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    Schiavitù nera e legislazione schiavista nella prima fase di colonizzazione di la Española: la provisión del viceré Diego Colombo (6 gennaio 1522)

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    Fin dai primi anni del processo di colonizzazione, nel possedimento di Santo Domingo gli spagnoli tentarono di avviare un sistema economico basato sulla piantagione. Rendere efficiente un'economia basata sull'agricoltura estensiva richiedeva una cospicua quantità di manodopera: gli schiavi. Nelle prime fasi del dominio castigliano, furono soprattutto gli indios ad essere ridotti in schiavitù. Ma lo sfruttamento dei nativi si sarebbe rivelato presto inefficace. L'introduzione di schiavi neri modificò in maniera sostanziale la società dell'isola al punto che Santo Domingo fu sconvolta da numerose rivolte nelle quali indios e neri combatterono, fianco a fianco, per affrancarsi dalla condizione di schiavitù nella quale versavano. Emerse, tra gli amministratori di Santo Domingo, la necessità di regolare la vita della forza lavoro schiavile. In tali circostanze, il 6 gennaio 1522, fu promulgata la provisión di Diego Colombo, viceré delle Indie. Il testo rappresentò uno di primi tentativi di regolamentare l'esistenza della manodopera schiavile nera, ormai in procinto di divenire la forza lavoro dominante nel possedimento dominicano

    Smart Training for Smarter Development – SmartTr4De

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    Il progetto “SmarTr4De” intende promuovere la mobilità transnazionale di 50 giovani laureati residenti nella Regione Puglia e disponibili sul mercato del lavoro mediante lo svolgimento di tirocini della durata di 16 settimane in Bulgaria, Germania, Regno Unito, Spagna e Belgio. Il progetto risponde ai bisogni individuati nel contesto territoriale della Regione Puglia, con riferimento alla necessità di sviluppare e potenziare le figure professionali nell’ambito dei “Green jobs” in considerazione della rilevanza del settore Green economy nel territorio pugliese e alla necessità di creare un eco-sistema urbano efficiente e integrato. Si risponde a fabbisogni formativi con l’attivazione di percorsi professionalizzanti che prevedono l'attivazione di nuove competenze scientifico-tecnologiche a livello locale nei settori che maggiormente richiedono la pianificazione di interventi smart rispondendo, quindi, a specifiche priorità ed esigenze concrete. Vengono individuate le seguenti macroaree: 1. Cultural Heritage; 2. Architettura sostenibile e materiali; 3. Smart grids; 4. Mobilità urbana sostenibile e attori locali. L’obiettivo generale del progetto è migliorare le opportunità occupazionali di giovani laureati in percorsi economici e tecnicoscientifici attraverso esperienze di tirocinio presso aziende, organismi e centri di ricerca operanti in settori d’avanguardia per la promozione territoriale dello smart development. Gli obiettivi specifici del progetto sono: migliorare il curriculum del partecipante con un percorso certificato e riconosciuto al fine di favorire il loro inserimento lavorativo nel territorio di provenienza; potenziare le competenze linguistiche e comunicative con riferimento alla terminologia specifica del settore; favorire l'approccio con realtà lavorative internazionali aumentando le possibilità occupazionali dei beneficiari. ANCI Puglia promuove il progetto “SmarTr4De” a livello locale in collaborazione con l’Università del Salento, Legambiente Puglia e l’ANCE Puglia (Associazione Nazionale Costruttori Edili). Il partenariato internazionale coinvolge enti intermediari dalla Spagna (Esmovia - Sistema Practice s.l), Regno Unito (Training Vision Ltd), Bulgaria (Gateway Ltd), Germania (Arbeit und Leben Hamburg; Berlink ETN Gmbh) e un ente ospitante - Belgio (Federene). L’articolazione del progetto prevede le seguenti fasi: avvio progetto e preparazione (linguistica, culturale e pedagogica) prevista dal mese 1 al mese 4 (Settembre 2013 – Dicembre 2013); mobilità transnazionale dal mese 5 al mese 11 (Gennaio 2014 – Luglio 2014); monitoraggio e valutazione dal mese 1 al mese 13 (Settembre 2013 – Settembre 2014); gestione generale dal mese 1 a mese 13 ; disseminazione dei risultati (M 1 – M13). Trai risultati attesi: 1. Acquisizione di esperienze e buone prassi nel settore “Smart Development”; 2. Sviluppare e rafforzare le professionalità e le competenze tecniche nel settore specifico; 3. Apportare valore aggiunto al territorio di provenienza

    Gli schiavi della croce bianca. Colonizzazione, legislazione repressiva e rivolte nelle indie occidentali danesi (1663-1733)

