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    Calcinosis universalis in systemic sclerosis with limited sclerodermia.

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    We describe the case of a patient with systemic sclerosis limited cutaneous form who presented a diffuse calcinosis of the soft tissues mainly at hips and shoulder levels and severe impairement of her possibility to walk and move her arms

    Un modello per intensità di cura basato sulla stratificazione del rischio di instabilità clinica dei pazienti consente l’erogazione di cure più appropriate e migliora gli esiti clinici ed organizzativi in Medicina Interna.

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    Introduzione: Gli aggravamenti clinici durante la degenza ospedaliera in area medica possono determinare il decesso precoce del paziente o il trasferimento non programmato in reparti intensivi1. Una adeguata stratificazione del grado di instabilità clinica dei pazienti può consentire l’erogazione di cure differenziate e di diversa intensità basate sulle necessità dei pazienti. Presso il reparto di Medicina Interna dell’Ospedale S. Chiara di Trento è stato implementato un nuovo modello organizzativo per Intensità di Cura (IC). A tale scopo sono stati introdotti specifici strumenti di monitoraggio e uno score di valutazione standardizzato e internazionalmente validato: il National Early Warning Score (NEWS). Obiettivo: Dimostrare come la riorganizzazione di un reparto di Medicina Interna basata su un modello per IC, utilizzando uno score di stratificazione del rischio di deterioramento clinico, migliori outcome clinici ed organizzativi del reparto. Metodologia: Il processo di cambiamento è stato effettuato in due step: una prima fase di validazione del potere prognostico del NEWS nel contesto locale2, una seconda di implementazione di un reparto per IC sulla base della stratificazione del rischio clinico dei pazienti. Sono stati analizzati gli accessi effettuati nel reparto di Medicina Interna dell’Ospedale Santa Chiara di Trento durante sei anni: 2012 e 2013 (non-IC), 2014, 2015, 2016 e 2017 (IC). Sono stati comparati 1453 e 1393 accessi consecutivi con il modello non-IC e 1437, 1622, 1498 e 1435 con il modello IC. È stata quindi effettuata una trend analisi su tutti gli anni. Gli outcome valutati sono stati: mortalità, mortalità precoce (<72 ore), trasferimenti per aggravamento verso i reparti intensivi, accettazione dai reparti intensivi e dagli altri ospedali della rete. Risultati: Le mortalità intraospedaliere totale e precoce sono passate rispettivamente dal 8,7% nel 2012 al 7,0% nel 2017 (p di trend=0,02) e dal 3,5% nel 2012 al 2,2% nel 2017 (p di trend <0,01). I trasferimenti per aggravamento sono diminuiti partendo da un 4,2% nel 2012 ad un 1,6% nel 2017 (p di trend<0,01). Contemporaneamente le accettazioni dai reparti intensivi e dagli altri ospedali della rete sono aumentate passando rispettivamente da 1,9% nel 2012 a 5,2% nel 2017 (p di trend<0,01) e da 4,0% nel 2012 al 9,6% nel 2017 (p di trend<0,01). Conclusioni: L’implementazione del modello IC basato sul NEWS, ha portato un miglioramento continuo degli esiti clinici e della gestione dei flussi intra ed inter ospedalieri. Tale approccio, basato su un utilizzo appropriato delle tecnologie disponibili, consente il superamento di un’organizzazione indifferenziata che assegna a tutti i pazienti uno standard “medio” di cura, calibrando l’intensità di assistenza sulla base del rischio di instabilità clinica del paziente, fornendo un setting di cura più appropriato

    Renin-angiotensin system modulation and outcomes in patients hospitalized for interstitial SARS-CoV2 pneumonia: a cohort study

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    Aim: The role of cardiovascular (CV) pharmacotherapies in patients with severe COVID-19 pneumonia remains controversial. This study aims to assess the impact of renin-angiotensin system modulation (RASi) (either angiotensin-converting enzymes (ACEIs) or angiotensin-receptor blockers (ARBs)) on COVID-19 outcome. Methods: We performed a cohort study on consecutive patients admitted for COVID-19 pneumonia at the Internal Medicine Unit of Sant'Orsola-Malpighi Hospital in Bologna, Italy. Patients with a possible alternative cause of respiratory failure other than COVID-19 were excluded. Clinical, pharmacological and laboratory data at admission and during the hospitalization were collected. Patients were treated with intravenous dexamethasone, low molecular weight heparin and nasal flow or Venturi mask oxygen. Subjects were followed until discharge, Intensive Care Unit (ICU) admission or death. Severe cases were defined by acute respiratory distress syndrome (arterial oxygen partial pressure and the fraction of inhaled oxygen ratio (P/F) ≤ 100 mmHg/%, or P/F ≤ 150 mmHg/% and respiratory rate ≥ 26/min). Patients with chronic use of RAS modulation were compared with those without for the composite outcome of in-hospital mortality or ICU admission. Hazard ratios (HR) were obtained by Cox regression, adjusted for several clinical factors. Results: Of the 268 patients enrolled in the study, 93 (35%, mean age 68 ± 13 years, 67% males) were treated with RASi (58% ACEIs and 42% ARBs). There were no meaningful differences between the RASI and no RASI group regarding clinical and laboratory parameters at admission. As expected, patients in the RASi group had a higher prevalence of hypertension, diabetes mellitus, atrial fibrillation, and ischemic heart disease. One hundred eight patients (40%) were admitted to ICU during hospitalization due to severe respiratory failure, and 24 (9%) died. The risk of in-hospital death or ICU admission was lower in the RASI group than in the non-RASI group (age and sex-adjusted HR 0.57, 95% CI 0.37-0.8), even after adjustment for several comorbidities (fully adjusted HR 0.44, 95% CI 0.26-0.74). Seven (7.5%) patients died in the RASi group vs 17 (9.7%) in the non-RASi group, leading to a non-statistically significant mortality risk reduction (fully adjusted HR 0.69, 95% CI 0.18-1.90). The lower risk in the RASi group was primarily related to ARBs use compared to ACEIs (HR 0.5, 95% CI 0.28-0.92 and HR 0.82, 95% CI 0.51-1.32, respectively). Conclusions: Our study showed an inverse association between the chronic use of RASi and COVID-19 pneumonia severity (either ICU admissions or in-hospital death), even when significant comorbidities are considered
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