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Il corpo e il cosmo. Per una archeologia della persona
Il corpo e il cosmo è, come spiega il sottotitolo, una archeologia della nozione di persona. Si inserisce dunque, per metodo e stile, nelle ricerche storiche inaugurate da Michel Foucault. È un testo che illustra come la nostra idea di individualità personale si sia costruita storicamente, nel conflitto con una visione del mondo metafisica che non la prevedeva: la persona, così come la intendiamo oggi, è l’effetto di una perdita delle nostre relazioni con il mondo, l’effetto di un progressivo ripiegamento del cosmo nell’interiorità del corpo.
Il libro si divide in due parti. Nella prima, dedicate soprattutto all’epoca tardo-antica, nella quale nasce e viene a imporsi la cultura cristiana, si mostra che la valorizzazione della personalità individuale implica, come sua condizione di possibilità, un privilegio conferito al corpo umano in quanto corpo carnale. Allontanandosi dalle ricostruzioni che, sulla scia di Nietzsche, stigmatizzano la mortificazione cristiana della carne, il testo dà prova del fatto che la vera novità portata dal cristianesimo consiste invece in una esaltazione senza precedenti della nostra corporeità. La seconda parte del testo, che focalizza l’attenzione sull’età moderna, rileva sino a che punto la «persona» sia legata all’emergere della «vita», come nome che sostituisce quelli metafisici di «essere» e di «natura», ovvero come dispositivo che ripiega l’infinità dell’essere e della natura nell’interiorità finita del vivente. Da qui anche la convinzione tipicamente moderna che ognuno di noi viva sostanzialmente all’interno di sé, isolato dal tutto, determinato da tendenze o pulsioni che definiscono la nostra unicità. Come ogni lavoro archeologico, anche questo si propone di ricostruire la genesi della persona solo per tentare di aprire uno spazio per pensare altrimenti
L'individuo tra estetica e romanzo
The aim of my article is to challenge an idea that has become commonplace in Aesthetics and Literary Theory: the idea according to which the individual is the proper object of the novel. Undoubtedly, in modern Aesthetics, there is a tendency to confer on art in general with the function of expressing the individual. Is the novel completely integrated within this tendency? Are there any features the need to be taken into account? My thesis is that the object of the novel is not so much the concrete historical individual as something which is closer to the abstract domain of philosophical concepts. This will be argued through the analysis of some cases study (Stendhal, Balzac, Musil) and by using the specific viewpoint provided by the notion of character
Il regno delle circostanze. La nozione di carattere tra Helvétius e Stendhal
The main purpose of this essay is to highlight the originality of Stendhal's intellectual position against the background of the early nineteenth century French culture. It is the age of Cabanis, Bichat and Maine de Biran, that is an era when physiology was born and with it the idea of an organic inner life had emerged. The slogan of the time might have been: each one has its own personality, depending on its own physical organization. Stendhal's attitude is completely different: for him, as a good follower of Helvétius, the character of a person is not something natural or innate, but it is the result of outside and fortuitous circumstances. Stendhal's characters are the radiant proof of that
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