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    La diretta invocabilità degli accordi internazionali

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    Il capitolo ricostruisce l'evoluzione della giurisprudenza della Corte di Giustizia con riguardo alla diretta invocabilità in giudizio degli accordi internazionali bilaterali e multilaterali. Il capitolo ripercorre le tappe più significative della giurisprudenza della Corte di Giustizia dagli anni 70 ad oggi e tiene conto anche della prassi istituzionale più recente

    Le misure restrittive e la tutela dei diritti dei singoli

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    Il saggio si occupa delle misure restrittive dell'UE, ex art. 215 TFUE e delle loro finalità; esamina l'evoluzione della competenza dell’Unione con riguardo all’adozione di tali misure; distingue tra restrittive di origine onusiana, autonome e «ibride»; esamina la procedura per l’adozione delle misure restrittive e le tendenze della prassi relativa alle misure restrittive con riguardo alle designazioni delle persone. Infine, si occupa del controllo giurisdizionale sulle misure restrittive individuali e del profilo della tutela dei singoli

    La politica europea di vicinato

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    Il saggio esamina lo status della politica europea di vicinato nei Trattati; i rapporti contrattuali con i Paesi del vicinato prima del 2003, gli obiettivi e i principi della politica europea di vicinato nel 2003-2004 e i fora di cooperazione regionale del 2008 e 2009 e le riforme della politica europea di vicinato del 2011 e del 2015. Il saggio si sofferma sui profili giuridici degli accordi di associazione con la Georgia, la Moldavia e l’Ucraina; degli ostacoli alla loro entrata in vigore; del principio della condizionalità economica; del sistema di risoluzione delle dispute nell’ambito dell’area di libero scambio globale e approfondita e l’obbligo per il collegio di arbitri di riferire alla Corte di giustizia e dell'applicazione degli accordi nei territori su cui i Paesi associati non hanno un controllo effettivo; l’accordo di partenariato economico globale con l’Armenia e accenna all’accordo di partenariato strategico con l’Azerbaijan

    Il recesso dai Trattati alla luce dell'esperienza della Brexit

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    Il saggio esamina la clausola sul recesso dai Trattati (art. 50 TEU), delle condizioni procedurali per l’attivazione dell’art. 50 TUE, della possibilità di ritiro unilaterale della notifica delle conseguenze dell’attivazione dell’art. 50 TUE sulla partecipazione dello Stato che recede all’attività istituzionale dell’Unione, della natura speciale della procedura per la negoziazione e conclusione dell’accordo di recesso rispetto a quella di cui all’art. 218 TFEU e la questione del prolungamento del tempo richiesto per l’approvazione dell’accordo di recesso nella prassi della Brexit, della preminenza del Consiglio europeo rispetto alle altre istituzioni nell’ambito dell’art. 50 e nella prassi, della conclusione della negoziazione dell’accordo di recesso, della sua ritardata entrata in vigore, dei poteri della Corte di Giustizia ex art. 218 c. 11 TFUE e dell’istituzione di un periodo di transizione. Il saggio si occupa anche del protocollo su Irlanda e Irlanda del Nord e delle difficoltà di applicazione per il Regno Unito, dei diritti dei cittadini europei, dei poteri di enforcement della Commissione europea, della giurisdizione della Corte di Giustizia, del sistema di risoluzione delle dispute e degli accordi conclusi dal Regno Unito nelle materie di competenza esclusiva dell’Unione durante il periodo di transizione. Infine, esamina in modo sintetico il Trattato sugli scambi commerciali e la cooperazione con il Regno Unito

    The institutions and the legal toolkit

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    The book concerns how the EU shapes the Area of freedom, security and justice though its external relations power

    Continuity and change in the EU regulatory framework on GMOs after the WTO dispute on biotech products

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    This article assesses to what extent the EU regulation of genetically modified organisms (GMOs) has changed after the release of the Panel’s decision on the biotech dispute and the impact that the Community’s way of implementing the biotech reports has on the Agreement on Sanitary and Phytosanitary Measures (SPS Agreement). The author contends that currently in the EU regulatory framework on GMOs there are both elements of change and continuity with respect to the situation pre-dating the World Trade Organization (WTO) biotech dispute. She further argues that in implementing the biotech reports the EU may have weakened the function of the SPS Agreement as a sword against trade restrictive measures, which are not supported by scientific evidence. Yet, if we take the view that the SPS Agreement should be intended to bite only vis-à-vis purely protectionist measures, the EU’s handling of the biotech dispute does not really defeat this purpose of the SPS Agreement

