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    Economie rurali in transizione: il caso dell'Armenia

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    A tre lustri dalla caduta del muro di Berlino, molti osservatori internazionali esprimono valutazioni sull'efficienza ed efficacia della transizione verso l'economia di mercato. L'articolo presenterà, in questo ambito, lo studio della transizione in Armenia con particolare focus sull'economia rurale. L'Armenia, unico paese cristiano nelle montagne caucasiche, vive una condizione di notevole complessità politica ed economica. Il sistema parlamentare difficilmente riesce a sviluppare un adeguato gioco democratico, e questo è stato parimenti limitato dall'influenza di forti poteri locali che gravano pesantemente sulla vita politica del Paese. Il quadro politico e sociale è inoltre strettamente correlato alla situazione economica. A tale riguardo si osserva come, dal punto di vista macroeconomico, l'Armenia abbia vissuto fasi altalenanti dagli anni '90 fino ad oggi. Nello specifico, il settore primario ha giocato un ruolo fondamentale nella formazione del PIL ed a livello occupazionale. All'inizio degli anni '90, solo il 18% della forza lavoro era impegnata in attività agricole, mentre nel 1999 più del 43% della popolazione attiva, svolgeva la propria attività nel settore. Tali trends sono particolarmente significativi, ma non necessariamente riflettono una maggiore competitività del settore primario rispetto agli altri settori produttivi. Lo studio mira pertanto ad evidenziare le principali problematiche che si sono sviluppate nel settore primario armeno, cercando di evidenziare peculiari chiavi di lettura per un suo più armonico sviluppo futuro

    Il contributo della ruralità allo sviluppo. Il Cile quale laboratorio applicativo

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    Nel 2030 le Nazioni Unite prevedono che il 60,3% della popolazione mondiale risiederà in ambito urbano e il 39,7% in ambito rurale, con percentuali opposte rispetto a quanto registrato negli anni cinquanta del secolo scorso. Sulla base dei precedenti dati appare opportuno chiedersi se le grandi città del Sud del mondo, parzialmente degradate dalla crescente migrazione, saranno in grado di supportare la prevista massa d’urto demografica di provenienza rurale. A tal fine s’intende proporre un approccio di sviluppo – la nuova ruralità – che rivaluti il ruolo del mondo extraurbano, passando da una logica settoriale a una territoriale e che superi la visione politica riduttiva di aree rurali destinate alla sola produzione agro-zootecnica e forestale. L’obiettivo è la promozione di sistemi territoriali integrati fondati sul “dialogo” socio-economico tra il mondo urbano e il mondo rurale e che abbiano in se stessi gli elementi per una maggiore stabilità anche di natura politica

    Recenti evoluzioni nella valutazione degli interventi di cooperazione allo sviluppo

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    The paper presents a discussion over various evaluation approaches and criteria in the field of Development Co-operation by the Italian Ministry of Foreign Affairs and by International Organizations such as FAO, IFAD and the European Commission (Europe-aid). At the beginning the analysis considers the evolution of planning models based on resources supply (human, financial and material), and successively the paper focuses on models much more concerning the sustainable achievement of objectives and results, by means of participative approaches. Specific problems on the evaluation of development co-operation initiatives are presented; conclusions assess the necessities of a systematic utilization of the methods for the economic evaluation of investments which, at present, seem to be underemployed, especially by the Italian Development Co-operation

    Some socio-economic consequences of the green revolution

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    The green revolution has, since the ‘60s, been the subject of lively debate among the international scientific community not only with regards to its technical aspects but, and above all, for socio-economic impacts it caused. The article starts with the analysis of the development theories for the rural sector in the ‘50s and ‘60s in order to determine the theoretical path that started the green revolution in the Developing Countries, i.e. the high pay-off input model. The article then describes the critical socio-economic elements that the literature analysis highlights within Asia, where 60% of the population lives on less than two dollars per day. The role of the agricultural sector has to be reconsidered not just in terms of changed economical structure, but also with an adequate evaluation of other components such as the social, political and institutional capital and the environment, so as to initiate sustainable development processes

    Mangimi Bio, Standard e Ogm: un giudizio di convenienza

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    Il settore della mangimistica biologica, come ben noto, è sottoposto ad un’attenta regolamentazione da parte dell’Unione Europea, nello specifico il regolamento (CE) n. 834/2007, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici. Il settore della mangimistica in relazione a produzioni geneticamente modificate è stato, al pari, disciplinato dai Regolamenti (CE) n° 1829/2003 e 1830/2003 relativi a cibi e mangimi geneticamente modificati ed alla relativa tracciabilità ed etichettatura. Considerati gli stringenti vincoli stabiliti dalle norme comunitarie in relazione alle produzioni di mangimi biologici, geneticamente modificati e convenzionali, è apparso opportuno valutare la convenienza economico-finanziaria di diverse tipologie mangimistiche, al fine di disporre di elementi di giudizio per realizzare investimenti nel settore

