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Le conclusioni non concludenti del dibattito su Marx tra gli economisti italiani dopo il 1960
Le conclusioni dell’articolato dibattito svoltosi in Italia intorno alla teoria del valore di Marx dopo la pubblicazione di Produzione di merci a mezzo di merci di Sraffa, quasi unanimemente accettate, individuano in questa teoria una contraddizione logico-analitica non superabile tra la dimensione del valore e quella dei prezzi, contraddizione che dimostrerebbe per la maggioranza degli studiosi il carattere non scientifico e metafisico della teoria stessa.
In realtà queste conclusioni non sono giustificate né dall’analisi contenuta in Produzione di merci, né dal pensiero di Sraffa, così come appare dalle carte inedite che si cominciano oggi a conoscere. La dimensione dei prezzi relativi, infatti, non esaurisce l’analisi condotta in Produzione di merci a mezzo di merci. Quando Sraffa intende studiare la relazione tra saggio di salario e saggio di profitto, cioè i rapporti sociali, sia pure considerati riduttivamente, rispetto alla teoria marxiana, solo come rapporti di distribuzione del reddito, deve introdurre la dimensione del valore, intesa come dimensione “macro-sociale” riferita alla totalità del sistema economico. In questo senso il saggio di salario da prezzo relativo, la cui unità di misura cambia necessariamente al variare della distribuzione, diviene un rapporto, un numero assoluto, identificato con la quota dei salari sul reddito. Questa operazione è possibile solo eguagliando il valore “macro” del reddito aggregato alla quantità di lavoro diretto impiegato nel sistema. Ma in questo modo il reddito aggregato è dato, in termini di valore, rispetto ai prezzi relativi dei singoli beni che lo compongono.
In questo quadro si possono trovare significative analogie tra l’analisi di Sraffa e quella della new interpretation di Foley, Duménil e Lipietz, che si propongono di difendere la teoria di Marx mostrando come l’eguaglianza tra la somma dei prezzi e la somma dei valori debba essere mantenuta per il prodotto netto e non per il prodotto lordo.
Queste considerazioni mostrano come le categorie del valore e del plusvalore di Marx non sono categorie metafisiche prive di contenuto scientifico
When small-sized and non-innovating firms meet a crisis: evidences from the Italian labor market
The Italian jobs crisis consists of a high percentage of non-working labour force, matched with a high percentage of discouraged, long-term unemployed and inactive population. Not only a sharp deregulation of the job market is groundless, but even a hypothetic return to expansionary fiscal policy would be insufficient in order to solve such structural problems. Starting from the literature dealing with the “Italian decline”, this article demonstrates that the current problems of the Italian labour market are strictly connected to both (post-crisis) fiscal adjustment and pre-existing features of the industrial branc
Il declino e la crisi dell'economia italiana: dalla teoria ai fatti stilizzati
La crisi dell’economia italiana rappresenta senz’altro uno dei nodi maggiormente problematici nel contesto più generale della crisi globale e della zona euro. A fronte di un continuo e tumultuoso peggioramento dei conti nazionali a partire dal 2008, le politiche economiche sin qui implementate si sono concentrate quasi esclusivamente sulle componenti dell’offerta, mirando al sostegno del sistema finanziario, ad una robusta diminuzione della spesa pubblica ed alla flessibilizzazione del mercato del lavoro. Simili interventi hanno trovato la loro giustificazione in una serie di contributi a carattere teorico-economico (ad es. Giavazzi e Spaventa 2011; Alesina e Ardagna 2010), volti a dimostrare come l’Italia avesse per un verso caratteristiche comuni al resto delle economie sviluppate (e dunque richiedesse politiche affini), per l’altro problemi specifici. Da parte degli economisti neoclassici e delle principali istituzioni economiche internazionali è stato infatti enfatizzato l’andamento decrescente della produttività del lavoro e l’eccessiva onerosità del costo del lavoro nel nostro paese: proprio questi aspetti sarebbero all’origine della profonda recessione in atto, imponendo interventi drastici sul mercato del lavoro per rilanciare produttività, crescita ed occupazione. Tuttavia, i risultati fortemente negativi sin qui ottenuti impongono una oculata riconsiderazione tanto delle scelte compiute quanto della solidità degli argomenti analitici mediante le quali esse sono state giustificate. Di converso, essi rilanciano quei contributi provenienti dai filoni post-keynesiani (ad es. Bagnai, 2013) e critici dell’economia (ad es. Bellofiore, 2010; 2012), i cui risultati hanno generalmente sottolineato il ruolo depressivo sulla domanda aggregata che le regole di funzionamento dell’unione monetaria, l’austerità e la deflazione salariale hanno esercitato prima e durante la crisi italiana. In linea con quest’ultimo filone di analisi, il presente lavoro si propone innanzitutto di dimostrare che il peggioramento della distribuzione del reddito e la diminuzione della domanda aggregata sono all’origine dell’aumento del CULP (indice del costo del lavoro per unità di prodotto) e della diminuzione della produttività registrati nell’ultimo decennio. In secondo luogo – integrando un simile approccio demand-oriented con un’attenta disamina della struttura economica, in continuità con l’analisi di Foley e Michl (1999) – si intende evidenziare il cruciale ruolo svolto dalla scarsa produttività, efficienza ed accumulazione dei capitali nel contesto del progressivo declino dell’economia italiana .
A tal fine, il lavoro sarà diviso in cinque sezioni. Nella seconda si richiameranno i principali risultati del dibattito teorico-economico sulla crisi globale, dell’eurozona e italiana mostrando la stretta relazione tra essi e le politiche economiche implementate da governi ed istituzioni internazionali. Nella terza sezione si affronterà il problema dell’andamento crescente del CULP (e decrescente della produttività) nel nostro paese, evidenziando il ruolo svolto dalle variabili distributive. Nella quarta sezione, ci si occuperà della produttività del capitale, della sua efficienza e dell’andamento dell’accumulazione in Italia nell’ultimo trentennio. Infine, si esprimeranno delle considerazioni finali tanto sulla diagnosi della crisi italiana sin qui proposta quanto sulle politiche economiche applicate
Loria, Achille, in Dizionario biografico degli Italiani, Istituto dell’enciclopedia italiana
MNC strategies to limit spillovers: How subsidiaries manage knowledge breadth to decrease spillovers
The aim of this paper is to investigate the factors influencing the speed at which knowledge flows from foreign to domestic firms. The focus is not on whether a knowledge spillover occurs, but on the time an MNC subsidiary’s knowledge takes to spread in the surroundings. Filling the gap in the literature regarding spillover speed in International Business by means of the insights from Innovation Studies, with particular reference to the literature on search, we propose a conceptual model where the speed of local knowledge diffusion is influenced by the technology sourcing strategies of subsidiaries. We then test our model using a database covering 1394 US patents from foreign MNC subsidiaries in the semiconductors sector. We find that not only does the breadth of the set of subsidiary knowledge sources slow down local knowledge diffusion, but the delay is mainly related to the diversity of global and internal sources used by the subsidiary, hinting at strategies that MNCs can use to further protect their knowledg
Comment on: “Unsecured credit markets are not insurance markets” by Kartik Athreya, Xuan S. Tam and Eric R. Young
The comment provides, using household level data, some measures of the magnitude of the increase in income risk and of how much of it has actually resulted in increased consumption risk. The main finding is that household idiosyncratic risk has increased but consumption risk has increased much less. Since the paper suggests that the use of unsecured credit cannot be responsible for stable consumption risk, despite increasing income risk, I explore possible reasons that prevented the rise in consumption risk
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