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Delitti contro l'inviolabilità dei segreti professionali, scientifici o industriali
La pubblicazione affronta le problematiche relative alle fattispecie d icui agli artt. 622, 623 c.p., con particolare riferimento ai profili relativi alla tutela penale del segreto professional
Studi in onore di Carlo Enrico Paliero. Politica criminale e teoria della pena
Gli Studi in onore di Carlo Enrico Paliero sono stati raccolti e curati dagli allievi e si compongono di tre volumi, il primo dei quali è dedicato a "Politica criminale e teoria della pena" (pp. XV-524), il secondo a "Principi e teoria del reato. Parte speciale e diritto penale economico" (pp. VI-1223), e il terzo volume alle "Parole dal lessico di uno studioso" (pp. VII-1975).The Essays in Honour of Carlo Enrico Paliero were collected and edited by his scholars and consist of three volumes, the first of which is devoted to 'Criminal policy and theory of punishment' (pp. XV-524), the second one to 'Principles and theory of crime. Special Part and Economic Criminal Law' (pp. VI-1223), and the third volume to 'Words from a Scholar's Lexicon' (pp. VII-1975)
La colpa di organizzazione
Il saggio affronta il tema della ‘colpa di organizzazione’ della societas, provando ad individuarne i contenuti in maniera autonoma rispetto al coefficiente di colpevolezza che assiste la persona fisica, che, nell’interesse o a vantaggio della societas, commette un reato. Dopo avere sceverato la struttura di una organizzazione complessa e la complessità dei suoi processi decisionali, seguendo la sociologia dei sistemi di Luhmann, il saggio individua i contenuti del dovere di auto-organizzazione dell’ente: 1) in primo luogo, l’ente è tenuto ad auto-organizzarsi, nell’ottica della prevenzione dei rischi-reato; in questo senso, è suo dovere primigenio quello di individuare una griglia di garanti sui diversi piani della gestione del rischio, stante l’impossibilità per il vertice, fisicamente più lontano dai luoghi in cui deve esplicitarsi la garanzia, di assicurare in prima persona il corretto disimpegno di quest’ultima; in questo contesto, il dovere di auto-organizzazione dell’ente e il dovere di garanzia del soggetto apicale si saldano, nel senso che il vertice è tenuto, prima di tutto, ad assicurare l’adozione di un sistema di adeguata protezione dei beni giuridici, sì da garantire che l’apparato funzioni; 2) alla distribuzione dei garanti deve fare seguito il confezionamento di dispositivi di autorinforzo che si rivelino idonei a minimizzare i rischi-reato e ad implementare il rispetto della legalità: vengono, dunque, in considerazione i modelli di organizzazione e di prevenzione del rischio-reato, di cui viene descritta l’ossatura. Nella parte conclusiva del saggio, viene esaminato il profilo delle conseguenze della violazione del dovere di auto-organizzazione, non soltanto per ciò che concerne il ‘tipo’ di colpevolezza della societas, ma anche con riguardo al rimprovero da muovere alla persona fisica
Trattato teorico-pratico di diritto penale. 7, Reati contro la persona e contro il patrimonio
Fondamento, funzioni e limiti delle moderne forme di impunità retroattiva
Il saggio analizza la tipologia e il fondamento di quelle cause sopravvenute di non punibilità (amnistia, condono edilizio, condoni tributari, ecc.), che, privilegiando un ben determinato criterio temporale, guardano al passato con l’obbiettivo di ‘rimettere’ la sanzione penale. Muovendo dalla distinzione tra le forme di clemenza ‘tipica’, come l’amnistia, in cui la clementia principis si fonda sopra connotati di eccezionalità e di irripetibilità, e di clemenza ‘atipica’ (i diversi, moderni condoni), l’Autore si sofferma, in particolare, su questa seconda tipologia di non punibilità, evidenziandone, quanto agli effetti, l’impunità retroattiva che consegue a condotte di premialità, legate, come sottolineato in alcune sentenze della Corte Costituzionale, al compimento di prestazioni utili ad una reintegrazione, totale o parziale, e in ogni caso tardiva, del bene protetto dalla fattispecie incriminatrice, ovvero alla tutela di un bene diverso ma comunque ‘interno’ al sistema in cui operano. La conclusione, a cui si perviene, è che, rispetto alla cornice di legittimità di tali interventi, disegnata dalla Corte Costituzionale, talune forme di condono edilizio e tributario si pongano al di fuori di tale cornice, perché puntano essenzialmente a ricavare ulteriore gettito in favore dello Stato, senza che si sia in presenza di comportamenti protesi alla reintegrazione del bene leso o di un bene, sia pure indirettamente, legato al primo
Standard moves for standard polyhedra and spines
