323,806 research outputs found

    Lungo l'Appia

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    Il poster presenta il volume "Lungo l'Appia. Scritti su Capua Antica e dintorni", a cura di M.L. CHIRICO, R. CIOFFI, S. QUILICI GIGLI, G. PIGNATELLI SPINAZZOLA, Napoli, Giannini, 2009, ISBN: 13-978-88-731482-9

    I profili costituzionali dell’autorizzazione paesaggistica, in Scritti in memoria di Beniamino Caravita di Toritto, Napoli, 2024, 525-538.

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    Caravita apriva il magistrale volume «Diritto pubblico dell’ambiente» (Bologna, 1990, 13) rilevando un «vuoto» nella Costituzione, in materia ambientale, con il quale la dottrina e la giurisprudenza hanno dovuto confrontarsi per anni; un vuoto oggi colmato sotto il profilo competenziale (art. 117, 2° comma, lett. s Cost.) e valoriale (art. 9 Cost.). Tuttavia le riforme costituzionali non rendono inattuale, rafforzando al contrario, quella esigenza di metodo, evocata da Caravita, ossia di distinzione tra ambiente e paesaggio, tra dimensione oggettiva e dimensione soggettiva, insistenti su un unico spazio fisico, il territorio, esso stesso palco di una ulteriore dimensione, quella urbanistico-edilizia. Caravita scriveva, sintetizzando il ruolo del giurista positivo, che «è evidente la necessità di giungere ad una soddisfacente delimitazione delle nozioni, e conseguentemente dei confini tra le diverse materie: e ciò sia per una imprescindibile esigenza epistemologica, sia per individuare con maggiore precisione gli ambiti di operatività degli strumenti previsti dalla legislazione vigente» («Diritto pubblico dell’ambiente», cit., 28.). Probabilmente l’autorizzazione paesaggistica costituisce, ancor più alla luce della riforma costituzionale, un banco di prova della esigenza di verificare la tenuta di quei confini, tra paesaggio e ambiente, e più specificamente le dinamiche relazionali che possono generarsi in seno ai procedimenti ammini- ∗ Ordinario di Istituzioni di diritto pubblico, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. 524 NICOLA PIGNATELLI strativi; una occasione per riflettere sulla nozione di «primarietà» valoriale, una nozione spesso «abusata» (scriveva Caravita) e in realtà bisognosa di verifica in concreto. In questo breve lavoro ci soffermeremo su alcuni profili costituzionali dell’autorizzazione paesaggistica

    Ruled surfaces and generic coverings

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    In this paper we show that a neighborhood of a point ss in a normal complex surface SS which admits a projection to the complex plane with branch curve xn=ymx^n=y^m is obtained by a contracting a section of a ruled surface and quotienting by the action of a finite group. From this description, we are able to find numerical criteria for the rationality and smoothness of the germ (s,S)(s,S)

    Optimal rejection of movement artefacts from myoelectric signals by means of a wavelet filtering procedure

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    In this work the problem of rejection of motion artefacts from surface myoelectric signals, recorded during dynamic contractions, is studied. In fact, the extraction of frequency parameters and the detection of muscular activation patterns can be detrimentally affected by artefacts due to the movement of the surface electrodes, particularly stressed by the dynamic conditions of the exercise performed during measurement. In order to overcome this difficulty, four different filtering procedures have been tested and compared: a high-pass filtering procedure, a moving average procedure, a moving median procedure and a new adaptive wavelet based procedure, expressly designed for this work. Orthogonal Meyer wavelets are used with the aim of obtaining both a good reconstruction and a decomposition of the signal into non-overlapping bands. The four procedures have been tested with a set of different proofs utilising both synthetic and experimentally recorded myoelectric signals. The results show that the wavelet procedure performs better than the other methods both in information preservation and in time-detection. Moreover, the features of user-independence and adaptivity to the noise level suggest a wider range of applications of the proposed algorithm. (C) 1999 Elsevier Science Ltd. All rights reserved

