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Reshaping the external constraint. Franco Modigliani, Tommaso Padoa-Schioppa and the EMS, 1977-1993
During a decade of stagflation in the 1970s, a sea of changes on the interna-tional stage led to major macroeconomic imbalances that gave central bankers a different role in relation to governments and policy-makers. In Europe, this coin-cided with the relaunching of the project for European integration. The Italian case shows how governments and central bankers interacted in shaping adjustment strategies. The Bank of Italy had a pivotal role in shaping the country’s economic policies, relying on its capacity for economic analysis. The adjustment strategy formulated in the "Pandolfi Plan" of 1978 was conceived largely by an economist at the Bank of Italy, Tommaso Padoa-Schioppa. Further developing analyses conducted jointly with Franco Modigliani the previous year, the plan focused on the macroeconomic effects of high labour costs in the wake of a full ("100% and plus") wage indexing and rising government deficits. The policy proposal revolved around a few targets, namely investments and economic growth, and an explicit principle of fairness in the labour market. The Pandolfi Plan pledged to Italy’s en-during participation in the European integration process by combining economic development with adhesion to the "European choice", which meant joining the European Monetary System (EMS). The European agreements governing EMS membership replaced the standard external economic constraints, i.e. the balance of payments and exchange rate, with a new kind of semi-legal external constraint ingrained in the governance structure of the European Community. The nature of this new semi-legal external constraint as a fiscal discipline mechanism eventually emerged more clearly with the Maastricht Treaty
Le Assicurazioni Generali: globalizzazione e integrazione europea, 1877-1971
L'introduzione alla sezione monografica presenta i saggi ponendo in risalto l'interesse per una storia delle Assicurazioni Generali in chiave non estranea alla global history, con particolare riferimento ai processi di integrazione europea.Assicurazioni Generali: Globalisation and European Integration, 1877-1971
The introduction to the monographic session presents the history of Assicurazioni Generali as a good case for adopting a global history approach when studying the insurance sector as an international industry by nature, particularly relating this case to the European integration processes after WWII
Una multinazionale o una "comunità internazionale"? La ricostruzione della rete estera delle Assicurazioni Generali, 1945-1971
Dopo la seconda guerra mondiale le Assicurazioni Generali, la prima compagnia assicurativa italiana, dovettero ricostruire e consolidare la rete estera, di cui perse la componente presente nell’Europa centro-orientale per effetto dello shock istituzionale rappresentato dalla Guerra Fredda. La presenza sui principali mercati europei e internazionali della compagnia triestina non rispondeva esclusivamente a un’esigenza funzionale, la ripartizione dei rischi, ma originava da una più ampia visione intellettuale, riconoscibile nelle scelte strategiche, nei profili professionali e nello stile di lavoro dei vertici delle Generali almeno dalla prima globalizzazione tardo-ottocentesca. La dimensione internazionale della compagnia è per molti versi speculare al cosmopolitismo linguistico e culturale di molti dei dirigenti che guidarono le Generali sino ai primi anni settanta. La partecipazione, come soggetto privato, delle Generali ai processi di scala maggiore di ricostruzione e integrazione dei mercati internazionali e dell’Europa sin dai primi anni postbellici era in tal senso la naturale proiezione aziendale di un ceto dirigente economico capace di porsi in sintonia con i grandi temi della politica internazionale. Le Generali concorsero, se si vuole osservare tali processi da una prospettiva meno consueta di quella generalmente adottata, a precisare e costruire una “comunità internazionale” il cui perimetro si definì nell’Europa e nell’Alleanza Atlantica.A multinational or an “international community”? Re-building the Assicurazioni Generali’s multinational network, 1945-1971
After WWII Assicurazioni Generali, the largest Italian insurance company, had to reorganise its own international network of subsidiaries, whilst, as a consequence of the Cold War (an institutional shock), it lost its foreign subsidiaries operating in Eastern Europe. Being present on the main international and European insurance markets as a multinational was not a mere functional requirement, in order to hedge risks more effectively, but stemmed out from a wider vision that can be recognised in strategic choices, professional profiles and working styles of Generali’s top management since the first globalisation at the end of the Nineteenth century. The original transnational dimension of the company and its postwar strategies as a multinational in Europe and worlwide, in many respects, paired with the cultural (and linguistic) cosmopolitism of its directors and top managers up to the early 1970s. In fact, as a private-sector actor, Generali took part into larger-scale processes of reconstruction and integration of international markets, as well as Europe’s, as outlined after the war. Such an involvement in major integration processes represented a sort of projection of a sophisticated economic élite that grasped sense and direction of general politics. Generali contributed, in a way, to define and build up an “international community”, larger than the international insurance market in itself, whose perimeter and aim were constituted by Europe as an economic community in its making and the Atlantic Alliance
Una scelta per l’Europa, una scelta per lo sviluppo? La Banca d’Italia, il Piano Pandolfi e lo SME, 1977-1979
Tra il 1977 e il 1979, la creazione del Sistema monetario europeo (Sme) introdusse, per l’Italia, un elemento che sarebbe divenuto centrale nella strategia di aggiustamento agli shock macroeconomici degli anni Settanta, il “vincolo esterno”, uno strumento politico di matrice tecnocratica cui si affidava il risanamento della finanza pubblica e il rilancio della competitività dell’economia del paese. Le riforme dell’ambizioso programma concepito da un economista della Banca d’Italia, Tommaso Padoa-Schioppa, nell’estate del 1978 per consentire all’economia italiana di recuperare competitività, noto come “Piano Pandolfi”, delinearono i tratti essenziali dell’ingresso della lira nello Sme esattamente quale “vincolo esterno”, sulla scorta di indicazioni del direttore generale della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, nonostante le obiezioni di merito manifestate dal governatore Paolo Baffi. In quei frangenti la Banca d’Italia assunse consapevolmente quel ruolo di supplenza che ne avrebbe caratterizzato l’azione nel decennio seguente, motivando e orientando le scelte politiche del paese a favore di una sempre più stringente integrazione economica e monetaria dell’Europa, in quella direzione che si sarebbe infine precisata con il Trattato di Maastricht. Il vincolo esterno delineato da Padoa-Schioppa con il Piano Pandolfi, coerentemente con l’impianto dello Sme, si spostava ai vincoli di cambio connessi alla finanza pubblica e ai fenomeni di fiscal dominance che ancora caratterizzavano la politica monetaria in Italia, si trasformava cioè in un vincolo di politica fiscale che il cosiddetto divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro del luglio 1981 avrebbe formalmente riconosciuto. Il classico vincolo esterno di conti e cambi con l’estero sarebbe rimasto verso il resto del mondo come tale, ossia di natura economica e non “giuridica”, per usare la categoria impiegata da Guido Carli nei primi anni Novanta
H. Bonin, Banque et bourgeoisies. La Société bordolaise de CIC (1880-2005), Bruxelles, Peter Lang, 2010, 435 pp.
Emile and Isaac Pereire. Bankers, socialists and Sephardic Jews in nineteenth-century France
A. Colli, The History of Family Business, 1850-2000, Cambridge UK, Cambridge University Press, 2003, 100 pp.
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