    L'azione esterna dell'Unione europea

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    Il volume riguarda l'azione esterna dell'Union europea; dunque, si occupa del ruolo dell’Unione europea nella sfera delle relazioni internazionali. La proiezione esterna dell'UE si è concretizzata nel corso degli anni in un variegato ventaglio di attività di differente natura svolte dalle Istituzioni e dal Servizio europeo per l’azione esterna: rapporti di natura diplomatica con Stati terzi, relazioni con organizzazioni internazionali universali e regionali, partecipazione a conferenze diplomatiche multilaterali e soprattutto stipulazione di accordi bilaterali o plurilaterali ma anche intese di natura politica. Questa collettanea si prefigge l’obiettivo di ricomporre le varie manifestazioni del potere estero in un quadro unitario che, tuttavia, tenga conto delle specifiche caratteristiche di ciascuna politica o competenza di rilievo esterno. Il nostro lavoro esamina le differenti e numerose componenti di cui si articola l’Azione esterna dell’Unione, non solo nei suoi sviluppi istituzionali, normativi e giurisprudenziali, ma anche nelle sue ineliminabili interazioni con le vicende geopolitiche a livello globale. Infatti, ancorché i vari contributi abbiano un taglio eminentemente giuridico, non sono tuttavia state trascurate prospettive diverse da cui osservare l’evolversi del ruolo dell’Unione e delle sue competenze nella sfera internazionale. Un’opera, dunque, in cui l’analisi giuridica di istituti, norme e giurisprudenza è inquadrata nel contesto geopolitico ed è condotta alla luce delle numerose sfide che l’Unione è chiamata quotidianamente ad affrontare. Il Volume - che è costituito da 14 capitoli, ciascuno dei quali è autonomo l’uno dall’altro - può essere idealmente suddiviso in due parti. Una prima relativa alla trattazione di argomenti di carattere generale e trasversale (capitoli 1-5) in cui viene esaminato il ruolo dell’Unione nella sfera delle relazioni internazionali in rapporto alle competenze che le sono state attribuite dai Trattati. Questa prima parte si occupa, in particolare, di illustrare la distinzione tra la politica estera e di sicurezza comune e le altre politiche di rilievo esterno dell’Unione e le ambiguità che ne derivano in relazione ad un’Azione esterna concepita come unificata (cap. 1). I successivi capitoli 2, 3 e 4 si focalizzano, a loro volta, sulla principale manifestazione del potere estero di un soggetto di diritto internazionale: cioè il potere di concludere accordi. Sono di conseguenza trattate questioni quali il fondamento della competenza dell’Unione a stipulare (cap. 2), la procedura di conclusione degli accordi (cap. 3) e gli effetti che accordi così conclusi producono nell’ordinamento UE (cap. 4). Il cap. 5 affronta il tema del rapporto tra l’Unione e altre organizzazioni internazionali. La seconda parte è dedicata all’esame di competenze settoriali e di altre specifiche politiche a rilievo esterno, tra le quali la politica commerciale comune (cap. 6), la politica monetaria nella sua dimensione esterna (cap. 7), la cooperazione allo sviluppo, l’aiuto umanitario e la cooperazione tecnica e finanziaria (cap. 8); la politica di vicinato (art. 9); la sicurezza energetica e l’ambiente (cap. 10). Una attenzione particolare è rivolta alla politica estera e di sicurezza comune (PESC) (cap. 11), compresa la politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) (cap. 13) e all’azione dell’Unione volta a sanzionare la condotta di Stati terzi o persone fisiche e giuridiche (cap. 12). Infine, non poteva non essere trattato il tema del recesso, dopo le note vicende legate alla Brexit (cap. 14)

    The Integration of Migration Concerns into EU External Policies: Instruments, Techniques and Legal Problems

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    This Article examines the recent EU practice of concluding practical arrangements designed, on the one hand, to return irregular migrants to countries of origin or transit and, on the other, to provide trade incentives to States hosting refugees, such as Jordan, in exchange for offering Syrian refugees employment opportunities. After examining the legal nature of the mentioned sui generis instruments, it is argued that preference for informal agreements with third countries is capable of affecting the external powers enjoyed by the European Parliament and the EU’s accountability in its external action. The Article stresses that the Compact with Jordan has, to some extent, improved the situation of Syrians in that country. Finally, it is contended that the exceptional importance attached to the readmission of third country nationals in EU relations with developing countries has made the EU lose sight of the primary aim of development cooperation policy, which is to fight povert

    Invecchiamento e Coronavirus: la costruzione sociale del rischio e la marginalizzazione degli anziani oltre il lockdown