    Il monastero ritrovato. S. Benedetto all'Arco Mirelli 1625-1927

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    Colpevolmente ignorata tanto dalla guidistica sei e settecentesca quanto dalla più recente e aggiornata storiografia architettonica napoletana, la fondazione del monastero di S. Benedetto lungo la salita del Vomero ha rappresentato un episodio decisivo nel complessivo sviluppo di un’area marginale di Chiaia, il più occidentale dei borghi napoletani. Proprio in quest'ottica la sua riscoperta assume un valore di particolare rilievo soprattutto se letta in relazione alle trasformazioni urbane e alle diverse funzioni che questa ben circoscritta parte della città ha assunto sin dagli albori dell’età moderna, luogo residenziale privilegiato conseguentemente alla dismissione del patrimonio fondiario extramoenia degli Ordini religiosi avviato già alla fine del Quattrocento, e proseguito poi per oltre due secoli in una disordinata proliferazione dei censi su iniziativa della più recente classe dirigente napoletana e spagnola. Fortemente sostenuta dai vertici della congregazione benedettina di Montecassino, la fondazione nel 1625 di un monastero e di una chiesa nel borgo avrebbe rappresentato l’imprescindibile premessa ad un ambizioso progetto insediativo inizialmente affidato al regio ingegnere Bartolomeo Cartaro, ma mai concretizzato per una lunga serie di problemi che condannerà il piccolo complesso all'ambiguo ruolo di foresteria e di convalescenziario, e oggetto per questo di modesti adeguamenti e ampliamenti portati faticosamente avanti sino alla definitiva soppressione. Solo agli inizi del Settecento verrà d’altra parte promossa la costruzione della chiesa, ritenuta oramai indispensabile in una precisa ottica di visibilità e di predominio territoriale per una comunità da tempo in piena crisi identitaria, e che proprio nel progressivo isolamento dalla vita del borgo vedeva frenate le proprie ambizioni. Un nutrito e inedito corpus documentario e iconografico ha consentito in particolare di assegnare con certezza la paternità della nuova fabbrica ad Arcangelo Guglielmelli, architetto Ordinario di Montecassino che concepirà per i religiosi di Chiaia un singolare impianto ellittico con due cappelline laterali e profondo coro, inedito nella sua sia pur vasta ed eterogenea produzione ma esito di una personalissima ricerca sui possibili sviluppi della pianta centrale, compromesso assai felice fra necessità di ordine pratico e ben precise richieste della committenza. I lavori, iniziati nel 1706 ma ultimati solo un ventennio più tardi, vedranno avvicendarsi nel cantiere lungo la salita del Vomero figure di primissimo piano nello scenario artistico napoletano della prima metà del Settecento, dai pittori Oronzo e Nicola Malinconico allo stuccatore Pietro Scarola, dai mastri d’ascia Mattia Pinto e Giuseppe Jevoli sino ai marmorari Giuseppe Picci e Giuseppe Bastelli. Ridotto a commenda del monastero dei SS. Severino e Sossio, il complesso di S. Benedetto subirà gli effetti dei decreti di soppressione emanati durante il Decennio francese, messo all'asta nel 1806 e progressivamente trasformato in un grande edificio d’abitazione; la chiesa, inglobata all'interno di un caotico insieme di bassi e di quartini destinati all'affitto che altererà per sempre il particolarissimo rapporto con l’ambiente circostante immaginato dal Guglielmelli, conserverà viceversa la sua funzione originaria, sopravvivendo fortunosamente alla demolizione. Solo sfiorate dalla realizzazione del rione Amedeo, le vicende del fabbricato e del fondo agricolo retrostante si intrecceranno alla fine dell’Ottocento con quelle del Piano di Risanamento e Ampliamento della città, e oggetto delle mire delle grandi società immobiliari nazionali, nuove e indiscusse protagoniste nell'accaparramento dei pochi suoli ancora inedificati della zona. Irrimediabilmente alterata da una lunga serie di rifacimenti, nel 1920 la chiesa verrà donata alla Curia, e restituita ai fedeli del quartiere sette anni più tardi

    studies on Neapolitan family chapels (1380 - 1780) ; S. Angelo a Nilo, S. Maria dei Pignatelli and the Sansevero chapel

