2,988 research outputs found

    Le lettere di Federico Zuccari pubblicate da Stefano Ticozzi: un esempio di interpolazione ottocentesca

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    Il saggio dimostra come alcune lettere pubblicate nell'Ottocento da Stefano Ticozzi e attribuite a Federico Zuccari sono il frutto di un intervento manipolatorio dello stesso Ticozzi su alcune missive del pittore

    Le tre età: il problema della periodizzazione nelle Vite di Vasari

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    La scansione del percorso dell’arte italiana da Cimabue a Michelangelo tracciato nelle Vite di Vasari ha avuto una straordinaria influenza nella storiografia successiva, e ancora oggi tutti i manuali a uso nelle scuole ricalcano le cesure individuate in quel testo fondamentale. Obiettivo di questo volume è riflettere, alla luce delle più recenti acquisizioni del dibattito critico, sulla visione vasariana del Medioevo (e quindi sui concetti di ‘maniera greca’ e ‘maniera dei Goti’), del primo Quattrocento (ovvero di quella ‘nuova rinascita’ avviata da Masaccio), e ancora del tardo Quattrocento (e cioè degli artisti che, agli occhi dell’aretino, erano rimasti entro la ‘maniera secca e tagliente’ della seconda età, pur essendo attivi ancora all’inizio del Cinquecento). L’indagine è estesa poi alle categorie di ‘maniera moderna’ e di ‘bella maniera’, anche in rapporto alla nascita del concetto storiografico di Manierismo, e di quell’‘arte senza autore’, una possibile quarta età della quale lo stesso Vasari sarebbe stato il fondatore nell’ambito dell’Accademia del Disegno di Firenze

    Note sui dipinti di Poussin (e Vouet?) di provenienza Roccatagliata e dal Pozzo

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    Il saggio dimostra come molti importanti dipinti di Poussin provenienti dalla collezione di Cassiano dal Pozzo, non fossero stati commissionati da quest'ultimo, ma bensì acquistati, anche grazie la mediazione del mercante genovese Giovanni Stefano Roccatagliata

    La monocromia nella teoria e nella pratica pittorica dal Trecento al Seicento

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    l presente volume prende le mosse dalle ricerche condotte da Katharine Stahlbuhk e Monica Latella nell’ambito dei rispettivi Dottorati di ricerca (svolti rispettivamente al Kunsthistorisches Institut in Florenz e alla Sapienza Università di Roma) e dalla loro collaborazione con Stefano Pierguidi, collaborazione che ha consentito lo svolgimento di due giornate di studio tenutesi nel maggio 2021 a Roma presso la Bibliotheca Hertziana, Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte. Il workshop aveva come presupposto la volontà di mettere in discussione alcuni paradigmi consolidati dalla critica e dalla storiografia artistica, per lasciare spazio a un’interpretazione più ampia, in grado di mettere in luce la complessità del fenomeno della pittura a monocromo dal Trecento al Seicento. Infatti, se gli studi fino ad oggi prodotti da un lato hanno avuto il merito di indagare questioni di cronologia, iconografia e committenza delle singole opere, dall’altro sono stati caratterizzati spesso da un sostanziale disinteresse nei confronti delle forti implicazioni teoriche e critiche che un’opera d’arte a monocromo sottintende. A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso si è registrato un costante tentativo da parte degli studiosi di fornire interpretazioni univoche, con la pretesa di essere universalmente valide e che annullano le diverse istanze che la pittura a monocromo porta con sé. L’analisi di specifici fenomeni, di determinate tipologie offre, invece, la possibilità di una più profonda comprensione degli oggetti e delle idee teoriche alla loro bas

    "Tanto che basti": la 'notomia' nelle arti figurative di età barocca e nel pensiero di Carlo Cesi e Carlo Maratti

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    L'intervento si propone di puntare l'attenzione sulla caduta di interesse per lo studio dell'anatomia umana condotta attraverso la dissezione dei cadaveri che caratterizza l'età barocca, e distingue questa sia dal Rinascimento sia dal Neoclassicismo. Si tratta di un cambiamento che può costituire una chiave di lettura per intendere l'estetica del Sei-Settecento, quando lo studio quasi ossessivo dei 'panni' sostituì quasi quello dell'anatomia. Momento in qualche modo conclusivo di questo passaggio fu la contesa tra Carlo Maratti e Carlo Cesi in seno all'Accademia di San Luca

    Che si conoscono al suo già detto segno: Vasari’s connoisseurship in the field of engravings

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    In order to identify the paternity of Cinquecento engravings Vasari did not have sufficient critical tools in the absence of monograms or inscriptions. It was the “sign” (segno), the only element that allowed him to recognize the hand of an engraver. However, when those “signs” did not help him sufficiently, Vasari also sometimes suggested attributions based on the authorship of the inventions. In some of these cases he succeeded, probably only thanks to his eye and his knowledge of style, to identify the author of the inventions but, in other cases, he was misled by what his knowledge, without being able to judge those prints only by their style. The article intends to analyse this dynamic and to understand the operations at the origins of attribution’s mistakes

