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    The classical orders: invention and canon in antiquity. Vitruvius, rethoric and the vitality of tradition.

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    Il contributo esamina la dinamica tra invenzione e convergenza verso formule condivise nell'architettura greca e romana, con particolare riferimento agli ordini classici. Viene evidenziata la flessibilità delle formule nella prassi progettuale antica tanto nelle applicazioni pratiche quanto nel testo vitruviano, al cui confronto i canoni successivi, a partire dal Rinascimento, appaiono in generale più rigidi. Conclude il contributo una riflessione sull'analogia tra architettura e codici linguistici, già familiare alla cultura antica

    “Scaenographia” E “aedificatio” nell'architettura delle città vesuviane

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    Il saggio tratteggia le complesse relazioni tra la pittura parietale pompeiana a carattere illusionistico – il cosiddetto II stile - e l’architettura, proponendo due chiavi di lettura. La prima riguarda il rapporto tra la decorazione parietale e l’architettura nella sua dimensione reale, ed offre occasione di riflettere sul modo in cui la decorazione partecipa della funzione e del carattere dei diversi ambienti della domus. La seconda riguarda invece il rapporto, tutto risolto nella dimensione fittizia del dipinto, tra la rappresentazione ed il rappresentato, ovvero tra il trompe-l’oeil e i suoi soggetti, che nel caso del II stile possiedono carattere squisitamente architettonico. Le ipotesi sulle origini di tale repertorio figurativo vengono esposte in riferimento ai principali interpreti di un dibattito lungo e denso di implicazioni culturali, che individua nella scena teatrale una delle fonti più probabili. Il tema del teatro, ‘luogo della visione’ per antonomasia, richiama inoltre immancabilmente – attraverso due noti passi vitruviani – quello assai controverso della ‘prospettiva’ degli antichi, che scuole di pensiero diverse hanno interpretato o come un esordio imperfetto della teoria prospettica a noi familiare, o come il frutto di una diversa idea di rappresentazione dello spazio, espressione della cultura del suo tempo e non priva di un certo rigore.The essay discusses the complex connection between Pompeian illusionistic wall–painting — the so–called Second Style — and architecture, proposing two keys to its understanding. The first deals with the relationship between wall decoration and built architecture, and provides an opportunity to think about how decoration affects both the character of the rooms of a domus as well as how these rooms were used. The second refers to the connection — as it pertains to the fictitious dimension of the painting — between representation and that which is represented, between the trompe–l’oeil and its subject matter, which, in the case of the Second Style, is strictly architectural in nature. The hypotheses as to the origins of the Second Style’s figurative repertoire — for which the Theatre seems one of the most probable sources — are explained with reference to the main interpreters of a long–standing debate, full of cultural implications. Moreover, Theatre — the quintessential ‘stage of vision’ — recalls the complex issue of perspective in antiquity in two well–known Vitruvian passages. Different scholars see ancient perspective, either as an early imperfect beginning of modern perspective, or as the result of a different idea of spatial representation rooted in ancient culture and not without a certain theoretical rigour

    Della Architettura, della Pittura e della Statua di Leonbattista Alberti. Nota introduttiva

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    Scritto tra il 1442 e il 1452, il De Re Aedificatoria di Leon Battista Alberti è considerato da molti il più alto contributo teorico sull’architettura che la cultura rinascimentale abbia saputo esprimere. L’opera di Alberti precede il filone degli esegeti e commentatori rinascimentali di Vitruvio, e si pone in una prospettiva più ambiziosa: quella di riprendere il testo Vitruviano e di comporre, emendando la fonte, un’opera autonoma e meglio organizzata di quella. Il De Re Aedificatoria segue, nella produzione teorica albertiana, i trattati De Pictura (1435) e De Statua (1438). L’edizione in oggetto raccoglie i tre saggi albertiani sulla pittura, la scultura e l’architettura, e riprende in anastatica una stampa tarda (Bologna 1782) della versione curata da Cosimo Bartoli, che resta la traduzione in volgare di riferimento, edita in folio a Firenze nel 1550 con l’aggiunta di disegni

    Manuale del restauro archeologico di Ercolano

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    The research at issue involves the building features of the roman domus, with specific reference to the archaeological houses in Herculaneum. The understanding of their building criteria is aimed at providing information that help develop restoration projects in the respect of the original characteristics of the monuments

    La riforma della teoria architettonica: il Trattato di Sebastiano Serlio

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    Il Trattato di architettura di Sebastiano Serlio ha suscitato giudizi discordi sia tra i suoi contemporanei che nella storia successiva fino quasi ai giorni nostri. Rifiutando il tradizionale approccio assiomatico vitruviano e albertiano, l'opera serliana tratteggia il tipo del moderno manuale illustrato.Il tono asciutto e l'approccio pragmatico consegnano il Trattato ad una platea di lettori vasta ed eterogenea; l'immediatezza didattica basata sulle immagini e il vasto repertorio di esempi ne fanno strumento prezioso per tecnici e dilettanti. Il Libro IV, di primaria importanza nell'economia del trattato, espone le Regole generali di architettura, ovvero la teoria degli ordini architettonici attualizzata alla luce delle esperienze dei piÃ1 alti interpreti rinascimentali, da Bramante a Raffaello. Pubblicato a Venezia nel 1537, esso doveva fornire ad architetti e committenti veneti le chiavi della "bella maniera" degli antichi

    Il Terzo Libro di Sebastiano Serlio. Nota introduttiva.

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    Il Trattato di Architettura di Sebastiano Serlio tratteggia il tipo del moderno manuale illustrato: attraverso pianta, alzato, sezione e dettagli prospettici l'autore descrive l'architettura classica a partire dal Pantheon, inserendo anche esempi di architettura egizia e edifici moderni di Bramante, Raffaello e Peruzzi

    Modelli architettonici e progettazione nell’antichità: alcune riflessioni

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    Il contributo esamina in sintesi l'occorrenza nelle varie culture antiche di manufatti che riproducono l'architettura, in scala più o meno fedele alla realtà e con finalità diverse. L'aspetto indagato è soprattutto la relazione tra tali manufatti e i loro ipotetici soggetti, con particolare riferimento ad un potenziale uso del modello nella prassi progettuale. Un tale uso è attestato in Grecia, dall'età classica in poi, solo attraverso le fonti scritte. In ambito romano, benché Vitruvio non nomini il modello tra gli strumenti a disposizione del progettista, eccetto una breve menzione nel libro X, l'evidenza archeologica testimonia un uso del modello che in alcuni casi investe diverse fasi della progettazione, ed è particolarmente teso alla presentazione del progetto alla committenza

    Un manuale per il restauro dell’edilizia archeologica di Ercolano

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    Il contributo illustra l'approccio e i contenuti della ricerca il cui esito è l'elaborazione di un codice di pratica per la manutenzione e il restauro delle architetture archeologiche dell'antica Herculaneum
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