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    INHALTSVERZEICHNIS Band 1: Text Vorwort 1 I. EINLEITUNG 2 II. STATUS UND STATUSWANDEL DES NEAPOLITANISCHEN ADELS (1380–1799) 8 1\. Das System der Seggi 9 1.1. Geschichte und Struktur 9 1.2. Zur politischen und sozialen Funktion der Seggi 10 2\. Historische Einführung 13 2.1. Die Herrschaft der Anjou und der Anjou-Durazzo (1266–1442) 13 2.2. Der Einzug der Aragonesen (1442–1503) 15 2.3. Neapel als spanisches Vizekönigreich (1503–1707) 16 2.4. Die Regentschaft der österreichischen Habsburger (1707–1734) 19 2.5. Die Bourbonen (1734–1799) 22 III. S. ANGELO A NILO – DIE FAMILIENKAPELLE DER BRANCACCIO IN NEAPEL 25 1\. Die Familie Brancaccio 26 1.1. Ursprung und Aufstieg in Neapel 26 1.2. Der Besitz der Brancaccio in Neapel 29 2\. Die Stiftung des Kardinals Rainaldo Brancaccio (1426–1428) 31 2.1. Der Stifter Rainaldo Brancaccio 31 2.2. Vorbedingungen: Die Kapellen der Brancaccio in S. Domenico Maggiore 35 2.3. Bauplatz, Stiftungsvereinbarung und rechtliche Struktur der Stiftung 38 2.4. Zur Rekonstruktion des Ursprungsbaus 43 2.5. Das Stiftergrabmal von Donatello und Michelozzo (1427) 46 2.6. Die geplante Freskierung der Kapelle 54 2.7. Zusammenfassung 56 3\. Die Kapellenausstattung im Quattrocento 57 3.1. Jacopo della Pilas Grabmal für Pietro Brancaccio (1483) 57 3.2. Übrige Ausstattung 60 3.3. Zusammenfassung 62 4\. Das Altarbild des Erzengels Michael von Marco Pino (1573) 62 4.1. Der Maler Marco Pino aus Siena (1521–1583) – Zur Künstlerbiografie und deren Einfluss auf das Michaelsbild 65 4.2. Das Altarbild als Vermittler religiöser Werte und familiärer Tradition 68 4.3. Ein potentieller Auftraggeber? – Lelio Brancaccio, Bischof von Sorrent, und die Familienkapelle im Dom von Neapel 72 5\. Die Kapelle und das Altarbild der hl. Candida (ca. 1605–1615) 74 5.1. Vita der hl. Candida 75 5.2. Die Konstruktion des Stammbaums: Zur Abstammungslegende der Heiligen 77 5.3. Das Altarbild der hl. Candida: Deutung, Funktion, Zuschreibung 81 5.4. Die Privilegierung des Altars 91 6\. Kardinal Francesco Maria Brancaccio, die Stiftung der Biblioteca Brancacciana und sein Kenotaph in S. Angelo a Nilo (1675–1686) 92 6.1. Kardinal Francesco Maria Brancaccio 94 6.2. Die Stiftung der Biblioteca Brancacciana 96 6.3. Der Kenotaph von Pietro und Bartolomeo Ghetti (1686) 100 7\. Die Renovierung der Kapelle im 18. Jh. 107 7.1. Der Architekt Arcangelo Guglielmelli 108 7.2. Die Architektur des Umbaus: Monumentalisierung und Integration 110 7.3. Die Dekoration des Innenraums: Visualisierung der Familientradition 114 7.4. Ausführende Handwerker und Chronologie der Bautätigkeiten 116 7.5. Die malerische Ausstattung 117 7.6. Zusammenfassung 123 8\. Epilog: Spätfolgen der Patronatsvereinbarung 123 9\. Resümee 126 IV. S. MARIA DEI PIGNATELLI 128 1\. Die Familie Pignatelli 129 2\. Stiftung und Bauplatz der Kapelle 132 3\. Erweiterung, Strukturwandel und Ausstattung der Kapelle nach 1500 134 3.1. Ettore Pignatelli und die Bulle Papst Leos X. 135 3.2. Das Grabmal Carlo Pignatellis (ca. 1506–1517) 137 3.3. Eine Grabkapelle für Caterina Pignatelli? 145 3.4. Zusammenfassung 163 4\. Exkurs: Die Stiftungen der Pignatelli 1550–1720 163 4.1. Fabrizio Pignatelli und die Stiftung von S. Maria Materdomini in Neapel 164 4.2. Papst Innozenz XII. Pignatelli – Bauprojekte und Denkmäler in Rom und Neapel 168 4.3. Kardinal Francesco Pignatelli und seine Kapelle in SS. Apostoli in Neapel 174 4.4. Niccolò und Diego Pignatelli: Die Renovierung des Familienpalastes und der Bau der Villa vesuviana in Barra 186 4.5. Zusammenfassung 190 5\. Die Neuausstattung von S. Maria dei Pignatelli im 18. Jh. 191 5.1. Der Entwurf des Architekten Gaetano Buonocuore 191 5.2. Die Fassade 193 5.3. Innenraum 194 5.4. Die Freskierung von Fedele Fischetti 196 6\. Resümee 199 V. DIE CAPPELLA SANSEVERO – DIE GRABKAPELLE DER FAMILIE DI SANGRO 202 1\. Die Familie Di Sangro 204 1.1. Die Ursprünge der Familie 204 1.2. Der Besitz der Di Sangro in Neapel 206 2\. Stiftung und frühe Baugeschichte der Kapelle bis 1608 208 3\. Bau und