295 research outputs found
L’emigrazione antifascista italiana e la Churchill’s Secret Army. Un’intervista a Eugenio Di Rienzo
An interview with Eugenio Di Rienzo about his book Sotto altra bandiera. Antifascisti italiani al servizio di Churchill
Il conflitto russo-ucraino. Geopolitica del nuovo dis(ordine) mondiale
Il saggio di Eugenio Di Rienzo, Il conflitto russo-ucraino. Geopolitica del nuovo dis(ordine) mondiale è il tentativo di confrontarsi con la storia presente, riprendendo una tradizione che va da Gioacchino Volpe a Federico Chabod, da Rosario Romeo a Renzo De Felice. Nello sforzo di ricostruire il «cuore antico» del conflitto tra Kiev e Mosca, Di Rienzo ripercorre in primo luogo sinteticamente le tappe fondamentali della storia ucraina dal divorzio dalla Russia medievale, alla dominazione austriaca e zarista, al risveglio del nazionalismo ottocentesco, al primo e al secondo conflitto mondiale, alla Guerra fredda, all’età post-sovietica, al risveglio imperiale della Federazione russa.
Per l’autore il brusco cambio di regime avvenuto a Kiev tra le nebbie e le ombre di Majdán Nezaléžnosti è stato considerato dal Cremlino l’ultimo atto di una strategia messa in atto da Stati Uniti e Unione Europea per spingere l’Ucraina nella Nato e quindi per preparare il terreno alla definitiva disintegrazione della Russia come Grande Potenza. Dopo aver assistito a questo tentativo di minare le basi geostrategiche della sicurezza russa, Putin è tornato con maggior forza a promuovere un’azione in grado di ricostituire la sfera d’influenza di Mosca nelle regioni dell'ex Unione Sovietica e di dimostrare alla comunità internazionale che l’«Orso russo» possiede ancora artigli affilati che gli consentono di tenere a bada i suoi avversari e di ricattare armi alla mano il debole governo ucraino. Ne è nata una guerra intestina con migliaia di morti, tra militari e civili, nella quale, da una parte e dall’altra, la figura del combattente regolare è stata largamente sostituita da quello irregolare: guerrigliero, terrorista, foreign fighter, contractor.
Il lavoro di Di Rienzo, connotato da una non celata simpatia per la Russia, da un pronunciato euroscetticismo e da giudizio assai critico per la politica Usa, può anche essere non del tutto condivisibile. Certo è però che le sue tesi non si distaccano di molto da quelle espresse da Kissinger nel recente saggio World Order (Penguin Press 2014) e da quelle formulate dalla rivista statunitense, «Foreign Affairs», difficilmente sospettabile di nutrire simpatie per il regime di Putin, quando ha affermato che la reazione russa alla sfida dell’occidente era «giustificata e ampiamente prevedibile». Con quella sfida, conclude Di Rienzo, il Dipartimento di Stato ha dato il via a una crisi globale destinata a minare per i prossimi anni la possibilità di costruire un pacifico ordine mondiale.
Il progetto elaborato nel 1997 da Zbigniew Brzezinski, nel saggio la Grande Scacchiera, poi ripreso dall’amministrazione Bush e Obama, di estromettere la Russia dal «grande spazio» eurasiatico e di neutralizzare l’«arco di crisi», che si estende dall’Afghanistan, al Medio Oriente, all’Africa settentrionale, grazie all’alleanza con le Potenze sunnite e il sostegno alle cosiddette «primavere arabe», è fallito. Per la prima volta, dopo il 1939, l’Europa si trova sull’orlo dell’abisso di un conflitto che potrebbe svilupparsi all’interno dei suoi confini mentre il modo arabo dal Golfo Persico al Levante fino all’Estremo Oriente è in preda dalla deriva islamista e minacciosi venti di guerra si levano dai Mari della Cina.