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    Di fronte all'emergenza del Covid-19, media e istituzioni, scienziati e opinion leader hanno non di rado evidenziato come il Coronavirus rappresenti una minaccia specifica soprattutto per gli anziani a fronte di un minor rischio per le generazioni più giovani. Oggi, anche a causa della legittima pressione alla ripresa economica, la strategia di uscita dal lockdown sembra riguardare principalmente la forza lavoro e le attività produttive, lasciando intendere, al contrario, l’opportunità di conservare adeguate misure di contenimento protettivo per le attività sociali degli anziani. Al di là dei dati epidemiologici, la pressione a conservare un isolamento "sicuro" e la limitazione dei contatti per tutte le persone anziane, sembra riprodurre una forma di ageismo "benevolo", volto a rappresentare socialmente un’omogenea esposizione al rischio per l’intera popolazione senior. Le evidenze epidemiologiche mostrano, altresì, come la più alta letalità si sia a oggi concentrata soprattutto tra i soggetti fragili, affetti da più comorbidità e, non di rado, isolati e socialmente vulnerabili, come tragicamente descritto dalla silenziosa strage realizzatasi nelle RSA. Tuttavia, non tutte le persone anziane sono fragili, sole e vulnerabili, così come la fragilità di salute è condizione trasversale a ogni fascia d'età, aumentando i rischi da coronavirus anche per soggetti più giovani. Con l’obiettivo di rileggere il percorso di costruzione sociale del rischio da Covid-19 per la popolazione anziana, il contributo esplora il possibile nesso eziologico tra l’età avanzata e il rischio da esposizione al virus. In particolare, si vuole riflettere sulle sottostanti latenze socio-culturali e gli stereotipi strutturali in grado di generare forme di discriminazione e disuguaglianza per le generazioni anziane, negando l’importanza del loro ruolo nelle relazioni familiari e intergenerazionali, nonché frenando il fondamentale contributo offerto dai senior alla collettività attraverso la cura dei minori e dei malati, il coinvolgimento attivo nel volontariato e nelle attività sociali e culturali, e, non di rado, la loro presenza nelle attività economiche e nel lavoro retribuito. In questo senso, la riflessione prodotta vuole offrire spunti per ripensare costruttivamente il ruolo sociale degli anziani, in tutta la loro complessa eterogeneità, sia per diverse condizioni di salute e resilienza, sia per capacità disponibili o necessità di tutela e protezione, anche e soprattutto in vista di possibili recrudescenze epidemiche.In front of the Covid-19 emergency, both media and institutions, as well as scientists and opinion leaders have often highlighted how the Coronavirus represents a specific threat especially for the older people while a lower risk for the younger generations. Today, also due to the legitimate pressure for economic recovery, the exit strategy from the lockdown seems to mainly concern the workforce and production activities, suggesting, on the contrary, the opportunity to maintain adequate protective containment measures for the social activities of senior citizens. Beyond the epidemiological data, the pressure to maintain "safe" isolation and the limitation of contacts for all older people, seems to reproduce a form of "benevolent" ageism, aimed at socially representing a homogeneous exposure to risk for the entire senior population. Epidemiological evidence also shows how the highest lethality has to date concentrated above all among fragile subjects, suffering from multiple comorbidities and frequently isolated and socially vulnerable, as tragically described by the silent massacre that took place in the care homes. However, not all older people are frail, lonely, and vulnerable, as well as the frailty is a health condition across all age groups, increasing coronavirus risks even for younger people. With the aim of re-reading the path of the social construction of risk from Covid-19 for the elderly population, the contribution explores the possible etiological link between old age and the risk of exposure to the virus. In particular, we want to reflect on the underlying socio-cultural latencies and structural stereotypes capable of generating forms of discrimination and inequality for older generations, denying the importance of their role in family and intergenerational relationships, as well as curbing the fundamental contribution offered by senior to the community through the care of minors and the sick, active involvement in voluntary work and social and cultural activities, and, not infrequently, their presence in economic activities and paid work. In this sense, the reflection produced aims to offer ideas for constructively rethinking the social role of the elderly, in all their complex heterogeneity, both for different health and resilience conditions, and for available skills or the need for protection and protection, also and above all in view of possible epidemic recurrences

    How Do Italian Private Companies Respond to a Reduction in the Corporate Standard Tax Rate? A Focus on the Ownership Gender Diversity Effect

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    Cuts in the corporate standard tax rate can encourage companies to manage their earnings in order to save on taxes by shifting earnings from the fiscal year in which it is higher to the fiscal year in which it is lower. This phenomenon has been very little explored for private companies, despite their importance in many countries around the world. Moreover, no previous study has verified whether certain features of private companies’ ownership structure may affect the aforementioned phenomenon. In order to contribute to filling this knowledge gap, this study aims to verify whether the gender of the owners has any impact. Focusing on Italian private companies, this study shows that they responded to the cut in the corporate standard tax rate that came into force in fiscal year 2017 by putting in place earnings management practices that shifted profits from FY 2016 to FY 2017. At the same time, it shows that the gender of owners has not had any impact on the phenomenon; in other words, Italian female-owned and male-owned private companies do not behave in statistically different ways
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