Ausstattung der Cappella Sansevero im 17. Jh. 211 3.1. Der Ursprungsbau 211 3.2. Die Marmorinkrustation 211 3.3. Die Grabmonumente 213 3.3.1. Michelangelo Naccherino: Das verlorene Grabmal Ferdinando di Sangros (1609) 214 3.3.2. Jacopo Lazzari (?): Das Grabmal Gianfrancesco di Sangros I. (1614) 216 3.3.3. Das Grabmal Paolo di Sangros II. (1626–1636) 218 3.3.4. Giulio Mencaglia und Bernardino Landini: Das Grabmal Paolo di Sangros IV. (1642) 221 3.3.5. Dionisio Lazzari (?): Das Grabmal Alessandro di Sangros (1652) 224 3.4. Zusammenfassung 226 4\. Die Neuaustattung der Kapelle 1742–1768 228 4.1. Der Auftraggeber Raimondo di Sangro 229 4.2. Die Elemente der Neuausstattung 236 4.2.1. Die Grabfiguren 237 4.2.2. Die Kapelle Raimondo di Sangros 249 4.2.3. Der verschleierte Christus 250 4.2.4. Das Altarrelief 252 4.2.5. Die Kapellen der hl. Rosalia und des hl. Oderisius 254 4.2.6. Die Medaillons der Kardinäle 256 4.2.7. Das Deckenfresko 256 4.3. Zur Chronologie der Neuausstattung: Die ausführenden Künstler 258 4.3.1. Antonio Corradini 258 4.3.2. Francesco Maria Russo 262 4.3.3. Giuseppe Sanmartino 263 4.3.4. Francesco Queirolo 264 4.3.5. Francesco Celebrano 267 4.3.6. Paolo Persico 269 5\. Die Themen der Ausstattung 270 5.1. Die Abbildung und Nobilitierung der Genealogie 270 5.2. Die Szenen der Heilsgeschichte 272 5.3. Die Kapellenausstattung als freimaurerisches Programm? 274 5.4. Ciceros De officiis als literarische Quelle des Tugendkanons 278 6\. Resümee 281 VI. DIE KAPELLEN ALS NEAPOLITANISCHES PHÄNOMEN? – EINE ABGRENZUNG 283 Band 2: Anhang A. Stammbäume 292 B. Quellen 311 C. Inschriften 338 D. Verzeichnis der Siglen und Abkürzungen / Literaturverzeichnis 355 E. Abbildungsnachweis 412 F. Abbildungen 414Im Zentrum der vorliegenden Arbeit steht die Bau- und Ausstattungsgeschichte von drei neapolitanischen Adelskapellen, der Brancaccio-Kapelle S. Angelo a Nilo, der Kapelle der Familie Pignatelli, S. Maria dei Pignatelli sowie der Cappella Sansevero, die als selbständige, einschiffige Baukörper in direkter Nähe der jeweiligen Familienpaläste und in unmittelbarer Nachbarschaft zueinander rings um die Piazza Nilo erbaut und über mehrere Jahrhunderte hinweg kontinuierlich ausgestattet wurden. Sowohl die Einbindung der jeweiligen Auftraggeber in eine spezifische, militärische oder kirchliche Familientradition als auch ihre durch eine gemeinsame soziale Praxis gekennzeichnete Zugehörigkeit zum Adelsstand werden zentrale Aspekte der Analyse sein, um die Kunstpatronage der Familien und ihre symbolischen Ausdrucksformen von Standesbewusstsein am Beispiel der Kapellenausstattungen zu untersuchen. Dabei beschränkt sich die Analyse nicht auf die übergeordnete historische Fragestellung, sondern vermag durch die Auswertung bislang unbekannter Archivalien auch die Objektkenntnis in wesentlichen Punkten zu erweitern. Im Kontext einer historisch-sozialwissenschaftlichen Betrachtung unterzieht die Arbeit Umbruch und Kontinuität des aristokratischen Milieus Neapels von den Anjou bis zur Ausrufung der Republik am Beispiel ausgewählter Familienkapellen erstmals einer eingehenden Analyse. Der historische Ansatz der Fragestellung legt es nahe, der monografischen Aufarbeitung von Baugeschichte und Ausstattung der drei Kapellen eine komprimierte Einführung in Besonderheiten der Geschichte Neapels voranzustellen, die den gesellschaftlichen Wandel im Kontext der zeitgenössischen politischen Situation in Grundzügen nachvollziehbar macht (Kap. II). Dabei wird einerseits die Struktur und Funktionsweise der sog. Seggi als süditalienisches Phänomen erläutert, welches das städtische Machtge¬füge und den Status des Adels maßgeblich beeinflusste. Andererseits wird ein kurzer chronologischer Abriss der aufeinander folgenden Regentschaften mit ihrem jeweiligen Einfluss auf die Gesellschaftsstruktur des Mezzogiorno gegeben. Im Rahmen von monografischen Studien werden anschließend die Kapellen Brancaccio (Kap. III), Pignatelli (Kap. IV) und Sansevero (Kap. V) von ihrer Stiftung bis zu ihrer jeweils umfassenden Neuausstattung im 