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Emerging policies and legality requirements
Whilst early interest in deforestation and illegality dates back to the 1970s and has developed starting from the nineties, forest illegality gained momentum on international forestry policy agenda in recent years when many specific-policies and initiatives have been developed and implemented by several governments. This chapter provides a quick overview of the main historical developments in policies willing to tackle illegality in forestry. Special attention will be paid to the European Union (EU) Forest Law Enforcement, Governance and Trade (FLEGT) Action Plan, in particular with reference to Voluntary Partnership Agreements (VPAs) mechanism, and to national/regional initiatives aimed to avoid placing of illegal timber on domestic markets (Lacey Act, EU Timber Regulation and the Australian Illegal Logging Prohibition Act). Finally some conclusions are drawn in order to highlight potentialities and limitations of policies and legality requirements, including consideration on their potential impacts on markets (e.g. diverted trade) and expected effects on voluntary tools, such as forest certification schemes
Corporate responsibility voluntary tools. Codes of conduct, reporting, compensation and commitments
La vegetazione e il fuoco: analisi di alcune componenti del rischio e dei costi economici
Le biomasse legnose a fini energetici: una potenzialità o un problema nella gestione delle foreste italiane?
Deforestation Made in Italy. Le responsabilità delle imprese e dei consumatori italiani nella deforestazione dei paesi tropicali
Tra il 1990 e il 2015 la FAO ha registrato una riduzione della copertura forestale globale del 3%. Se da un lato il tasso annuo di perdita netta di foreste su scala mondiale si è dimezzato negli ultimi venticinque anni, dall’altro si registrano differenze significative di variazione della copertura forestale da paese a
paese. La deforestazione, infatti, continua a interessare in maniera prevalente i paesi della fascia tropicale, per lo più caratterizzati da economie in via di sviluppo. Tali processi di deforestazione, così come quelli meno facilmente identificabili di degrado delle foreste, sono determinati da una molteplicità
di driver diretti e indiretti, e si traducono in un ampio ventaglio di impatti negativi sul piano ambientale, economico e sociale.
Il tema della deforestazione e del degrado delle risorse forestali non è certo nuovo: esso ha animato il dibattito della comunità scientifica e politica sin dagli anni Settanta, con una forte accelerazione a partire dai primi anni Novanta. In tempi più recenti, complici le preoccupazioni per la crisi climatica e ambientale
in corso, tale tema ha trovato nuova forza e visibilità. Ciò è coinciso con un progressivo allargamento della percezione delle responsabilità verso i processi di deforestazione: se in passato si guardava al legno e al settore forestale come principali responsabili, oggi l’attenzione abbraccia una rosa crescente
di prodotti e beni agricoli (es. soia, carne, olio di palma, cacao, caffè ecc.) considerati a rischio di essere prodotti, trasformati, commercializzati e consumati a scapito delle risorse forestali. Ci si interroga su quale sia la deforestazione incorporata (o indiretta) associata a tali prodotti - cioè quanti ettari di
superficie forestale siano sacrificati per la produzione e il consumo degli stessi - e quali possano essere le politiche e le strategie per minimizzare tali impatti e favorire modelli economici e di gestione responsabili e più virtuosi.