    Giulio Mancini e la nascita della Connoisseurship

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    Il ruolo di Giulio Mancini come padre della connoisseurship è stato recentemente messo in discussione sulla base del fatto che Mancini, sebbene frequentasse il mercato artistico romano di primi Seicento, non provò mai a discutere le attribuzioni dei dipinti contemporanei. Generalmente, infatti, la nascita della moderna connoisseurship, con figure quali i fratelli Richardson, è stata collegata al crescere del fenomeno del mercato artistico nel Settecento, e anche i principali precursori del Seicento, come Marco Boschini, agivano pure in veste di mercanti: tutti questi connoissuers si confrontavano col problema delle attribuzioni dei dipinti dei secoli precedenti. Questo paper esamina le radici della connoisseurship nel lavoro topografico di Mancini, autore della prima guida artistica di Roma. Mancini, studiando gli affreschi del primo Rinascimento di Roma (Ripanda, Pinturicchio, Peruzzi) mise in discussione le biografie di Vasari e suggerì nuove attribuzioni per quelle opere dei secoli precedenti con un approccio moderno che chiaramente anticipa il lavoro dei più tardi connoisseurs.The role of Giulio Mancini as the father of connoisseurship has been recently questioned on the ground that Mancini never aimed to discuss the attributions of contemporary works of art. Generally the birth of modern connoisseurship, with figures as the Richardson brothers, has been linked to the growing art market of the Eighteenth century, and the most important Seventeenth century forerunners, as Marco Boschini, acted as dealers as well: all these connoisseurs deal with the attributions of paintings of the previous centuries. This paper explores the roots of connoisseurship in the topography work of Mancini, author of the first modern artistic guide of Rome. Mancini, studying the early Renaissance frescoes in Rome (Jacopo Ripanda, Pastura, Pinturicchio, Baldassarre Peruzzi) discussed Vasari's biographies and suggested new attributions with a modern approach which clearly anticipates the method of later connoisseurs

    Bellori, le 'macchine' di età barocca e le stampe

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    Il rapporto di Giovanni Pietro Bellori con quello che noi oggi comunemente chiamiamo 'barocco' è tema complesso. Il canone degli artisti inclusi nel primo volume delle Vite, pubblicato nel 1672 (il secondo non vide mai la luce), è stato più volte analizzato proprio con l’obiettivo di chiarire la posizione critica dell’antiquario romano , ed in questo senso è utile anche prendere in esame il rapporto di Bellori con il crescente successo di quelle che venivano indicate come ‘macchine’, ovvero le opere d’arte di grande dimensioni, generalmente i cicli ad affresco di carattere decorativo, e quello con le incisioni di traduzione da tali ‘macchine’.The relationship between Giovanni Pietro Bellori with what we now commonly call ' baroque ' is a complex issue. The canon of the artists included in the first volume of the Lives , published in 1672, it has been repeatedly analyzed with the objective of clarifying the critical position of the author, and in this sense it is useful also consider Bellori's relationship with the growing success of what were described as ' machines ' , ie the works of art of great size , usually the fresco cycles of decorative character

    Studio dal naturale e eclettismo nello 'Schilder-Boeck' di Karel van Mander.

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    L'articolo analizza i concetti di studio dal naturale e di eclettismo nel trattato di Karel van Mander, in rapporto alla contemporanea letteratura artistica italiana, dimostrando come la cosiddetta teoria eclettica dei Carracci sia una realtà storica documentabile attraverso la critica del tempo

    Marco Benefial, l'Accademia di San Luca e le 'mezzerie': una rilettura della vicenda attraverso le fonti

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    Ten years ago Kees van Dooren published an article in which the 1764 letter by Ponfredi on Marco Benefial was judged unreliable. it is now important to reiterate that that letter remains an absolutely reliable source, and indeed only through the information reported in it is it possible to identify a meaning in the surprising path of Benefial. In this article the author demonstrate how, due to the clash with the Academy of St. Luke, Benefial had to undergo a sort of ostracism in Rome, and only at the end of the 1730s, thanks to the support of the Corsini, he managed to free himself completely from the odious "mezzeria" with Evangelists. Already Anthony Morris Clark, in his pioneering, fundamental article on Benefial of 1966, had guessed how things had gone, but the confirmation comes from the analysis of another important source on the painter, an anonymous letter of 1757, probably written by Niccolò Soderini, patron and friend of Benefial. Through a careful reading of this text it is possible to better frame, chronologically, the two "mezzerie" of Benefial with Germisoni and Evangelisti
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