18. Jh. vorgestellt. Dabei wird stets die übergeordnete Fragestellung nach spezifischen Repräsentationsabsichten und –strategien erkenntnisleitend sein: Wer stiftet wann welches Kunstwerk und warum? Wie erklären sich die Auswahl des jeweiligen Künstlers und die konkrete Ikonografie des Stiftungsgegenstands? Lässt sich eine Stiftung aus der jeweiligen Familiensituation und damit als Reaktion auf sich wandelnde gesellschaftliche Gegebenheiten erklären? Welche Repräsentations- und Memorialstrategien lassen sich für die jeweiligen Ausstattungsinitiativen erkennen, und inwieweit entsprechen diese in der Zusammenschau einer lokalen Tradition? Im Rahmen des Schlusskapitels werden die Ergebnisse gebündelt und mit Kapellenbauten in anderen italienischen Regionen verglichen werden, um Ähnlichkeiten zum neapolitanischen Stiftungsmodell zu benennen bzw. seine spezifische Besonderheit in Abgrenzung zu anderenorts vorherrschenden Stiftungstendenzen zu erarbeiten (Kap. VI).At the centre of the present work lies the history of the construction and interior decoration of three Neapolitan family chapels, the Brancaccio chapel S. Angelo a Nilo, the chapel of the family Pignatelli, S. Maria dei Pignatelli, and the Cappella Sansevero. These religious buildings were built as independent and single-naved structures in direct vicinity of the respective family palace and directly adjacent to each other around Piazza Nilo and new decorational elements were continuously added over the centuries. The integration of the respective patrons into a specific military or ecclesiastical family tradition and their affiliation with the gentry through a collective social praxis, are here analysed, with the aim to identify the families’ tradition of art patronage and the symbols used to express their class consciousness in the decoration of their chapels. In doing so, the analysis is not limited to the more global historical question, but by means of the examination of formerly unknown archival material will broaden the knowledge of the objects in fundamental aspects. In the context of an historic and socio-scientific consideration the project traces the change and continuity of specific subjects in the aristocratic milieu of Naples from the Anjou to the declaration of the republic (1799) though a thorough analysis of Neapolitan family chapels. The historical approach to the problem demands preceding the monographic re-evaluation of the building history and decoration of the three chapels with a concise introduction to the particularities of Naples’ history, in order to situate the social changes within their contemporary political context (ch. II). It will then be demonstrated how the structure and function of the so-called Seggi are characteristic of the southern-Italian provinces and the ways in which they have had an influence on the civic political power structure and the status of the nobility. In addition, a short chronological synopsis is provided of the succeeding regencies with a discussion of their respective influence on the structure of the society of the Mezzogiorno. Having established the social, political and cultural context for the Neapolitan chapels, each edifice: Brancaccio (ch. III), Pignatelli (ch. IV) and Sansevero (ch. V), is then examined, from its foundation up until its extensive refurbishment in the 18th century. Through this examination, the greater question regarding specific representational intentions and strategies are adressed, such as, who donates when, which work of art, and why? How can the choice of certain artists and the concrete iconography of the donated objects be explained? Can a donation be accounted for by the particular family situation and as such as a reaction to changing social conditions? In the conclusion the results of these investigations are synthesised and compared to chapels in other Italian regions in order to illustrate similarities with the Neapolitan model of endowment and accordingly identify its specific particularities in differentiation to customs of endowment prevailing elsewhere

