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Platone e il dialogo socratico
Il volume è la traduzione italiana del volume di Charles H. Kahn, Platone and the Socratic Dialogu
Il nesso tra orexis e facoltà locomotoria nel De anima
Questo studio ha per oggetto il nesso tra l’orexis
e la facoltà locomotoria che Aristotele stabilisce nel De anima.
Egli, attraverso un’argomentazione complessa, indica nella sfera
dell’appetizione, la causa della capacità che hanno alcuni animali
di muoversi localmente.
L’analisi che propongo si articola, quindi, in due momenti
principali:
1. un inquadramento della facoltà locomotoria e di quella
appetitiva all’interno della fondamentale tripartizione dell’anima
proposta da Aristotele nel De anima (facoltà nutritiva; facoltà
sensitiva; facoltà intellettiva);
2. la ricostruzione del ragionamento attraverso cui Aristotele riconduce la dynamis del moto locale principalmente (ma
non unicamente) alla facoltà appetitiva
La natura intermedia di Eros. Pausania e Aristofane a confronto con Socrate
Questo contributo analizza, intrecciandoli tra di loro, i discorsi di Socrate, Pausania e Aristofane. Tale analisi è condotta
sul filo del concetto di intermedio (μεταξύ) che consente di rileggere il discorso di Pausania come preparatorio rispetto
a quello poi condotto da Socrate e quello di Aristofane come una sua negazione. Infatti il concetto di intermedio è applicato ad Eros 1) in nuce nel discorso di Pausania (che poi risolve distinguendo due generi di Eros) e 2) apertamente
nel discorso di Socrate. Sotto questo aspetto, i due discorsi si richiamano, tracciando una progressione 1) dal piano più
strettamente pratico ed etico-comportamentale (discorso di Pausania), 2) al piano teorico-metafisico, incentrandosi sulla
natura dell’Eros (discorso di Socrate); Aristofane, invece, propone Eros come un desiderio di totale fusione; la sua visione viene corretta e ridimensionata da Socrate proprio facendo valere il concetto di intermedio.In this paper, speeches of Socrates, Pausanias and Aristophanes are analysed combining them together. This analysis is
performed starting from the concept of intermediate (μεταξύ) which allows us to construe Pausians’ speech as preparatory with respect to Socrates’ speech, and Aristophanes’ speech as its denial. Indeed, the concept of intermediate is applied to Eros 1) in embryo in Pausianas’ speech (which finally distinguishes two kinds of Eros) and 2) openly in Socrates’ speech. In this regard, the two speeches are connected and they show a progression 1) from a strictly practical and
ethical-behavioural level (Pausanias’ speech), 2) to a theorical-metaphysical level based on Eros’ nature (Socrates’ speech). Aristophanes, on the other hand, defines Eros as a desire of total fusion, his view is corrected and downscaled by
Socrates enforcing the concept of intermediate
L'Eutidemo preludio al Sofista
L’Eutidemo e il Sofista sono due dialoghi sicuramente lontani quanto a data di composizione, ma fortemente legati a livello contenutistico; infatti, nel primo, si trovano continui cenni a questioni che Platone approfondirà e giustificherà teoreticamente nel secondo, tanto da poter sostenere che il Sofista sia lo sfondo entro cui l’Eutidemo si completa, sia cioè la “struttura di soccorso” del primo dialogo
L'argomento dello stadio: il mistero della testimonianza aristotelica
Questo contributo offre una possibile ricostruzione dell’argomento zenoniano dello stadio, logos contro il moto, tra i più difficili da ricostruire e da interpretare. Affronteremo
l’analisi del testo aristotelico che lo testimonia e che si presenta così ellittico e corrotto
da costituire un vero e proprio mistero in se stesso e anche in funzione del senso dell’argomento. In via preliminare, credo sia però utile tratteggiare uno sfondo introduttivo per
collocare in un quadro adeguato l’elaborazione degli argomenti zenoniani.This paper proposes a reconstruction of the stadium-argument against motion, one of the thorniest among Zeno’s arguments. The first step is the analysis of Aristotle’s explanation of Zeno’s
paradox: this text is so cryptic and corrupted to constitute almost a mystery, both in itself and concerning the sense of the argument. After discussing the textual problems and the possible critical
interpretations, a new reading of the topic at stake is attempted. Such a proposal fits within the
framework of Zeno’s dialectics, whose ultimate meaning is to be found in the Eleatic metaphysics
Aristotele interprete di Platone. Anima e cosmo
L’analisi che propongo in questo libro è caratterizzata dalla centralità attribuita ai testi (aristotelici, platonici), verso i quali, a livello metodologico, ho assunto un tipo di approccio filologico e storico-filosofico per un controllo incrociato finalizzato alla ricostruzione del quadro complessivo della posizione aristotelica rispetto alla dottrina platonica e del contesto storico-filosofico esaminato. Nel corso della ricerca ho verificato e analizzato quei brani dei dialoghi platonici ai quali Aristotele rimanda, implicitamente o esplicitamente. Ho dedicato, dunque, una particolare attenzione al Timeo (dialogo in cui la tematica fisico-cosmologica è centrale) affiancato da dialoghi che presentano cenni alla concezione fisica platonica (quali per esempio Politico, Filebo, parte delle Leggi e alcuni riferimenti all’Epinomide ), al fine di ricostruire un “quadro fisico” omogeneo - nonostante le partizioni delle opere - che costituisce lo sfondo sul quale, poi, Aristotele si muove.
