moving towards economies of scale in regard to mother vessels is also having a tremendous impact on seaport operations and hinterland transportation in terms of ‘call size’. This paper deals with the study of multimodal container flows at an Italian maritime terminal, focusing the attention on the performance of road and rail connections. In this framework, the current modal unbalance generates heavy problems of congestion and compromises the overall terminal competitiveness. This paper applies a discrete event simulation approach, in order to evaluate the feasibility of an alternative and more balanced scenario achievable in a short-mid-term perspective. Our goal is to enhance the performance of rail connections, without proposing the realisation of a new railway line which is only attainable in the long run, but trying to exploit to the full the available endowment of assets through a deep operational restructuring. Simulation runs performed in this perspective revealed the adequacy of such an approach and demonstrated the successful effects of a modal re-equilibrium. Maritime Economics & Logistics (2009) 11, 77–97. doi:10.1057/mel.2008.22

    Career Decision-Making Difficulties and Life Satisfaction: The Role of Career-Related Parental Behaviors and Career Adaptability

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    According to the Career Construction Model of Adaptation, career decision-making difficulties (CDD) and life satisfaction are important adaptation results, and career adaptability is a crucial resource to attain positive adaptation results. This study focused on the influence of parental career-related behaviors on career adaptability, CDD and life satisfaction, and the mediating role of career adaptability between parental career-related behaviors and CDD and life satisfaction. Five hundred thirteen Italian students (182 of middle school, 141 of high school, and 190 of university) were involved. The results showed that parental support influences CDD and life satisfaction both directly and indirectly through the mediation of career adaptability. Parental interference and lack of engagement have a positive direct effect on CDD. Finally, CDD and life satisfaction are significantly and negatively associated. The data support the key role of parental support and career adaptability in CDD and life satisfaction. Practical implications are discussed

    Young in University-Work Transition: The Views of Undergraduates in Southern Italy

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    In the last few years, economic and social changes have made the path from university to work long and twisted, in particular in Southern Italy, an area with the highest rate of unemployment. This contribution aims to exploring the experiences of university-work transition of undergraduates. Using an open-ended interview, the authors obtained narrative data from 150 undergraduates from Southern Italy. Textual Analysis and Text Network Analysis were carried out to identify the thematic clusters and obtain the network pattern of lemmas in order to understand process of meaning construction of students. The analysis shows four clusters: “Awareness of one’s own image in the past,” “Change perception,” “Experimentation and planning of objectives,” “Prospects towards work.” In the uncertainty of contemporary society where each individual is called upon to build one’s own working career, university may represent for students a protective factor allowing them to define and re-define themselves in view of the acquisition of future roles and the preparation for the world of work

    Il ruolo dell’università nella transizione al mercato del lavoro. Un’analisi del contenuto delle narrazioni degli studenti universitari: tra esplorazione di ruoli e obiettivi futuri

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    Il contributo ha l'obiettivo di studiare la transizione tra scuola e mercato del lavoro dei giovani studenti universitari. In particolare, la ricerca ha coinvolto 100 studenti di età compresa tra i 18 e i 26 anni dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, invitati a raccontare come stanno vivendo il presente e come si sentono rispetto al passato e alla prospettiva di un futuro, con l’obiettivo di esplorare la percezione del cambiamento e, più in particolare, analizzare i processi di significazione delle esperienze vissute dai giovani. Al fine di rispondere a questi obiettivi, si è scelto di sottoporre le informazioni ad analisi del contenuto (Markoff, Shapiro e Weitman, 1975; Lebart, Salem e Berry, 1998; Krippendorff, 2004, Amaturo e Punziano, 2013) attraverso un’analisi statistica di dati testuali, e, successivamente, analizzarle in un’ottica di ret

    Giovani, università e passaggio al mondo del lavoro. Un approccio di Textual Analysis e Network Text Analysis allo studio delle narrazioni

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    Il contributo affronta il difficile passaggio al mondo del lavoro dei giovani campani attraverso l'analisi del contenuto delle narrazioni dei giovani coinvolti nell'indagine

    Ecologia della parola. Il piacere della conversazione

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    Quante parole pronunciamo in un giorno? Quante sono necessarie a esprimere il flusso dei nostri pensieri? E a quante saremmo disposti a rinunciare in un salutare «digiuno della parola»? Siamo attenti all’inquinamento del cibo, dell’acqua e dell’aria, come mai non all’inquinamento verbale? Eppure, ci fa ammalare alla stregua di un cibo avvelenato. Noi siamo le parole che ascoltiamo e che pronunciamo, noi siamo le parole che pensiamo e questo saggio lo dimostra. Scavando nei rapporti delle parole con la realtà e lo spazio; raccontando i modi attraverso i quali esprimiamo le nostre emozioni; individuando le patologie della comunicazione e le molteplici forme di inquinamento verbale che possiamo imparare a contrastare. Attingendo a molteplici fonti d'ispirazione, Anna Lisa Tota ci invita a conferire spessore alle nostre parole. Perché essere capaci di pensare e parlare bene è una condizione essenziale per essere cittadine e cittadini del mondo felici, liberi e autorevoli