    S. Leucio. Il Belvedere. Facoltà di studi Politici per l'Alta Formazione europea e mediterranea "Jean Monnet"

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    Il saggio ha per oggetto il complesso architettonico del Belvedere di S. Leucio a Caserta. Oltre ad all'analisi delle vicende sette ed ottocentesche dei diversi edifici del complesso,ci si sofferma in particolare sull'antico Casino degli Acquaviva, realizzato intorno al 1630 e successivamente trasformato in fabbrica religiosa, ricostruendone l'origine con l'ausilio di una serie di documenti d'archivio inediti e ricostruzioni grafiche

    Il contributo di Luigi Vanvitelli al ridisegno degli ingressi alla città di Napoli: la ristrutturazione, ed accomodo della strada di S. Carlo

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    Pur considerabile un limitato intervento urbano, la rettifica della Strada di S. Carlo all’Arena, sovrintesa da Luigi Vanvitelli a partire dal 1766, rientra tuttavia in un più vasto programma intrapreso dall’architetto per il ridisegno dei principali ingressi alla capitale, da concretizzare attraverso il recupero e, soprattutto, il riutilizzo delle aree marginali del centro urbano napoletano, a ridosso delle antiche mura. Mi riferisco, in particolare, alla realizzazione del Quartiere di Cavalleria al borgo di Loreto, commissionatogli fin dal 1754 ma completato solo nel 1759 al di fuori della cinta difensiva meridionale, lungo il nuovo asse costiero verso Portici e l’area vesuviana, nonché alla proposta avanzata nel 1757 agli Eletti di Città per la sistemazione del Largo del Mercatello, prologo alla successiva creazione del Foro Carolino e all’abbattimento della oramai inutile Porta Reale, e per il quale egli si offrì di «accomodarlo in buona forma, né in Napoli vi è altro sito più bello e largo e sta nell’ingresso della più bella parte della Città»
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