Ed è proprio in un conflitto sino-americano, prima economico “freddo” e poi strategico “caldo”, che risiede la maggiore minaccia di questi tempi. Non certo nella Russia ormai priva della spinta aggressiva della stagione dalla Cold War, decisa a puntare invece sulla sua collocazione eurasiatica, e quindi non più proiettata nella costruzione di un “Impero” esteso ad occidente dei suoi confini. Una Russia, che secondo Di Rienzo, è oggi disposta a rafforzare i suoi rapporti di buon vicinato con l’Unione Europea, a patto di poter conservare la piena sovranità economico-politica e il suo peculiare modello di vita e di sviluppo.For most of the second half of the 20th century, the Soviet Union controlled Eurasia from central Germany to the Pacific, as far south as the Caucasus and the Hindu Kush. When the Soviet Union collapsed, its western frontier moved east nearly 1000 miles, from the West German border to the Russian border with Belarus. Russian Power has now retreated farther east than it has been in centuries. After the Soviet Union dissolved, Ukraine moved into an alignment with the United States and away from Russia - this was a breaking point in Russian history. The Coup d’État in Ukraine, in February 2014, was the moment when the post-Cold War world genuinely ended for Russia. The Russians saw the events in Ukraine as an attempt by the United States to draw Ukraine into Nato and thereby set the stage for Russian disintegration. If the West had succeeded in dominating Ukraine, Russia would have become indefensible
Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee: 1830-1861
Il Regno delle due Sicilie terminò la sua esistenza a seguito di un processo di decomposizione interna accelerato dal moto risorgimentale che portò all’unificazione del nostro paese? Oppure a provocare il crollo del regime borbonico fu decisiva la pressione delle grandi «Potenze marittime» (Francia e Inghilterra), che, dalla metà del XIX secolo, tentarono di trasformare il Mezzogiorno in una colonia economica e in un avamposto strategico funzionale alla loro strategia mediterranea. Il volume di Eugenio Di Rienzo risponde a questi interrogativi, alla luce di una documentazione inedita, proveniente dagli archivi diplomatici francesi, inglesi, austriaci, russi, spagnoli, analizzando la lunga agonia del Regno di Napoli in una lunga durata che va dal conflitto commerciale ingaggiato con la Gran Bretagna nel 1840, ai riflessi internazionali della rivoluzione 1848, alla Guerra di Crimea, alla distruzione del vecchio equilibrio europeo successivo alla presa di potere di Napoleone III. Senza nessuna nostalgia neoborbonica ma con una grande attenzione ai problemi della storia presente, questo saggio suggerisce inoltre che la stessa debolezza geopolitica, che determinò il crollo del «Piccolo Stato» napoletano, avrebbe condizionato, fino ai nostri giorni, il destino della «Media Potenza» italiana nel segno di un passato destinato a non passare.In Di Rienzo ’s view, the weakening and fall of the Kingdom of the Two Sicilies was as much the direct result of the failed policies of the despotic Bourbon dynasty of Ferdinand II, known as King Bomba, and the failures of his successor, Francesco II, known as King Bombino, as of the evolving political and economic interests of Britain’s Lord John Russell (Secretary for Foreign Affairs) and Lord Henry Palmerston (Prime Minister). The political failures and isolationist policies of the Bourbon kings, coupled with the expansionist policies of Napoleon III, were instrumental in convincing the British to favour a united Italy in order to safeguard its economic interests in southern Italy and, at the same time, it would maintain a balance of power among the great European nations. Di Rienzo analyses the downfall of the Bourbon dynasty within the larger context of the great European powers
XXVIII PREMIO LETTERARIO BASILICATA. SEZIONE SAGGISTICA STORICA NAZIONALE E EUROPEA 25 OTTOBRE 2009
Una Polonia del Mediterraneo. Il REGNO delle Due Sicilie e le Potenze europee, 1830-1856
Il Regno delle due Sicilie terminò la sua esistenza a seguito di un processo di decomposizione
interna accelerato dal moto risorgimentale che portò all’unificazione del nostro paese? Oppure a provocare il crollo del regime borbonico fu decisiva la pressione delle grandi «Potenze marittime» (Francia e Inghilterra), che, dalla metà del XIX secolo, tentarono di trasformare il Mezzogiorno in una colonia economica e in un avamposto strategico funzionale alla loro strategia mediterranea.
Il volume di Eugenio Di Rienzo risponde a questi interrogativi, alla luce di una documentazione inedita, proveniente dagli archivi diplomatici francesi, inglesi, austriaci, russi, spagnoli, analizzando la lunga agonia del Regno di Napoli in una lunga durata che va dal conflitto commerciale ingaggiato con la Gran Bretagna nel 1840, ai riflessi internazionali della rivoluzione 1848, alla Guerra di Crimea, alla distruzione del vecchio equilibrio europeo successiva alla presa di potere di Napoleone III. Senza nessuna nostalgia neoborbonica ma con una grande attenzione ai problemi della storia presente, questo saggio suggerisce inoltre che la stessa debolezza
geopolitica, che determinò il crollo del «Piccolo Stato» napoletano, avrebbe condizionato, fino ai nostri giorni, il destino della
«Media Potenza» italiana nel segno di un passato destinato a non passare.Was the death of the Kingdom of the Two Sicilies due to an internal implosion
process fastened by the «Risorgimento revolution» which caused the unification
of our Country? Or was the pressure by the Puissances maritimes (France
and England) decisive in provoking the collapse of the Bourbon dynasty? These
powers since the middle of XIX century had been trying to transform Southern
Italy into an economic colony and into a strategic outpost functional to their
Mediterranean policy.
