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    Complessità dell'abitare contemporaneo

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    L’abitare urbano, che rappresenta il più alto livello di organizzazione della vita umana, ripropone oggi, come problema disciplinare dell’architettura, la questione dell’alternativa casa in affitto – casa in proprietà, che aveva alimentato la polemica tra Engels e Proudhon. L’alternativa rappresenta, infatti, un problema nodale rispetto ai concetti di durata e di valore etico e civile della casa, che obbligano a elaborare culturalmente il passaggio dall’alloggio (prodotto della concezione della casa come macchina per abitare) alla casa (luogo della relazione unica e straordinaria tra la persona e lo spazio dell’abitare). Dando concretezza a questi nuovi passi, l’architettura ha oggi la responsabilità di costruire la casa con riserve di spazio, per dare flessibilità alla scena primaria della vita, e di comporre nuove urbanità come proiezione all’aperto dello spazio domestico

    La casa: ideologia o architettura?

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    Il saggio ragiona sul tema della casa e sul ruolo che essa svolge nei confronti degli aspetti che più direttamente incidono sulla dignità dell’abitare e della vita; per cercare di sgombrare il campo dall’apparato ideologico che nel corso del tempo si è come incrostato sul problema. Pone di nuovo il problema della casa perché essa non è una macchina per abitare, ma è il luogo di una relazione unica e straordinaria tra la persona e lo spazio in cui si collocano le emozioni coscienti e dell’inconscio, per determinare il passaggio concettuale dall’alloggio (cellula per abitare che si adatta ai modi della macchina) alla casa (spazio primario che alimenta il processo di identificazione profonda tra abitante e abitazione)
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