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25 schede-opera in S. Frezzotti (a cura di) Secessione e Avanguardia. L’Arte in Italia prima della Grande Guerra 1905-1915. Milano: Electa. ISBN: 978-88-918-0194-4
1) Émile Claus, La Rosée (La rugiada), 1909, n. II.6, p. 124.
2) Franz von Stuck, Die Sünde (Il peccato), 1908, n. II.9, p. 126.
3) Adolfo Wildt, Maschera del dolore (Autoritratto), 1909, n. II.11, p. 127.
4) Adolfo Wildt, Vir temporis acti (Uomo antico), 1913, n. II.12, pp. 127-128.
5) Adolfo Wildt, L'ombra, I puri, Amen, 1913-14, n. II.13, pp. 128-129.
6) Ferdinand Hodler, Die Empfindung VI (Il sentimento VI), n.II.14, pp. 129-130.
7) George Minne, Le Petit Porteur de reliques (Il piccolo portatore di reliquie), 1897, n. II.15, pp. 130-131
8) Gustav Klimt, Sonnenblume (Il girasole), 1907, n. II.17, pp. 131-132.
9) Egon Schiele, Ritratto di ragazza (Poldi Lodzinsky), 1910 ca., n. II.18, p. 133.
10) Kolo Moser, Drei Frauen (Tre donne), 1914, n. II.19, pp. 133-134.
11) Felice Casorati, Le vecchie, 1909, n. IV.1, pp. 147-148.
12) Felice Casorati, Il nudino, 1913 ca., n. IV.2, p. 148.
13) Felice Casorati, La preghiera, 1914 ca., n. IV.3, pp. 149-150.
14) Felice Casorati, Ada, Maschera nera, Maschera rossa, 1914, n. IV.4, pp. 150-151.
15) Mario Cavaglieri, Vasi cinesi e tappeto indiano, 1915, n. IV.12, pp. 157-159.
16) Mario Cavaglieri, Giulietta nell'atelier di Padova, 1915 ca., n. IV.13, pp. 158-159.
17) Vittorio Grassi, Sale d'esposizione, 1913, n. V.1, pp. 161-162.
18) Felice Carena, Il ventaglio verde, 1914, n. V.18, pp. 173-174.
19) Felice Carena, Ritratto di Gualfarda, 1914, n. V.19, pp. 174-175.
20) Èmile-Antoine Bourdelle, Testa di Beethoven, 1901, n. VI.1, p. 179.
21) Pierre Bonnard, Le Déjeuner (La salle à manger), 1899, n. VI.9, pp. 183-184.
22) Édouard Vuillard, Fleurs (Pot de fleurs sur une tapisserie), 1904, n. VI.10, p. 185.
23) Félix Vallotton, Scène d'intérieur, 1900, n. VI.11, pp. 185-186.
24) Kees van Dongen, Le doigt sur la joue, 1910 ca., n. VI.12, pp. 188-189.
25) Kees van Dongen, Femme en blanc, 1912 ca., n. VI.13, pp. 189-190
PASTORIS, Federico (1837-1884)
la voce enciclopedica è la biografia di Federico Pastoris (1837-1884), uno dei principali artisti e intellettuali della Torino ottocentesca, pittore di storia, esponente della Scuola di Resina di paesaggio, teorico del restauro e del disegno, e ideatore del programma decorativo del Borgo Medievale costruito in occasione dell'Esposizione Nazionale di Torino del 1884
Dall’interno all’esterno. Intérieur à Arcachon di Édouard Manet
Nel 1871, Édouard Manet dipinge "Interieur à Arcachon". La guerra franco-prussiana era finita e il pittore si era unito alla sua famiglia nel sud della Francia. In questo quadro sembra che Manet abbia dipinto una scena domestica in modo diverso rispetto alle opere precedenti, ad esempio "Le Déjeuner dans l'atelier" (1868-69), in cui il pittore aveva rimodellato gli spazi interni dando risalto alla superficie planare della tela.