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    La Danimarca non occupava un posto di primo piano tra le grandi potenze colonizzatrici. Analizzando il modello coloniale danese, tuttavia, si scorgono diversi punti di raccordo con i grandi imperi coloniali. Il "Gardelins slavereglement" del 5 settembre 1733, emanato da Philip Gardelin, governatore dell'isola di St. Thomas, è uno dei segni piú tangibili dell'influenza delle grandi potenze europee sulla storia coloniale danese. Un Codice schiavista emanato da uno Stato senza tradizione nella legislazione speciale per gli schiavi

    Gli svedesi a Saint-Barthélemy tra economia schiavista e Codice nero von Rosenstein (sec. XVIII-XIX)

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    Tra XVII e XIX secolo anche la Svezia, sulla scia delle grandi potenze europee, provò a costruire un impero coloniale. Condotti sulle rotte atlantiche dalle sapienti mani dei mercanti olandesi, gli svedesi avrebbero dato vita nel Delaware al loro primo possedimento stanziale nel Nuovo Mondo, fort Christina (1638). L’impeto coloniale portò gli svedesi a inserirsi nel grande circuito della tratta degli schiavi, costruendo sulle coste dell’odierno Ghana diverse fortificazioni dove venivano rinchiusi gli schiavi in partenza per il Nuovo Mondo. Una volta perse queste piazzeforti a favore di danesi e olandesi, nel corso degli anni Cinquanta del XVII secolo, le velleità imperiali svedesi sarebbero rimaste silenti fino alla fine del secolo XVIII. Nel 1784 in cambio di alcune concessioni commerciali fatte ai francesi nel porto di Göteborg, il sovrano Gustavo III avrebbe ricevuto in cambio la possibilità di colonizzare l’isola di Saint-Barthélemy. Gli svedesi avrebbero tentato di trasformare questo piccolo isolotto, poco distante dalle Grandi Antille, in un centro di riferimento per il commercio caraibico e per la tratta degli schiavi tra XVIII e XIX secolo. Per gestire una colonia in parte fondata sullo sfruttamento della manodopera schiavile, anche le autorità svedesi ricorsero alla promulgazione di leggi schiaviste, conosciute come Codici neri. Chiaro esempio è il Codice Von Rosenstein del 1787

    Dal Codice afonsino al Codice filippino. Schiavismo e società nel mondo lusitano tra XV e XVII secolo

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    ItSpagna e Portogallo furono le monarchie protagoniste della prima fase dell'espansione ultramarina europea. L'acquisizione di una dimensione imperiale intercontinentale – con tutto quello che ne conseguì (mutamenti nel sistema politico, economico, sociale) – ebbe delle ripercussioni in tutti gli ambiti della vita statale delle monarchie iberiche. Vi furono riforme amministrative, nuovi regolamenti giuridici, ricadute di breve e lungo corso sul versante culturale e antropologico. Questo processo evolutivo andò ad investire anche le istituzioni più antiche, che potevano contare su una lunga tradizione politico-giuridica e che rappresentavano dei baluardi, anche e soprattutto in termini d'identità culturale. La schiavitù era senza dubbio uno di queste. La concezione giuridica, sociale, culturale ed antropologica della schiavitù cambiò in maniera significativa. I portoghesi, quanto e forse più degli spagnoli, contribuirono in maniera decisiva a questa evoluzione, sia con le esplorazioni della costa africana che con i modelli colonizzazione esperiti a Madeira e São Tomé. Il presente contributo si propone di riflettere su come le esplorazioni e gli esperimenti coloniali abbiano modificato il concetto di schiavitù nella società portoghese, valutando al contempo se, e come, tali mutazioni furono accolte nei principali regolamenti e ricompilazioni emanate dai sovrani lusitani tra i secoli XV e XVII.EnSpain and Portugal were the protagonists of the first phase of the European ultramarine expansion. The acquisition of an intercontinental imperial dimension - with all that followed (changes in the political, economic and social system) - had repercussions in all areas of the state system of the Iberian monarchies. There were administrative reforms, new legal regulations, short and long term repercussions on cultural and anthropological aspects. This evolutionary process also involved ancient institutions, which had a long political-legal tradition and which represented bulwarks, also and above all in terms of cultural identity. Slavery was undoubtedly one of them. The juridical, social, cultural and anthropological conception of slavery changed significantly. The Portuguese, as much as and perhaps more than the Spanish, contributed decisively to this evolution, both with the explorations of the African coast and with models of colonization experienced in Madeira and São Tomé. This paper aims to reflect on how explorations and colonial experimentations changed the concept of slavery in Portuguese society, while assessing if and how these changes were incorporated into the main regulations and recompilations issued by the Lusitanian sovereigns between the 15th and 17th centuries

    "Le droit des esclaves". I codici neri del 1685 e del 1724 nei territori della nuova Francia.