Partendo da quanto sopra riportato, in questo volume si presenta una sintesi dei contributi al workshop “Deforestation made in Italy” tenutosi a Padova nel dicembre 2019. Dopo aver inquadrato il tema della deforestazione e del degrado delle foreste, analizzandone i principali driver e impatti, nel testo sono
presentati approcci metodologici e risultati preliminari relativi alla stima della deforestazione incorporata associata all’import e al consumo italiano di prodotti a rischio di deforestazione: legno e prodotti derivati, prodotti agricoli (carne di manzo, olio di palma e soia) e prodotti secondari (pelli bovine e cuoio). Si
tratta di un primo tentativo di affrontare in maniera sistematica e ragionata il tema secondo una prospettiva di possibili responsabilità del sistema Italia - istituzioni, imprese, mondo della ricerca, società civile e consumatori: un possibile punto di partenza per ulteriori studi e riflessioni critiche
sull’argomento, con l’auspicio che ciò possa tradursi, con la collaborazione di tutti, in azioni concrete a beneficio delle risorse forestali e del benessere umano
2017-2018: un biennio fondamentale nella definizione delle normìe nel campo della politica forestale
Il Congresso di Selvicoltura di Torino è stata una occasione per una riflessione, nelle diverse sessioni e nelle tavole rotonde, delle nuove linee della politica forestale nazionale. Nelle varie relazioni ed interventi, anche i più tecnici e specifici, le osservazioni sulla governance del settore forestale e, in particolare sui contenuti e gli impatti del Testo Unico in materia di Foreste e Filiere forestali (TUFF) di recente approvazione, sono state numerose con rilievi decisamente positivi e valutazioni otti- mistiche, ma anche con osservazioni critiche e costruttive. Tale ampia riflessione è stata particolarmente opportuna alla luce del fatto che, dopo anni di stasi nelle iniziative normative nel settore forestale nazionale, il biennio 2017-2018 è stato caratterizzato, almeno per quello che riguarda il livello centrale dello Stato, da un grande attivismo. Le norme recentemente approvate hanno una valenza molto diversa: alcune hanno un carattere ampio quasi a rappresentare strumenti per l’impostazione della programmazione di settore, altre sono molto specifiche in quanto riguardano l’organizzazione di singole istituzioni o aspetti fiscali. Tentare di legare le nuove norme in un quadro coerente è quindi pressoché impossibile, ma forse può essere utile dare una lettura critica delle stesse, evidenziandone i pregi e i limiti e, così facendo, cercare di individuare le prospettive di azione delle nuove politiche di settore, con i nuovi at- tori ad esse collegate. La lettura di queste norme che viene nel seguito proposta non è in chiave giuridica, ma esclusivamente in chiave politica, con una particolare attenzione all’analisi del nuovo quadro istituzionale, degli attori e delle loro possibili interrelazioni, con un riferimento quasi esclusivo alla scala dell’amministrazione centrale dello Stato
Forest land allocation and deforestation processes in the uplands
Two thirds of the Vietnamese territory is mountainous, with this area characterised by a large portion of steep slopes and soils subject to erosion, some of which was previously covered by rich tropical forests. Nineteen million hectares, or 58 per cent of the territorial area, is still classifed by central planning authorities as forest. This is, however, an administrative classification: only 8.3 million ha, or 25 per cent of the land area, is covered by forests (Table 6.1) while the remainder (10.7 million ha) is, in fact, bare land (Nguyen Van Dang 1997). A large part of the Vietnamese population, estimated to be 9.4 million inhabitants or 13 per cent of the entire population, still depends directly on the use of forest resources and the management of sloping land in mountainous areas (Rambo et al. 1995). The future of these mountain dwellers is threatened by the continuous degradation of forest land. Annual deforestation has been evaluated equal to 137 000 ha. The poor and marginal people, mainly members of the 54 ethnic minorities living in Vietnam, are particularly exposed to the negative impacts of this process (Smith 1998)
How national forest funds can support small-scale forest businesses to deliver ecosystem services
National Forest Funds (NFFs) represent an increasingly relevant funding source for the forest sector at the global level. With the increasing role of NFFs, their structures and operational procedures are becoming more complex and diversified. While many of these funds are State-driven and often support projects that include public goods with a focus on social and environmental benefits, some also support privately managed small-scale “for profit” businesses related to wood and non-wood forest-based value chains. This paper describes some the recent developments of NFFs and presents the results of a research effort that analyzed how NFFs' funding targeting small-scale forest enterprises can contribute to the provision of forest ecosystem services. For this analysis, five case studies from Costa Rica, Guatemala, Luxembourg, Portugal, and Tanzania have been selected. In specific, the Forest Financing Fund (FONAFIFO), the FONABOSQUE, the Forest and Climate Change Fund (FCCF) of Luxembourg, the Floresta Atlantica Fund, and the Tanzania Forest Fund (TaFF) are reviewed. The research addressed several key research questions, including: How are NFFs operations conceived to support small-scale forest businesses? What type of funding windows are targeting small-scale enterprises? What are the current practices of NFFs supporting ES provision through small-scale forest businesses? How could NFFs further support small-scale enterprises while unleashing contributions to the provision of ES?
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