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    Zone Franche Urbane e le agevolazioni alle imprese della legge n.266/1997. Il “passaggio” necessario da politiche settoriali a politiche integrate per contrastare il degrado urbano

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    A partire dagli anni Novanta si è registrata una crescente attenzione verso le politiche di sviluppo urbano, favorita principalmente dall’affermarsi di politiche europee e nazionali. Tali politiche considerano le città sia oggetti particolarmente esposti a problemi di esclusione sociale, disoccupazione, degrado urbano, sia soggetti che assumono un ruolo strategico per il cambiamento e la crescita economica. I grandi cambiamenti sociali, culturali, economici e politici, che si sono verificati nel corso degli ultimi decenni, hanno contribuito in modo sostanziale, all’interno del dibattito scientifico contemporaneo, a portare al centro dell’attenzione, la questione della “dimensione urbana”. All’interno di questo quadro, la presente ricerca analizza le politiche settoriali di sviluppo dell’imprenditorialità istituite in Italia per risolvere problematiche di degrado urbano in ambiti ben definiti, nello specifico: le agevolazioni previste dall’art.14 della Legge n.266/1997, cosiddetta "legge Bersani", e il dispositivo fiscale delle Zone Franche Urbane istituito dalla Legge finanziaria del 2007. Entrambe le leggi pongono l’attenzione sul rapporto tra sviluppo economico e questioni urbane, rovesciando il tradizionale approccio top-down delle politiche settoriali imprenditoriali e si propongono di mettere in coerenza le diverse politiche di finanziamento e i programmi di riqualificazione urbana, al fine di massimizzare gli effetti su specifiche aree degradate. L’obiettivo generale della ricerca qui esposta è di fornire un’interpretazione in chiave urbana delle politiche di sviluppo imprenditoriale istituite dallo Stato italiano negli ultimi vent’anni. La ricerca, inoltre, persegue diversi obiettivi specifici. Il primo obiettivo specifico è finalizzato a contribuire con elementi di conoscenza teorica ed empirica all’ambito problematico della rivitalizzazione e la riqualificazione di specifiche aree caratterizzate dal degrado urbano mediante politiche di sviluppo imprenditoriale. Il secondo, con l’ausilio dei casi di studio selezionati, è relativo alla comprensione di come tali politiche, che per definizione forniscono risposte di tipo settoriale, possano affrontare la complessa tematica del degrado urbano, riuscendo ad assumere un carattere multidimensionale ed integrato. Il terzo consiste nell’individuazione di fattori di successo ed insuccesso per la definizione di una proposta di orientamenti da fornire alle Amministrazioni comunali per l’eventuale implementazione futura di questa tipologia di politiche. Infine, il quarto è finalizzato a capire il ruolo e le caratteristiche che deve avere il momento della valutazione nelle politiche di sviluppo all’imprenditorialità affinché sia di supporto alle decisioni e possa migliorare l’efficacia delle politica in contesti di degrado urbano

    Centri storici, paesaggio e experience based tourism: una risorsa per le economie locali

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    Molti centri minori, sebbene dotati di un patrimonio culturale materiale e immateriale, sono economicamente depressi e si collocano al di fuori dei circuiti turistici ed economici consolidati: situati in aree marginali rispetto alle grandi direttrici di collegamento e ai centri urbani principali, tentano di realizzare strategie di sviluppo incentrate sulla valorizzazione del turismo culturale "consapevole" e della fruizione lenta a partire dal proprio patrimonio storico-culturale e ambientale. Il presente contributo esamina il tema della valorizzazione della fruizione lenta e del turismo "consapevole" nei centri storici minori, registrando il crescente interesse culturale legato alla riscoperta dei "cammini" e legandosi a un concetto di turista inteso non più come osservatore passivo ma come partecipante attivo alla vita del territorio. Recenti studi hanno dimostrato come il turismo culturale interagisca in modo sempre più profondo anche con le molteplici filiere dei prodotti e dei servizi che, in un’epoca di reinterpretazione delle scelte di consumo in termini di costruzione e rappresentazione dell’identità personale e collettiva, finiscono per caricarsi di una forte valenza simbolico-culturale. Il paper definisce uno scenario di opportunità entro cui confrontare esperienze nelle diverse specificità regionali e locali che affrontano, nella pianificazione e nelle strategie, il tema del turismo consapevole e della fruizione lenta come processo di valorizzazione del territorio agricolo e naturale, attraverso la difesa di economie integrate e il recupero di un tessuto edilizio ed infrastrutturale in abbandono. Emerge il nuovo concetto di experience-based tourism, che va oltre l’esperienza di viaggio fugace, prolungandola nel tempo attraverso un coinvolgimento intellettuale ed emotivo in grado di stimolare la diffusione della conoscenza attraverso il racconto (story-telling). Dal confronto delle diverse esperienze emergono interessanti indicazioni per superare l’abbandono del territorio rurale, a favore di forme di cura, di rigenerazione del territorio e della produttività del sistema paesistico-ambiental

    L'esperienza della consapevolezza, il ruolo del design.

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    Il Saggio svolge una rilfessione sul ruolo della interazione tra informazione passiva ed attiva di un determinato dato, considerando che la consapevolezza, ovvero la conoscenza consapevole di una informazione è stimolata dalla richiesta di una interazione che valuta non solo il dato oggettivo ma anche quello percepito. Nello specifico il saggio applica al caso studio della ricerca contenuta nel testo, l'analisi della relazione tra capacità del singolo di percepire le reali condizioni ambientali di un luogo e le condizioni oggettive del luogo stesso

    Earthquakes, public spaces and (the social construction of) environmental disasters. The role of public space for risk mitigation and urban redevelopment and the role of environmental disasters for re­-assessing the ‘space of the Public'

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    This paper stems from longlasting research dedicated to urban risk reduction through a planning approach. It focuses on public space, proposing an inversion of the usual perspective: instead of considering public spaces for risk mitigation and urban redevelopment, here the imperatives of environmental safety and urban resilience can be instrumental for exploring the meaning and role of the public space from a different, rather compelling point of view. One starting point is the concept of SUM, Strategic Urban Structure (or Framework), from the Italian “Struttura urbana minima”, which has been introduced in order to set out the contents of urban risk reduction in local administration agendas and particularly into ordinary planning processes. The SUM has been conceived both as an analytical and a normative/planning tool. Public spaces are the backbone of both urban structure and of the SUM. From their features, localization, distribution within the settlement, and their systemic characters, largely depend the capacity of a town to positively react to a seismic event. Six casestudies of small and medium-size historic towns in the Umbria Region (one of the many Italian Regions with a high level of seismic risk), help to understand the complexities and problems related to seismic prevention within historical centres, and the conflicts between conservation of the heritage and the imperatives of environmental safety. In order to overcome possible criticalities identified in a SUM, it is necessary to provide alternatives to its functioning through redundant elements. The concept of redundancy, which is strictly related to that of uncertainty, is very interesting and promising in this field of research
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