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    La comunicazione dei rischi aziendali. Teorie e modelli di reporting

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    L’analisi dei rischi aziendali e la loro rappresentazione nella comunicazione esterna d’impresa rappresentano un argomento complesso, oggetto di un continuo interesse da parte degli standard setter e delle autorità di controllo dei mercati mobiliari. Alla base di questa sensibilità vi è il convincimento che l’informativa di bilancio non consente di valutare in modo consapevole i rischi che le imprese si trovano a fronteggiare. Le continue turbolenze dei mercati dei capitali, insieme ai diversi dissesti di società quotate, hanno poi contribuito ad aumentare le aspettative dei mercati finanziari verso un’informativa di bilancio sempre più trasparente. In tale contesto, il lavoro propone un’analisi critica della letteratura nazionale ed internazionale sulla comunicazione economico-finanziaria d’impresa al fine di identificare le possibili motivazioni e i principi generali che dovrebbero ispirare la disclosure sui rischi aziendali. In secondo luogo, si offre un esame critico dei modelli di reporting proposti dagli organismi professionali, dal legislatore nazionale e dallo IASB al fine di fornire un quadro di riferimento per tutti coloro che sono interessati alle nuove disposizioni. Particolare enfasi è posta all’analisi dei rischi finanziari che rappresentano, a tutt’oggi, l’oggetto principale del risk reporting

    Il modello monistico. Profili istituzionali e schemi di applicazione nel Regno Unito e in Italia

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    La monografia esamina le caratteristiche del modello di governance della public company anglosassone, evidenziandone le principali differenze con le strutture di controllo padronali italiane. Si analizza, in particolare, l’efficacia del modello monistico inglese, in relazione al ruolo degli amministratori indipendenti, quale strumento di governance in contesti caratterizzati da società con assetti proprietari concentrati

    Risk Disclosures in Italian IPO Prospectuses: A Comparison of Manufacturing and IT Companies

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    Although the disclosure of corporate risks is considered as key information for sound investors’ decision making, recent research has shown that companies’ reporting practices are unhelpful, as they are generic and boilerplate. The current empirical evidence is based mainly on the information provided in the annual reports of listed companies, whereas research on risk disclosures in initial public offerings (IPOs) is still limited. This paper performs a quantitative and qualitative analysis of risk reporting within IPO prospectuses for a sample of six manufacturing and six information technology (IT) Italian companies. The aim is to provide further empirical evidence meaningful to regulators and accounting standard setters to: i) define ‘best practice’ for risk reporting and ii) to assess the extent to which industry affects risk disclosures. The level of risk information is measured by carrying out a detailed content analysis, based on a coding instrument comprising 76 risk categories and two type attributes (time and quantitative orientation), with each aspect of the risk information expressed in terms of lines. The findings indicate that prospectuses place significant emphasis on external risks, but neglect other sources of uncertainties. The comparison between the two industries shows that they share similar disclosure practices, with the IT companies disclosing significantly higher proportions of forward-looking and external risk information than the manufacturers

    EVA, Residual Income and managerial performance

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    EVA (Economic Value Added) is the trademark used by an American consultancy firm, Stern Stewart & CO, to rename a performance measure that has been around for a very long time in the accounting literature – residual income. Under this concept of profit a company creates wealth only when the cost of capital, included the opportunity costs of shareholders funds, has been recovered. The objective of this study is to examine the theoretical foundations of EVA and its role as tool for monitoring and rewarding senior managers. Particular emphasis is given to the accounting adjustments and to the bonus bank proposed by Stern Stewart to align the interests of managers and shareholders, making the former behaving as owners

    L'utilità della disclosure sui rischi finanziari. Metodi di ricerca ed evidenze empiriche

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    La normativa in materia di comunicazione dei rischi finanziari è stata oggetto negli ultimi anni di un vivacissimo fermento che ha portato all’introduzione di nuove informazioni che le società quotate devono fornire nell’ambito dei loro fascicoli di bilancio. In risposta a questo continuo interesse da parte degli standard setter, e alla diffusione di copiose relazioni sui rischi, si è sviluppata un’ampia letteratura che ha valutato le caratteristiche, i benefici e i limiti della disclosure sui rischi finanziari. Il presente lavoro intende contribuire al tale dibattito, estendendo l’analisi a due tipologie di rischio che non sono state ancora esaminate: il rischio di credito e quello di liquidità. Segnatamente, si intende valutare se le informazioni sul rischio di credito e su quello di liquidità, previste dal principio contabile internazionale IFRS 7 – Strumenti finanziari: informazioni integrative, sono effettivamente utili per gli analisti finanziari, in quanto consentano di esprimere giudizi più consapevoli sul profilo di rischio di una società. Prendendo le mosse da questi presupposti, il volume esamina, anzitutto, le principali metodologie che sono state impiegate, nell’ambito degli studi di financial reporting, per valutare l’utilità dell’informativa di natura contabile relativa alle tradizionali grandezze di reddito e di capitale. Successivamente, si propone una rassegna critica della letteratura sulla comunicazione dei rischi e si riportano, infine, i risultati dell’analisi empirica condotta con 38 sell-side analysts

    FT Coverage and Target Price Run-ups: Evidence from the London Stock Exchange

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    The insider trading and market expectation hypotheses have been proposed to explain the increase in share prices of target firms before their merger announcements. We focus on the market expectation hypothesis by using daily FT coverage as a proxy of a merger expectation and search for relevant articles for 1,059 UK target firms between 1998 and 2010, identifying a total of 1,240 rumour articles. We find that FT coverage can only partly explain the target price run-ups and therefore we support the alternative insider trading hypothesis
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