    Sospesi nel tempo. Inattività e malessere percepito in giovani adulti NEET

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    La attuale crisi economica ha avuto un forte impatto sui giovani adulti italiani rendendo ancor più problematica la transizione al mondo del lavoro. Si è così acutizzato il fenomeno NEET, acronimo che si riferisce ai giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni non inseriti in percorsi di formazione o istruzione né occupati. Le autrici ritengono che tale fenomeno vada letto considerando in special modo il contesto socioculturale d’appartenenza, in quanto questo incide sui tempi dei processi adattivi, sulla natura e sulle modalità delle transizioni, con possibili ricadute di diverso grado sul benessere psicologico. Questa ricerca, di natura esplorativa, mira dunque a far luce sulla condizione NEET in Campania, regione in cui il fenomeno è particolarmente presente (37.7%), focalizzandosi sui giovani adulti dai 20 ai 34 anni. Scopo del lavoro è quello di rintracciare se e in quale misura lo Status Occupazionale si associ ai modi di vivere il tempo della quotidianità e sulla soddisfazione di vita e della propria salute in specifico. A tal fine, partendo dall’indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” (Istat, 2016), sono state studiate le modalità di vivere il tempo, la dimensione del futuro, la percezione e la soddisfazione del proprio stato di salute di giovani adulti NEET, confrontandole con quelle di studenti e lavoratori della stessa fascia d’età. I risultati mostrano 3 differenti profili, in relazione allo Status Occupazionale. In particolare, emerge un profilo dei NEET caratterizzato da inattività, malessere, insoddisfazione e da una dimensione incerta del futuro

    Allegria e Tristezza: il disegno infantile delle emozioni

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    Il lavoro di ricerca ha come obiettivo l'indagine della rappresentazione infantile delle emozioni, più precisamente dell'allegria e della tristezza, in due differenti fasce d'età, 5 e 9 anni, e nei due generi, femminile e maschile (114 soggetti, 53 bambini di 5 anni e 61 di 9 anni). A partire dall'obiettivo specifico di cogliere come i bambini configurano le proprie relazioni con i coetanei al variare dello stato emotivo del partner sono state osservate le differenze di genere ed età rispetto a: la reazione del bambino all'emozione dell'altro (allegria e tristezza) in termini di vicinanza, lontananza e somiglianza tra le due figure disegnate; la presenza di condivisione emotiva tra i partner, ovvero il clima emotivo del disegno; la frequenza con cui nei due disegni compare il medesimo partner (ora allegro, ora triste) oppure i due stati emotivi sono attribuiti a partner differenti. Per la codifica dei disegni è stata utilizzata la scheda di codifica proposta dalle Autrici. Dai risultati non emerge una significativa differenza tra le due fasce d'età e tra i due generi nella Scala della Coesione, indice di un mantenimento della relazione in entrambi gli stati emotivi. Differenze significative tra le due fasce d'età emergono nella Scala di Distanziamento e Somiglianza: è presente, infatti, un distanziamento maggiore nel disegno della tristezza nel gruppo di bambini di 9 anni che fa porre attenzione proprio ad una distanza che i bambini di tale fascia d'età pongono con l'amico triste, facendo trasparire un forte bisogno di autonomia personale. Tale paura di contagio è avvalorata anche dai risultati ottenuti nell'analisi del clima emotivo: il medesimo stato d'animo è presente maggiormente nel gruppo di bambini di 5 anni rispetto a quello di 9 anni e tale dato è significativo proprio nel disegno della tristezza. Inoltre, il medesimo partner è raffigurato in misura maggiore nei bambini di 5 anni. Significativi sono stati i risultati sulle differenze tra i due generi, riscontrate solo nei bambini di 9 anni: se nella Scala di Coesione tale differenza non emerge, nella Scala di Distanziamento, come in quella della Somiglianza, tale differenza è evidente. Sono i maschi di 9 anni a distanziarsi maggiormente dal partner triste facendo supporre maggiori difese rispetto a questo stato d'animo negativo e, inoltre, a disegnare le due figure con maggiori differenze rispetto alle femmine, soprattutto nei disegni della tristezza. Per una paura di confondersi, non dimentichiamo anche il mancato contagio emotivo nei bambini di 9 anni, i maschi sembrano rifuggire dall'emozione dell'altro, mentre le bambine avvicinarsi sempre di più. In un secondo momento, osservando i disegni, si è notato come bambini di 5 anni difficilmente rendevano comprensibili all'osservatore le cause dell'emozione provata dal partner, a differenza dei bambini di 9 anni che inscenavano la situazione. Si è allora proceduto ad un'ulteriore analisi sui disegni e i risultati confermano tale suggestione: i bambini di 5 anni, pur rappresentando l'emozione mediante il volto e il corpo, è come se non avessero una chiara conoscenza della causa che ha provocato quella data emozione. Nei bambini di 9 anni, invece, appare una chiara conoscenza delle cause delle emozioni e, per tale motivo, l'esigenza di rappresentarla per permettere, anche, a chi guarderà il proprio disegno di comprendere in toto cosa è accaduto
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