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    PIH-PREECLAMPSIA MATERNA ED OUTCOME NEONATALE NEI FETI ARED-IUGR

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    Il valore del nostro risultato sta nell'aver indagato due gruppi fortemente omogenei di neonati mediamente sotto il chilo di peso, partoriti da ipertese e normotese ed al di sotto di 33 settimane di EG (Epoca Gestazionale), differentemente da altri Autori che in funzione del campione di volta in volta indagato ottengono risultati disordanti. Noi abbiamo voluto valutare in modo originale l'effetto della PIH (Ipertensione Indotta dalla Gravidanza)-Preeclampsia in feti ARED (Absent or Reverse end-Diastolic Flow) IUGR (Intra Uterine Growth Restriction), dove il danno placentare è sempre avanzato e, per tanto, è molto forte il rischio di svilulppo di complicazioni neonatali maggiori, frequenti per queste EG. il nostro risultato è una ulteriore conferma delle più recenti osservazioni che ormai smentiscono in modo abbastanza evidente l'assioma che la condizione di ipertensione materna, responsabile di stress intrauterino, incrementando la produzione di cortisolo fetale e, dunque accellerando la maturità polmonare migliori l'outcome neonatale. Reputiamo importante, in ultima analisi, sottolineare che dai nostri dati non solo ci risulta, come recentemente affermato, che l'incidenza di NRDS (Neonatal Respiratory Distress Syndrome) è incrementata, ma anche che l'incidenza e soprattutto la severità della IVH (Intraventricular Hemorrhage), patologia responsabile della massima parte dei decessi della nostra ricerca, è significatamente più alta nei neonati da madre con PIH-Preeclampsia. In attesa di arricchire il campione con ulteriori conferme concordiamo con gli Autori che recentemente hanno affermato come la condizione di ipertensione materna assume un importante valore prognostico negativo per l'outcome neonatale e sottolineiamo l'importanza, quando possibile di adottare un atteggiamento clinico di attesa vigile per il corretto management di queste gravidanze almeno per somministrare la terapia steroidea per l'induzione della maturità polmonare

    EFFETTO DEL BETAMETASONE SUGLI STATI COMPORTAMENTALI FETALI A TERMINE VALUTATI ATTRAVERSO LA CARDIOTOCOCGRAFIA COMPUTERIZZATA

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    I nostri risultati evidenziano che il Betametasone, oltre ad avere effetti immediati e transitori descritti sull'attività motoria e respiratoria fetale, nonché sulla variabilità FHR in battiti per minuto (bpm), ha anche un effetto a lungo termine sui parametri cCTG (Cardiotocografia Computerizzata) Acc 15, HV (Higt Variation) msec, LV (Low Variation) min, LV msec e STV (Short Term Variation). Il primo risultato importante ottenuto è rappresentato dalla assenza di LV nei tracciati del gruppo di studio rispetto ai controlli, la qual cosa indica che i feti in questione passano più tempo in fase 1F, ossia in sonno non-REM. Connesso a questo risultato è il dato per il quale nonostante nel contesto di 40 min di registrazione il tempo passato dai feti del gruppo di studio e dai controlli in fase attiva (2F and 4F) sia sovrapponibile, nelle sezioni di HV (Alta Variabilità) min i parametri Acc 15, HV msec e la STV sono significativamente più alti nei feti esposti a Betametasone. In sintesi, questo studio dimostra che i corticosteroidi hanno un effetto significativo sullo stato comportamentale dei feti che giungono a termine, che ben sono espressi dai parametri cCTG, forse per azione sullo sviluppo del sistema nervoso oppure della funzione surrenalica, che può essere anche connesso sul futuro sviluppo psico-fisico. Anche se in follow-up sino ai 12 anni di età di bambini esposti in utero agli steroidi non sono stati descritti effetti degli steroidi sullo sviluppo psico-fisico, recentemente French e Coll. riaprono con prepotenza questa discussione, descrvendo che "tre o più cicli di steroidi si associano ad un incremento di comportamento ipercinetico, aggressivo/distruttivo ed a facile distraibilità" a 3 e 6 anni di età, senza alcun effetto sul quoziente di intelligenza. Non essendo ancora in grado di fornire una spiegazione univoca della fisiopatologia del nostro risultato, in attesa di ulteriori conferme, sottolineiamo che questo è concettualmente assimilabile a quanto rinvenuto da French e Coll. per i bambini di tre e sei anni sottoposti in utero a tre o più cicli completi di corticosteroidi e concludiamo concordando con tutti gli Autori che hanno sottolineato che, nonostante oltre trenta anni di esperienza, esistono ancora tantissimi punti oscuri inerenti l'uso degli steroidi per l'induzione della maturità polmonare, degni di ulteriori approfondite indagini
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