Come quest'ultimo dipinto, tuttavia, "Intérieur à Arcachon" potrebbe contenere un significato più intimo legato allo sviluppo dell'arte di Manet. Questo saggio si propone di leggere questo quadro come un'opera fondamentale del dopoguerra franco-prussiano, marcando una distanza con gli altri degli anni Sessanta del XIX secolo. Se con "Le Déjeuner dans l'atelier" Manet sembra dipingere - utilizzando il figliastro Léon come alter ego - il passaggio dai soggetti tardo romantici e realistici (l'armeria sulla sedia, a sinistra) a un'immagine che pone attenzione all'immediatezza della visione (la natura morta sul tavolo è forse una metafora di questa volontà), con "Intérieur à Arcachon" rappresenta il passaggio dall'interno all'esterno. In particolare, in questa tela, Manet ha lavorato sul tema dello sguardo - o meglio, di chi guarda - che rappresenta la moglie Suzanne che guarda il paesaggio marino attraverso la finestra, antica metafora del dipinto, e, in quel momento, nuovo simbolo della visione del mondo moderno e dinamico. In questo modo, il dipinto si pone in continuità con alcune delle opere precedenti di Manet, oltre a quelle di Morisot, Degas, Monet, anticipando in questo modo anche i quadri di Caillebotte.In 1871, Édouard Manet painted "Interieur à Arcachon". The French-Prussian War was over and the painter had joined with his family in the south of France. In this picture seems that Manet has painted a domestic scene differently than the precedents works, for instance "Le Déjeuner dans l’atelier" (1868-69), in which the painter had reshaped the interior spaces emphasising the planar surface of canvas. Like this painting, however, "Intérieur à Arcachon" might contain a more intimate meaning connected with the development of Manet’s art. This essay aims to read this painting as a pivotal painter’s work after the war, that wants stress a distance with the others of 1860s. If with "Le Déjeuner dans l’atelier" Manet seems to paint – using his stepson Léon as alter ego – the passage from the late romantic and realistic subjects (the armoury on the chair, at left) to an image that pays attention on the immediacy of vision (the still-life on the table is maybe a metaphor of this will), with "Intérieur à Arcachon" he represented the passage from inside to outside. In particular, in this canvas, Manet worked on the theme of the gaze – or better, of the beholder – representing his wife Suzanne watching the seascape through the window, ancient metaphor of the painting, and, in that moment, new symbol of the view of the modern and dynamic world. In this way, the painting puts itself in continuity with some of previous Manet’s works, as well as those of Morisot, Degas, Monet, and before of Caillebotte’s pictures
Alessandro Morani e il passato. Copia, revival e arte decorativa nella Roma di fine Ottocento
Alessandro Morani è stato uno dei protagonisti dell'arte romana di fine Ottocento. Paesaggista formatosi nelle file di Nino Costa, egli è conosciuto principalmente per essere il fondatore del cenacolo simbolista In Arte Libertas (1886) e per i suoi legami con Gabriele D'Annunzio. Morani è stato, inoltre, una delle personalità guida nell'ambito delle arti decorative ispirate al movimento inglese dell'Arts and Crafts; in questo senso, ha anche insegnato disegno e ornamento alla Scuola del Museo Artistico Industriale di Roma. Grazie al suo talento di copista derivato dalla pratica con la decorazione, nel 1896, suo suocero, il celebre archeologo Wolfgang Helbig, lo coinvolse in una campagna di riproduzioni in facsimile di pitture di tombe etrusche a Tarquinia destinate alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen. La ricostruzione dei legami di questi differenti aspetti della carriera di Morani negli ultimi cinque anni del secolo, permette di delineare contesto storico-culturale romano del tempo, nel quale copia, necessità conservative, revival del passato e decorazione si rivelano intimamente connessi.Alessandro Morani is one of the leading figures of the artistic world of the late 19th century in Rome. A landscape painter who had trained in the entourage of Nino Costa, he is better known as the founder of the ‘In Arte Libertas’ group in 1886 and for his connection with Gabriele D’Annunzio. Furthermore, Morani was one of the leading Italian decorative painters who was inspired by the Arts and Crafts movement. He also taught ornament art and design at the School of the Museum of Industrial Art in Rome. Thanks to his talent in copying, in 1896 his father in law, the archaeologist Wolfgang Helbig, appointed him and a group of painters to the task of reproducing some Etruscan tomb paintings in Tarquinia for the Ny Carlsberg Glyptotek of Copenhagen. The reconstruction of the connections between the different parts of his career, with a focus on the past five years of the 19th century, allows us to outline the historical context of the time, in which copies, conservative needs, revival of the arts of the past and decoration elements were intimately intertwined
