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    Le scritture del Codice degli abbozzi di Petrarca e la sua fortuna

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    Nella prima parte del contributo, di cui è autore Marco Cursi, vengono proposte alcune considerazioni sulle prassi di composizione petrarchesca, basandosi su rilievi di carattere grafico e paragrafematico compiuti sulle carte vaticane del Codice degli abbozzi Vat.lat. 3196, per tentare di cogliere qualche elemento nuovo nel «sistema d'equilibrio dinamico» messo in pagina da Petrarca, proponendo anche qualche osservazione sulla più o meno manifesta «volontà d'archivio» del poeta. Nella seconda parte Carlo Pulsoni si sofferma su alcuni episodi della storia della tradizione segnati dalla presenza degli abbozzi petrarcheschi, a partire dal momento in cui cominciarono ad avere un certo peso in essa, in coincidenza con la copia del cod. Casanatense 924 da parte di Bartolomeo Sanvito, avvenuta intorno agli anni '60 del '400

    Radici comuni dell'Europa e riletture politiche della memoria jacopea

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    Il contributo analizza la rilettura lusocentrica delle vicende iberiche di San Giacomo presente in una serie di testi portoghesi dei primi decenni del Seicento, quando il Portogallo era retto da una dinastia regnante spagnola. Alcuni eruditi dell’epoca elaborano letture faziose di cronache spesso false, o creano essi stessi dei falsi. Uno dei loro principali obiettivi è sostenere che il primo vescovo ordinato da San Giacomo, a Braga, è San Pedro di Rates; e dunque rivendicano per questa diocesi la primazia su tutto il territorio iberico. Inoltre, il primo miracolo compiuto dal corpo morto di San Giacomo, vale a dire quello del cavaliere che sprofonda nel mare senza annegare e torna a riva pieno di conchiglie, è ambientato davanti alle coste portoghesi e il suo protagonista diviene così un cavaliere lusitan
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