    L'evoluzione della ruralità nei PVS. Approcci teorici ed applicativi

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    L'economia rurale, intesa quale sistema integrato di attività disomogenee svolte in ambito extraurbano, talvolta è stata confusa, nella letteratura dello sviluppo, con l'economia agricola, quest’ultima principalmente protesa all'incremento quantitativo della produzione agrozootecnica e quindi ad un aumento dei ricavi. I due termini sottendono, tuttavia, paradigmi teorici distinti, seppure interagenti, che evidenziano distinte progressioni verso lo sviluppo delle aree extraurbane nei Paesi ad economie povere (PVS). La tesi "L'evoluzione della ruralità nei PVS. Approcci teorici ed applicativi" evidenzia tali aspetti, sia presentando l'evoluzione storica delle teorie dello sviluppo rurale nei PVS dagli anni '50 sino ad oggi (capitolo primo), sia riconsiderando il percorso economico dall'agrarietà alla ruralità, per giungere infine ad una forma nuova denominata economia territoriale (capitolo secondo), quest'ultima riferibile a nuove modalità nelle relazioni rurali-urbane. A fronte di ciò è stato proposto un approccio di sviluppo per le aree rurali dei PVS, e nello specifico dell'America Latina, fondato su una visione integrata del territorio rurale che dialoga, in senso economico, sociale, politico e culturale, con il limitrofo territorio urbano, in un connubio che abbandona totalmente la previa dicotomia rurale-urbana, nella ricerca di nuove modalità di organizzazione socio-economica del territorio. Tale approccio è stato poi verificato nell'ambito di casi di studio considerati di successo in America Latina e nello specifico nell'Ecuador (capitolo terzo). A tale riguardo sono state analizzate, con l'utilizzo di metodi qualitativi (analisi SWOT e di scenari) e quantitativi (analisi degli indici di bilancio), due organizzazioni che hanno segnato la storia economica recente, nel settore rurale dello Stato andino, ovvero l'organizzazione non governativa FEPP ed il Gruppo Sociale Salinas, ove è stata realizzata la ricerca sul campo. Dall'analisi emerge come l'approccio di sviluppo territoriale proposto, trovi, nei due casi di studio, elementi di sostanziale conforto, amplificandone la visione nelle specificità delle situazioni esaminate. Le impostazioni teoriche emerse nel capitolo primo e le evidenze dei casi di studio del capitolo terzo confermano e rafforzano quindi i contenuti e la proposta metodologica presentata nel capitolo secondo attorno al concetto di ruralità e di una nuova economia territoriale

    Il ruolo delle attività rurali agricole e non agricole nei PVS

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    A seguito della globalizzazione e dell’internazionalizzazione dell’economia, la caratte- rizzazione agricola del “tipico Paese in via di sviluppo” rappresenta oramai un concetto privo di significato. Si osserva invece un mosaico di contesti territoriali laddove i nuovi modelli organizzativi dell’impresa capitalistica in ambito agricolo, zootecnico e forestale permettono di fruire dei vantaggi assoluti o relativi del commercio di commodities e coesistono con altri ordinamenti produttivi quali l’agricoltura di tipo tradizionale. Questa copresenza, sovente caratterizzata da conflitti latenti o manifesti, determina un cambiamento sistemico delle strutture produttive tradizionali. Su questo quadro composito s’inserisce inoltre l’azione delle politiche di sviluppo agricolo-rurali definite a livello nazionale e/o in accordo con le agenzie internazionali per la cooperazione allo sviluppo, non sempre esenti da criticità, elevando la complessità del sistema. La comprensione dei caratteri salienti e dell’organizzazione socio-economica dello spazio extra urbano costituisce il principale contenuto delle successive riflessioni, al fine di cogliere appieno quale possa essere il possibile contributo che le attività agricole, o detto in termini microeconomici l’impresa e l’imprenditorialità agricola, e le attività rurali non agricole, ovvero l’insieme dei processi di trasformazione e di differenziazione della produzione realizzati in ambito rurale, possono svolgere nel raggiungere un obiettivo di più alto respiro: sradicare la povertà assoluta e la fame. Nella prima parte del presente contributo si presenta l’analisi delle attività agricole con riguardo all’economia di sussistenza, tradizionale e agraria, al fine di cogliere appieno le diverse potenzialità ma anche difficoltà di natura economica che tali modelli organizzativi determinano. Nella seconda parte si propone l’esame delle attività rurali non agricole che evidenziano un rilevante filone di attività e opportunità produttive a sostegno del reddito delle famiglie rurali e una forma di stabilizzare dell’attività economica rispetto a fattori di rischio sempre più crescenti in agricoltura (siano essi di tipo economico e finanziario ma anche ambientale e climatico). Nell’ultima parte si riporta infine un esempio di successo riguardante un interessante connubio di attività rurali agricole e non agricole, la cui accurata combinazione ha determinato la fortuna di una comunità andina in Ecuador ora considerata un esempio da imitare in ambito latino americano

    La misurazione del capitale sociale

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    Il capitolo presenta diversi metodi basati su indicatori diretti e indiretti per la misurazione del capitale sociale e proposti da organizzazioni internazionali quali Banca Mondiale e OECD, da istituti nazionali di statistica (Regno Unito e Irlanda) e da altre iniziative (quali la Policy Research Initiative e il Siena Group Meeting). Vengono proposte anche metodologie di misurazione delineate da singoli autori

    Un'analisi storica dei modelli di sviluppo economico per le aree rurali

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    Dalla nascita dell'economia dello sviluppo ad oggi sono state predisposte numerose elaborazioni teoriche e modelli che delineano un percorso storico ove i temi dello sviluppo agricolo, dello sviluppo rurale e del più recente sviluppo territoriale, trovano una specifica collocazione. A tale riguardo viene di seguito presentata una sintesi dell'elaborazione teorica, suddivisa per decadi, inerente l'economia delle aree extraurbane dei PVS, al fine di delinearne i percorsi dello sviluppo rurale e le tematiche di più recente interesse afferenti al settore
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