Una morte profumata. Il mito di Eliogabalo e l'ambiguità della rosa nel decadentismo europeo
Il contributo, partendo dall'analisi del dipinto "The Roses of Heliogabalus" di Lawrence Alma-Tadema (1888) e delle sue fonti, non solo antiche, ripercorre trasversalmente il topos decadente della rosa quale simbolo ambiguo di amore, passione e morte."The Roses of Heliogabalus" (1888) by Lawrence Alma-Tadema represents a legendary episode of Heliogabalus' life, in which a rain of flowers literally buries people during a banquet. Despite sources speak of "violets and other flowers", the painter chooses roses, probably for their reference to imperial luxuria, but also because tradition had always linked Heliogabalus and roses – as evidenced by some religious texts of the Seventeenth century – perhaps for their dual symbol of beauty and death. The paper presents and discusses a series of decadent European images, poems and novels, where the topos of rose as ambivalent symbol of beauty (and passionate love too) and death has a central place, from the rediscovery of Heliogabalus in French Romanticism, through Pre-Raphaelites and Symbolists in England, up to D’Annunzio’s works at the Great War eve
30 Schede-opera in, M. T. Benedetti, S. Frezzotti, R. Upstone (a cura di), Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones e il mito dell’Italia nell’Inghilterra vittoriana. Milano: Electa, ISBN: 978-88-370-7647-4
1) 20. J. M. W. Turner. L’Arco di Costantino, Roma, p. 198;
2) 21. J. M. W. Turner. Il Campanile di San Marco con il Pilastri Acritani, dalla Porta della Carta, p. 198;
3) 22. J. M. W. Turner. Andando al Ballo (San Martino), pp. 198-199;
4) 23. C. L. Eastlake. Il Colosseo dall’Esquilino, pp. 199-200; 33. C. Fairfax-Murray. Adorazione dei Magi, da Botticelli, p. 209;
5) 34. L. Alma-Tadema. Interno della Chiesa di San Clemente, Roma (Opus XIX), p. 209;
6) 43. F. Leighton. A Roman Lady, p. 218;
7) 44. F. Leighton. La Nanna (Pavonia), pp. 218-220;
8) 48. F. Leighton. Una nobile signora di Venezia, pp. 222-225;
9) 68. F. Leighton. Atleta che lotta con un pitone, p. 243;
10) 69. F. Leighton. The Sluggard, pp. 243-244;
11) 72. F. Leighton. Nausicaa, p. 246; 73. F. Leighton. Winding the Skein, pp. 246-248;
12) 74. A. Moore. Perle, p. 248;
13) 75. A. Moore. La Toletta, pp. 248-250;
14) 82. W. Crane. La danza dei Cinque Sensi, pp. 255-256;
15) 86. A. Gilbert. Comedy and Tragedy: “sic vita”, p. 259;
16) 90. F. Leighton. Il ritorno di Persefone, pp. 262-264;
17) 91. G. Frampton. Lamia, pp. 264-265;
18) 93. J. R. Spencer Stanhope. Il Salvatore e la Resurrezione, pp. 267-268;
19) 95. G. A. Sartorio. Le Vergine Savie e le Vergini Stolte, p. 276;
20) 96. G. A. Sartorio. Madonna degli Angeli (Magnificat), pp. 277-278;
21) 97. G. A. Sartorio. Dante e Beatrice. pp. 278-279;
22) 99. G. A. Sartorio. Circe, p. 280;
23) 100. A. De Carolis. Danielle, cartone per il piatto del camino dello studio della villa Costantini Brancadoro di San Benedetto del Tronto, pp. 280-282;
24) 101. A. De Carolis. Studio per La donna alla fontana, pp. 282;
25) 102. A. De Carolis. Allegoria, pp. 282-283;
26) 103. A. De Carolis. Le Castalidi, pp. 283-286;
27) 104. A. De Carolis. I Cavalli del Sole, p. 286;
28) 105. G. Previati. Studio per il Trittico dell’Assunzione, pp. 286-287;
29) 106. G. Previati. La Danza delle Ore, p. 287;
30) 107. G. Previati. Il Giorno sveglia la Notte, pp. 287-288
Pio Joris (1843-1921) e la pittura a Roma nel secondo Ottocento
Il saggio delinea, attraverso l’analisi del percorso artistico di Pio Joris (Roma 1843-1921), l’evoluzione della cultura artistica romana della seconda metà del XIX secolo. Il percorso del pittore, posto a confronto anche con quello degli artisti che maggiormente lo influenzarono, permette di riflettere su alcuni punti nodali dell'arte romana post-unitaria, dall'elaborazione di un linguaggio naturalista dal forte potenziale innovativo negli anni Sessanta, all'avvento di una nuova "committenza" borghese servita da un mercato artistico internazionale che, in un certo senso, pose un limite ad un vero e proprio rinnovamento
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