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    Moda: Criminal Minds?

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    La moda è un oggetto culturale. La moda esprime l’identità culturale di una comunità, di un gruppo sociale, di un’epoca storica. Attraverso i segni della moda è possibile cogliere le trasformazioni sociali forse meglio che attraverso altri sintomi. Pensiamo a quello che hanno rappresentato, per esempio, l’accorciamento delle gonne e la scomparsa della crinolina nei primi decenni del Novecento per la libertà e l’emancipazione delle donne. Pensiamo al ruolo che hanno avuto i jeans come simbolo di ribellione giovanile tra gli anni ’50 e i ’70 dello scorso secolo. Pensiamo al ruolo di figure come Helmut Newton e Diana Vreeland quali esponenti del mondo della cultura in senso ampio e non semplicemente fotografo di moda l’uno e direttrice di una rivista di moda l’altra. Dunque, la moda è cultura, laddove per cultura intendiamo gli stili di vita, i gusti, i costumi quotidiani di una società

    Fashion, Prostethics, Machine: Being Human and the Body Today

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    In this chapter, Italian semiotician Patrizia Calefato focuses on the relationships between the ‘clothed’ body and its technological, communicative and substitutive prosthesis, a concept that has been extensively and broadly analysed by social sciences in relation both to the physical and the communicative enhancing of the human body. The prosthetic body, Calefato argues, involves aspects concerning fashion, human rights, aesthetics and law, as well as knowledge and cultural matters. In fact, the substitutive function of the prosthesis cannot be separated from both its aesthetic and communicative functions, which means that fashion has to work with a sort of ‘second nature’ of the body

    Città fluide e immaginari di moda

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    Come è cambiata la città, come è cambiata la moda nei primi due decenni del nostro secolo? Come cambia sotto i nostri occhi, in un presente che è già futuro, mentre ancora lo stiamo vivendo? Ereditiamo dalla modernità la consapevolezza di un profondo intreccio tra la moda e la città, un intreccio che si avviluppa su un nucleo che è allo stesso tempo anche una struttura: la strada. La strada è il luogo dove il gusto sperimenta l’atmosfera del tempo, è la zona d’incrocio tra culture e tensioni, è lo spazio fisico e metaforico entro cui la città acquisisce il suo senso in virtù di pratiche sociali condivise. “Le strade sono le abitazioni del collettivo”, annotava Benjamin nel Passagenwerk, avendo nella mente la Parigi dei passages, luoghi che accolgono le merci offerte in esposizione al diletto feticistico delle folle che passano, ed esibite alla dilatata attenzione del flâneur. Questa concezione della strada come sede di passaggi, come territorio in cui si creano identità mobili, accompagna l’idea moderna di città come luogo vissuto e culturalizzato da stili di vita riconoscibili attraverso l’esteriorità. Stili che cioè si misurano sul luogo liminare – che il passage benjaminiano ben schematizza ma che oggi non è evidentemente più quello in senso letterale – costituito dalla commistione di interno ed esterno, di “casa” e “fuori-casa”, di stanzialità e viaggio

    Vestire il tempo

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    La moda è, come dice Benjamin, l’autentica figura di questo processo in quanto continua presentificazione “incandescente” di motivi riposti nel passato di cui essa si fa messaggera e tramite. Già, prima di Benjamin, lo aveva scritto Simmel (1895): la moda promuove a immagine sociale la dialettica tra individuo e società servendosi di motivi e segni in grado di realizzare tanta più coesione sociale quanto più lontana, nello spazio o nel tempo, è la loro provenienza.3 Testimonianza di ciò sono, nello spazio, gli “esotismi” come alimento perenne delle mode e dei costumi; e nel tempo i revival, le mode che ritornano ciclicamente a rivitalizzare e ispirare le ultime novità. Il tempo vive dunque nella moda attraverso citazioni perenni. A volte siamo in grado di riconoscerle, a volte invece ce ne sfugge l’origine, eppure anche in questi casi il passato ci si presenta come qualcosa di familiare, che ci rassicura o, viceversa, ci sconvolge perché viene proposto in accostamenti imprevedibili

    Lusso contemporaneo

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    Questo testo si concentra sul ruolo e l’importanza del lusso contemporaneo approfondendo le ragioni e le ramificazioni del perché il lusso rimanga cruciale come voce dell’economia e come sistema simbolico anche durante le recessioni globali del nostro tempo. Incorporando in sé una dimensione sia culturale che qualitativa, il lusso contemporaneo differisce però dal concetto tradizionale che lo lega all’opulenza, al consumo vistoso, all’ostentazione della ricchezza. Per approfondire la relazione omologica tra il livello economico e quello simbolico-semiotico di funzionamento del lusso, l’articolo fa riferimento al concetto di “denaro linguistico” (Rossi-Landi). Con una metodologia che attinge agli studi culturali, alla sociologia della cultura, alla semiotica estetica, questo testo offre così una visione del lusso quale fenomeno storico e culturale che contiene sempre un dualismo sottinteso. Esso rappresenta sempre l’eccesso, la sovrabbondanza, il flusso incontenibile di segni e desideri che lo hanno caratterizzato in ogni epoca della storia, ma i concetti chiave che meglio lo definiscono e circoscrivono negli stili di vita della contemporaneità sono: unicità, rarità, distinzione, eternità, tempo, spazio, agio, benessere

    Sovereign Time

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    Few phenomena embody the notion of time as well as fashion. Fast-moving and rooted in the 'now', it's constantly creating its own past through the process of rapid style change. Uniquely poised between the past and the future, fashion's relationship with time is unorthodox. Rather than considering time in the conventional sense, this article explores some alternative ways to think about fashion and time

    La Puglia allo specchio

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    Dalla criminalità organizzata alla disoccupazione giovanile, dalla questione femminile alla tutela dei minori, le emergenze sociali e le soggettività deboli occupano un ruolo preminente nel racconto che i territori dell’Italia meridionale fanno di loro stessi. Non fa eccezione la Puglia, dove i media locali sono impegnati nella mappatura quotidiana delle criticità, contribuendo a riprodurre la distanza che separa i soggetti deboli dal pieno esercizio della cittadinanza e dando conto dell’efficacia dell’azione politica nel ridurre questa disparità. Come il racconto giornalistico costruisce la rappresentazione di queste criticità? A quali temi è dato più rilievo? Quali ritratti delle soggettività vulnerabili (donne, minori, migranti, tossicodipendenti) emergono dalle immagini e dalle parole utilizzate dai Tg? Quali trasformazioni, infine, hanno subito queste rappresentazioni al passaggio di due eventi significativi (dagli effetti teoricamente opposti sulle emergenze sociali) che hanno coinvolto il territorio pugliese nella sua storia recente: la crisi economica del 2008 e la cosiddetta Primavera pugliese, stagione di rilancio civico, turistico e culturale della regione
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