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    L’anno dell’entrata in vigore del “Code noir” in Louisiana è il 1685. Il “Code noir”, nel suo preambulo, conteneva disposizioni che proibivano a ebrei e protestanti di risiedere nelle colonie francesi d’oltremare, dove l’unica fede consentita era quella cattolica e romana. Un sussulto di intolleranza religiosa è riscontrabile in queste disposizioni che entrano in vigore proprio nel 1685, lo stesso anno in cui viene revocato l’Editto di Nantes di Enrico IV con l’Editto di Fontainebleau di Luigi XIV. Ma il “Code noir” del 1685 non resterà in vigore per molto tempo in quanto già nel 1724 sarà sostituito da una nuova versione. Quest’ultima contemplerà dei controlli più rigorosi dei padroni sui loro schiavi, nonchè punizioni più severe. Nel presente lavoro vengono messi a confronto i due codici, quello del 1685 e quello del 1724 e, inoltre, si cerca di dimostrare l’influenza che questo tipo di codificazione ebbe su altri territori coloniali e schiavisti. Nelle colonie spagnole nacquero i cosiddetti “Codigos negros”, mentre negli Stati Uniti, gli Stati del sud, si doteranno di “Black codes” che in parte persisteranno anche dopo la guerra di secessione

    Las amargas reglas del azúcar. Legislación esclavista francesa y española en la América colonial

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    Entre las principales plantaciones en el Nuevo Mundo: maíz, algodón y tabaco, las de azúcar fueron consideradas las más di-fundidas y rentables. En este artículo se analiza brevemente la relación entre el comercio de esclavos africanos y la producción de azúcar en la América colonial, con lo cual se evidencia cómo la necesidad de mano de obra dio lugar a tal afluencia de africanos esclavizados hasta el punto de transformar la sociedad americana. En lugar de los indios, llegaron los europeos y al poco tiempo los cautivos de África, el verdadero motor de la economía de las colonias; la necesidad de gobernar el flujo de su entrada y su vida en el nuevo contzinente vio el surgimiento de los códigos negros y de otros reglamentos legislativos sobre el sometimiento de los africanos en territorios de los franceses y de los españoles. Los códigos negros franceses (Codes noirs), los códigos negros españoles y los blacks codes estadounidenses nacieron con la intención de proteger a los esclavos de los abusos de sus amos, pero no sucedió así porque el poder de los dueños fue más fuerte que las disposi-ciones procedentes de las capitales europeas

    L'impero del Giglio. I francesi in America del Nord (1534-1763)

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    Nel 1944, durante lo sbarco in Normandia, le truppe canadesi cercavano di comunicare con gli abitanti lungo la costa parlando “un francese antico”. Quella lingua altro non era che una delle eredità della Nuova Francia, un insieme di territori in America del Nord che tra gli inizi del XVI e la metà del XVIII secolo avevano rappresentato il sogno francese di un vasto impero oltreatlantico, composto fino al 1713 da quattro entità territoriali: il Québec, l’Acadia, Plaisance (sull’isola di Terranova), la Louisiana. Nel libro sono narrate le vicende di esploratori come i Caboto, Giovanni da Verrazzano, Jacques Cartier, Samuel de Champlain, Robert Cavelier de La Salle e la ricerca del mitico passaggio a Nord-Ovest. Vi sono gli indiani, Irochesi e Uroni, e i luoghi della Nuova Francia: i rigidi inverni laurenziani, le immense distese innevate, la flora e la fauna della valle del fiume San Lorenzo e dei Grandi Laghi; le sconfinate foreste, i paesaggi marini e lacustri dell’Acadia e di Plaisance; la Louisiana con la sua opprimente calura primaverile e estiva, terra di schiavi, paludi, bufali e serpenti a sonagli. Vengono descritti l’organizzazione politico-amministrativa di quei territori, la società, l’economia (in particolare il commercio delle pellicce e la pesca del merluzzo), il ruolo della Chiesa e degli ordini religiosi. C’è il sogno imperiale francese costellato da scontri, alleanze e trattati fino al 1763, anno in cui, dopo un conflitto dalle dimensioni mondiali - la guerra dei Sette anni - l’impero del Giglio sarà destinato a dissolversi nei flutti della storia. Un’opera vasta sull’impero francese nordamericano che risponde ad un bisogno conoscitivo non solo degli specialisti, ma anche di un pubblico più ampio
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