A finite 2-dimensional CW-complex P is called a standard (or special) polyhedron if the link of any vertex of P is homeomorphic to a circle with three radii and the link of any other point of its l-skeleton is homeomorphic to a circle with one diameter. Three transformations of standard polyhedra are defined, called standard moves. Moves I and III change a small neighbourhood of a vertex, move II changes a small neighbourhood of an edge. Let P, Q be two standard polyhedra. The following two results are proved: 1) P can be 3-deformed (in the sense of J. H. C. Whitehead) to Q if and only if P can be obtained from Q by a finite sequence of moves I, II, III and its inverses; 2) If P is a spine of a 3-manifold then Q is a spine of the same manifold if and only if P and Q can be related by moves I, II and its inverses only
Paradigmatica dell'autocontrollo penale (dalla funzione alla struttura del "modello organizzativo" ex d.lgs. 231/2001)
Il saggio prende in esame il ruolo del modello di organizzazione, gestione e controllo nell’ambito del d. lgs. 231/2001, che, introducendo la responsabilità amministrativa da reato degli enti collettivi, ha di fatto sancito la sepoltura, nel mostro ordinamento, del principio societas delinquere et puniri non potest. Dopo avere evidenziato la funzione ‘esimente’ e ‘riparatoria del modello, che si atteggia come uno strumento di prevenzione dei rischi-reato individuati dal legislatore, l’Autore disegna una paradigmatica dello stesso, descrivendone l’ossatura proprio tenendo conto della sua funzione preventiva. Nel corso dell’analisi, spicca la parte relativa al contenuto della cautele dirette a ridurre il rischio-reato, che, riguardando organizzazioni complesse, rilasciano una maggiore complessità rispetto a quelle che vengono forgiate sul terreno del diritto penale individuale. In particolare, l’Autore evidenza che, in contesti culturali ed operativi complessi (la societas), le cautele possiedono, di regola, un triplice contenuto: (a) uno di natura procedimentale, che mette capo al principio di segregazione delle funzioni, orientato ad evitare la concentrazione di poteri decisionali, che è di ostacolo alla trasparenza e alla tracciabilità delle decisioni; (b) uno cautelare, diretto a governare i rischi-reato, emersi a seguito dell’attività di assessment, sì da ridurli ragionevolmente; (c) infine, emerge la fase del controllo, che richiede lo svolgimento di controlli di linea e di secondo grado sui processi decisionali nelle aree a rischio-reato. Nella parte finale del saggio, l’Autore affronta il tema della tenuta del modello di organizzazione al cospetto della valutazione del giudice, evidenziando le difficoltà che possono insorgere specie sul terreno del contenimento del rischio di consumazione dei reati dolosi, in cui il processo di confezionamento della cautele è di natura squisitamente ‘maieutica’ (autonormata). Respinta la possibilità di conformare la valutazione del giudice con il ricorso alle ‘certificazioni’, l’Autore disegna le linee di un percorso di positivizzazione delle cautele imperniato sulle best practices, da implementare secondo gli schemi di un’azione procedimentalizzata. che ricalca, da vicino, quella che presiede alla redazione dei protocolli in medicina. L’obbiettivo è quello di confezionare modelli e protocolli ‘pilota’, destinati a veicolare la nervatura essenziale delle cautele, suscettibili, poi, di integrazioni di dettaglio, dovute alle peculiarità organizzative ed operative di ciascun ente
Danno da prodotto e responsabilità penale. Profili dogmatici e politico-criminali.
La monografia affronta il tema della responsabilità penale da prodotto difettoso, che si inserisce, a pieno titolo e con efficacia paradigmatica, nella complicata trama dei rapporti che intercorrono tra il diritto penale e la categoria sociologica, di recente conio, della Società del Rischio. Si tratta, infatti, di un fenomeno: (a) solcato dalla presenza di pericoli diffusi e capillari per la salute dei consumatori, in cui il germe del danno circola e si riproduce con il prodotto, potendo attingere un numero indeterminato di vittime; (b) afflitto da trame causali oscure, che mettono in crisi la causalità di impronta deterministica e rendono problematico riconoscere il momento in cui si è al cospetto di un rischio intollerabile per i beni giuridici; (c) riconducibile all’attività di organizzazioni complesse: in piena coincidenza con quanto avviene nella società del rischio, a una vittima ‘massificata’ si contrappone un autore diffuso, atteso che il danno proviene da organizzazioni complesse, a loro volta polverizzate in una pluralità di centri decisionali.