Come utile supporto all’analisi dei testi antichi ho inoltre preso in esame i commentari, anche antichi, all’opera aristotelica e i maggiori studi critici inerenti tanto ai singoli testi platonici e aristotelici quanto alle tematiche fisiche, in modo tale da istituire un confronto significativo con la vastissima letteratura intorno a questo tema.
Il guadagno che, a mio parere, si ricava da una tale analisi è quello di avere di fronte il quadro teorico-critico complessivo della trattazione platonico-aristotelica intorno alla physis - che, rispettando l’estensione del concetto aristotelico di physis - comprende le considerazioni sul kosmos e quelle intorno agli esseri viventi. La ricostruzione di questo vasto orizzonte permette, dunque, una valutazione più specifica della misura in cui - e delle ragioni per cui - da una parte, Aristotele si distanzia da Platone, dall’altra rimane vicino ad alcune posizioni del maestro. Tale valutazione rende possibile percorrere, nel pieno rispetto dei testi, una via critica che si pone come intermedia tra la corrente che vuole Aristotele del tutto opposto a Platone e quella che lo dice del tutto vicino
Saggio introduttivo, traduzione e note al De interpretatione
La riflessione intorno alla struttura del De interpretatione
pone come prima “sfida” a chi cerca di comprendere il testo il
problema della sua unitarietà e coerenza concettuale. La critica
recente, infatti, vede in questo scritto un’opera arida nella quale
si distinguono solo alcune isolate oasi di interesse filosofico. Tuttavia a me sembra che, se si cerca di comprendere quest’opera accettandola senza troppi pregiudizi per come ci viene offerta, è possibile cogliere una certa unitarietà (confermata
anche dai rimandi interni tra i vari capitoli), facendo emergere la
logica che la sorregge e l’orizzonte che la giustifica
Il desiderio come motore: dal De anima alla Metafisica sulle tracce di un concetto complesso
The subject of this paper is Desire meant as an engine, as a ‘power’ able to move. In the Aristotelian thought this specific meaning is so important that crosses through the Ethics to explain
human acting, but it can be also found both in De anima to explain the living beings’ local
movement and in Metaphysics to justify cosmological movement. My analysis develops in the
following main points: a presentation of locomotory and appetitive skill inside the fundamental
tripartition of soul as it is proposed by Aristotle in De anima; a reconstruction of Aristotle’s way
of thinking through which he connects the dynamis of the local movement mainly (but not only)
to the appetitive skill; a wide view to metaphysical plane to show which role Desire plays compared to the movement, on this level too
Vero e falso si apprendono insieme. Il vero e il falso filosofo nell'Eutidemo di Platone
This paper shows that one of Plato's goals in Euthydemus dialogue is to present the eristic as the opposite of philosophy: the erists Euthydemus and Dionysodurus are not philosophers, they are false philosophers.
This is the key which allows us to explain many of the "oddities" of the dialogue, for instance Socrates' kindness to the erists, and his real interest in the empty art of eristic, which does not aim to find the truth, but only to win the discussion.
Eristic uses the same means of dialectic and faces the same issues but it plays a false game. However, everyone who wants to become a true dialectic must play this game to be introduced to philosophy. Indeed, as Plato says in Letter VII (344B1-3), true and false are learnt together
Le passioni nel De anima. Un esito estremo del pollachos
L’analisi che propongo in questo contributo si inquadra all’interno di uno
sfondo molto problematico nel pensiero aristotelico, perché la trattazione
dei pathe nel De anima implica anche il problema rappresentato dal
nous in Aristotele, dato che tra i pathe dell’anima lo Stagirita elenca
anche il noein e, rispetto a questo particolarissimo pathos, conduce
un’argomentazione molto faticosa e complessa. La tesi che qui voglio
esporre è che la trattazione fisico-biologica dei pathe conferma il
panorama aporetico riguardante l’intelletto, perché nasce ed oscilla tra
due modelli compresenti nel De anima: (1). quello naturalistico-empirista:
secondo il quale Aristotele afferma la stretta unità tra anima e corpo e (2).
quello divino-antiempirista: secondo il quale Aristotele deve fortemente
staccare il nous dal corpo, perché non può dire che sia mortale. L’analisi
aristotelica dei pathe dell’anima mostra entrambi questi schemi e propone
una soluzione che sembra innescarsi nel II schema, ma è in tensione con
un’ulteriore soluzione che Aristotele indica, ma non percorre e che è
testimonianza, invece, del I schema. In questa prospettiva, il pollachōs
leghetai aristotelico diventa dunque un’indicazione metodologica che
consiste nel mettere in gioco molteplici schemi interpretativi per spiegare
una medesima realtà che si presenta in se stessa complessa e multiforme:
essa può essere considerata da punti di vista diversi e, dunque, comportare
conclusioni diverse, ma non contraddittorie o, come in questo caso, al
limite della contraddizione
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