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D'altro canto...
Il saggio si propone di indagare le possibili modalità attraverso cui l’attività registica del belga André Delvaux attinge al pensiero psicoanalitico, prendendo come campo di analisi sia la produzione filmica sia la riflessione e il pensiero sul cinema espressi dal regista
Esther Elisha. Io sono qui
Pubblicato nella sezione "Gallerie" dedicata alle attrici del/nel cinema italiano, il contributo innerva la dimensione dell'attorialità, quale luogo di emersione di istanze e rivendicazioni, con le dinamiche di un panorama socio-culturale sollecitato dai cambiamenti intervenuti nel contesto italiano degli ultimi decenni a fronte dei fenomeno della globalizzazione e dei flussi migratori. All'attorialità quale campo sensibile guarda oggi il dibattito italiano segnato da orientamenti critici o di studio – dai postcolonial ai racial studies – relativamente recenti nel quadro nazionale, al fine di interrogare persistenze, depositi memoriali, rappresentazioni. La personalità di Esther Elisha si inserisce significativamente in questo orizzonte sia per la varietà dei ruoli interpretati, sia per il profilo e la performance attorica, sia, infine, per il posizionamento consapevole e ben definito rispetto alla questione dell’attorialità black italiana
Riflettersi in molte. A preview
Il contributo, compreso nella sezione "Galleria" della rivista Arabeschi, prende parte del progetto "Essere (almeno in due). Donne nel cinema italiano" a cura di Lucia Cardone, Giovanna Maina e Chiara Tognolotti. Il saggio mette in relazione questioni proprie del femminismo storico con il panorama presente segnato da dinamiche di mobilità e migrazione produttive di soggetti -non a caso- definiti come femminilizzati. L’‘essere in molte’ è stato nel femminismo storico al contempo patto politico atto a minare la fortezza patriarcale e esigenza di una relazione trasformativa dello stare nel mondo necessitante un altro ordine simbolico. A partire da una produzione filmica ambientata nella medesima istituzione carceraria femminile, il saggio interroga una declinazione di questo "essere in molte" nel quadro di una rinnovata attenzione, in ambito nazionale e internazionale, verso le genealogie femminili e verso comunità di donne, liberamente o costrittivamente costituite
André Delvaux. "Faccio film, sono felice".
A partire dalla metà degli anni Sessanta, André Delvaux svolge un ruolo di primo piano all’interno del panorama belga, configurando sia l’affermazione di una personalità registica capace di interagire significativamente con il contesto europeo, sia una partecipazione attiva alle politiche culturali e di settore del proprio paese. Assumendo l’articolazione di questa duplice prospettiva, il volume si inserisce nella esigua letteratura italiana, ponendo in relazione la compatta tradizione di studi di area francofona con i contributi più recenti e con materiali d’archivio inediti
"Questa la mia vita" di Jean-Luc Godard.
Il volume propone un’analisi del film di Jean-Luc Godard “Vivre sa vie” (“Questa è la mia vita”, 1962), con particolare attenzione ad alcuni snodi contestuali: il rapporto tra realtà e finzione, la ricezione della pensiero e della pratica teatrale di B. Brecht in Francia, la riflessione e la sperimentazione delle forme narrative
Il cinema, il postcoloniale e il nuovo millennio nel panorama italiano
Il contributo fa parte del dossier "Postcoloniale e revisione dei saperi", a cura di A. Oboe, responsabile PRAT "Postcolonialitalia", Università degli Studi di Padova. Il contributo, a partire da studi dedicati al panorama del cinema italiano nei suoi aspetti produttivi, distributivi e rappresentativi alla svolta del millennio, interroga da un lato la nozione di “italianità” espressa dagli schermi, dall’altro le categorie utilizzate nelle analisi e la stessa definizione di “cinema italiano”. Si inserisce in una riflessione di carattere interdisciplinare che mira a fare il punto e a raccordare lo stato degli studi postcoloniali in Italia con l'orizzonte internazionale
Laura Bispuri. Vergine giurata (2015)
Recensione del film di Laura Bispuri "Vergine giurata
I volti delle protagoniste: Anna Lajolo
Il contributo si inserisce nel numero monografico della rivista CSCI "Storia in divenire: le donne nel cinema italiano" e partecipa all'esplorazione e alla diffusione di "una storia in divenire" in quanto ancora ampiamente inesplorata. Nello specifico, l'intervento è dedicato alla figura di Anna Lajolo, pioniera del videotape e tra le protagoniste della scena culturale romana degli anni '60 e '70, intensa stagione di ricerca e sperimentazione
All'origine del mito di fondazione. Il suono.
Il saggio analizza il trattamento sonoro di due film di Paolo e Vittorio Taviani, “Sotto il segno dello Scorpione” (1969) e “Padre padrone” (1977), in relazione a una concezione di messa in scena audio-visiva caratterizzante la produzione dei registi
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