This essay answers all these questions using inedited documents, coming from
the diplomatic archives of France, England, Austria and Russia. The author
analyses the long agony of the Kingdom of Naples during a period of time
which goes from the commercial conflict against Great Britain in 1840 to the
international consequences of the 1848 Revolution, to the Crimean War, to the
end of the European balance of powers caused by the Paris Congress in 1856
Il 2 dicembre di Luigi Bonaparte. Un riesame
Il colpo di Stato del 2 dicembre 1851 è stato letto tradizionalmente come un crimine politico di un sanguinario caudillo, predecessore dei grandi dittatori totalitari del XX secolo. Al contrario il “18 brumaio di Luigi Bonaparte” ha sviluppato un nuovo, originale sistema di governo sicuramente estraneo alla tradizione della destra tradizionale. Il Secondo Impero francese si propose di correggere le storture della “democrazia latina” , creando un alternativa di centro-sinistra fondata su di un anti-politica autoritaria ma non dispotica, su un violento anti-parlamentarismo e su leadership populista e carismatica. La Rivoluzione bonapartista contro i vecchi poteri finanziari cercò di sviluppare in Francia una modernizzazione industriale e un’ economia sociale di mercato.The coup d’Etat of December 2, 1851 was traditionally viewed as a «political crime» of a bloody caudillo , predecessor of the great totalitarian dictators of the XX century. On the contrary the «Eighteenth Brumaire of Louis Bonaparte» developed a new original system of government surely not comparable with the nature and meaning of the mainstream Right. The French Second Empire was an effort to correct the «Latin Democracy» malfunctions, by creating a centre-gauche alternative founded on authoritarian but not despotic anti-politics, fierce anti-parliamentary mood, populist and
charismatic leadership. The «Bonapartist Revolution» against the old financial powers tried to develop the industrial modernization and a social market economy in Franc
«Lo Stato non è spirito assoluto». Ancora sul Patto Molotov-Ribbentrop e sui Peace Feelers nazi-sovietici durante il secondo conflitto mondiale
Ampliando l’analisi di un suo precedente lavoro, l’autore di questo saggio affronta l’analisi del Patto Molotov-Ribbentrop in una prospettica gòobale e aggiunge nuova documentazione sui fattori che influenzarono Mussolini e il Governo nipponico a favorire sondaggi per una pace separata tra Urss e Terzo Reich durante la seconda guerra mondiale.Further expanding an analysis previously made by the same author, this essay addresses the analysis of the Molotov-Ribbentrop Pact in a global perspective and adds new evidence on the factors that influenced Mussolini’s and Japanese Government’s decision to promote the Nazi-Soviet Peace Feelers during the World War II
La storia e l'azione. Vita politica di Gioacchino Volpe.
La storia e l'azione. Vita politica di Gioacchino Volpe Questo volume vuole ricostruire, alla luce di una documentazione pressoché inedita, il lungo impegno storiografico e politico di Gioacchino Volpe vissuto nell'Italia carducciana, crispina, giolittiana, nei tempi del moto interventista e del primo conflitto mondiale, dell'ascesa e del trionfo del fascismo, della catastrofe nazionale del 1943, del difficile, drammatico secondo dopoguerra. Colui che fu per antonomasia lo storico della storia d'Italia (dal Medioevo all'Età contemporanea) rappresentò con i suoi desideri, le sue speranze, illusioni, traviamenti, la storia di un italiano, simile a quella di tanti altri più oscuri suoi connazionali. Una vita politica, che è allo stesso tempo racconto corale di un'intera generazione intellettuale (dei Croce, dei Gentile, dei Salvemini, dei Prezzolini), dove quello steccato apparentemente invalicabile che dovrebbe separare, nel mestiere di storico, riflessione sul passato e scelte di campo nel presente mostra invece allo scoperto crepe, fratture mal connesse, soluzioni di continuità
L’impero-nazione di Napoleone Bonaparte
The author maps the history of the napoleonic Empire 'backwards', starting from the moments of genetic weakness which led to its "decline and fall". Among these moments: the weakness of a regime torn between the old monarchic legitimacy and the new republican rule of law; the establishment of an exclusive nationality principle, in accordance to which other territories of the Empire were exploited as mere strategic strongholds, instrumental to the assurance of France's natural borders; the processes of violent, cohercive "civilization", of economic and military exploitation to which subaltern states were submitted
Quando la storia diventa smemorata. A proposito di un vademecum per il giorno del ricordo
This article deals with post-war population movements, expulsion, and ethnic massacres affecting Yugoslav, during the years 1943-1947, with a focus on the of Italian Eastern Border. The author argued that Yugoslav political and military leaders considered the aftermath of the Second World War, in their neighbourhood, a convenient window of opportunity for "adjusting" the ethnic structure in specific regions according to their ideological visions and nationalistic ideals. Such an “ethnic cleansing” combined with Bolshevik social engineering occurred in Istria, Dalmatia and in the city of Trieste
- …