Dopo avere dato conto della privilegiata attenzione che il tema ha avuto nel diritto civile (di common law e di civil law), l’Autore della monografia evidenza che sono gli istituti della causalità e della riconoscibilità del rischio, che integrano altrettante architravi del diritto penale, ad entrare in fibrillazione nella costellazione del danno da prodotto.
Con riguardo alla causalità, l’analisi muove da un serrato esame di procedimenti penali, avvenuti in Europa (segnatamente in Germania e in Spagna), in cui l’accertamento del nesso di causalità ha fatto segnare una vistosa fenditura nello statuto epistemologico della causalità (che funge da sostrato del dominante modello condizionalistico-nomologico, consacrato, in Italia, nella celebrata sentenza Franzese), soppiantato da una imputazione causale alternativa, di taglio olistico ed ermeneutico, che, pur in assenza di una legge causale esplicativa del danno, privilegia l’autoevidenza dei segni e l’assenza di spiegazioni causali alternative (cd. causalità negativa). L’Autore pone in risalto come l’abbandono del modello nomologico si ponga in contrasto con il principio costituzionale di tassatività (art. 25, comma 2, Cost.), atteso che viene frustrata l’esigenza di certezza e di verificabilità scientifica del nesso causale, sì da abbandonare lo stesso alla lettura, demandata al giudice, dell’ambigua forza induttivistica dei fatti. Non solo, si profila altresì un contrasto con il principio di personalità della responsabilità penale (art. 27, comma 1, Cost.), nella sua dimensione di divieto di responsabilità per fatto altrui: è evidente, sottolinea l’Autore, che una imputazione causale, disancorata da un approccio nomologico, fomenta il pericolo di ascrizioni che non sono correttamente qualificabili come conseguenza, epistemologicamente fondata, dell’azione o dell’omissione di un soggetto.
Con riguardo alla riconoscibilità del rischio, piattaforma comune al dolo e alla colpa, la monografia denuncia come l’oscurità delle trame causali infici la possibilità di individuare un rischio di spessore oggettivo, decrittabile in termini di scientifica probabilità di danno. Dunque, si è al cospetto di rappresentazioni potenziali e non attuali di un pericolo, che rendono estremamente problematico ricorrere alla categorie del dolo e della colpa.
Nel prosieguo della monografia, l’Autore si muove in una prospettiva de lege ferenda. Dopo avere rilevato l’impraticabilità del ricorso ai reati di evento naturalistico, per fronteggiare il danno da prodotto, a meno di non voler sottoporre la causalità ad inammissibili torsioni, avanza perplessità anche con riguardo ai reati di pericolo, che, comunque, richiedono un livello di conoscenze scientifiche, in ordine allo spessore del pericolo, di regola indisponibili nel settore del danno da prodotto.
Si auspica, allora, la creazione di un illecito di rischio, con finalità precauzionali, contraddistinto da una forte tipicità induttiva (desumibile dall’intensità del rischio, dal suo grado di avveramento, dall’assenza di plausibili spiegazioni alternative, dalla surrogabilità del prodotto, ecc.), che imponga al produttore di ritirare il prodotto dal mercato quando ricorrono detti indici, rivelatori della propensione, seria e grave, del prodotto a recare danno ai consumatori
Localization in the Discrete Non-linear Schrodinger Equation and Geometric Properties of the Microcanonical Surface
It is well known that, if the initial conditions have sufficiently high energy density, the dynamics of the classical Discrete Non-Linear Schrodinger Equation (DNLSE) on a lattice shows a form of breaking of ergodicity, with a finite fraction of the total charge accumulating on a few sites and residing there for times that diverge quickly in the thermodynamic limit. In this paper we show that this kind of localization can be attributed to some geometric properties of the microcanonical potential energy surface, and that it can be associated to a phase transition in the lowest eigenvalue of the Laplacian on said surface. We also show that the approximation of considering the phase space motion on the potential energy surface only, with effective decoupling of the potential and kinetic partition functions, is justified in the large connectivity limit, or fully connected model. In this model we further observe a synchronization transition, with a synchronized phase at low temperatures
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