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Esperienze internazionali Stati Uniti. Housing come responsabilità pubblica Francia. Sussidiarietà verticale e orizzontale nella Politique de la Ville
Traguardi materiali e immateriali Economia della conoscenza e dimensione culturale Grand Projet de Ville Lyon-La Duchère
Recupero e riqualificazione urbana in Italia Aiuto alle pietre e aiuto alle persone. Itinerari di riuso
PAESAGGIO, AMBIENTE, TERRITORIO APERTO. CASI NEL LAZIO
The environmental issue encompasses different patterns of open spaces (the so-called “nature public infrastructure”), including their still natural components, that is protected areas, along with lands devoted to agriculture.
In the Latium Region, only few inter-municipal initiatives were developed to support effective policies established in order to enhance the connectivity of the ecological net.
Furthermore, in absence of shared orientations, some strategies defined at the local level (from the district one to the municipal one), are at risk because of frequent political turnovers.
Yet, environmental policies are most promising, since they advocate overlapping (cross-over?) tools depending on different administrations. They should provide governance models able to subsidize “top-down” compulsory policies towards the primary ecological networks (regional parks, waterways, wetlands, etc.), with “bottom-up” practices concerning local connections, stemming from municipality and private action
Transilvania. Un territorio in cerca di attori
Nel secondo dopoguerra, gran parte delle aree rurali della Romania hanno conosciuto un esodo imponente con l’abbandono dell'agricoltura, delle città e dei villaggi. E’ il caso della Transilvania, dove si è verificata una emigrazione di massa dalla fine della seconda guerra mondiale, con fenomeni di degrado e abbandono dei tipici villaggi “sassoni”, dal ceppo etnico delle popolazioni che, provenienti dalla Germania e dai Paesi Bassi, in più riprese colonizzarono la regione a partire dal XII secolo, apportandovi tradizioni culturali e religiose, modelli insediativi e tecnologie avanzate di regimazione idraulica e coltivazione.
Il “cuore” storico di questa regione costellata di villaggi in legno e muratura serrati intorno al castello o alla chiesa fortificata è costituito dal Siebenburgen (Septem Castra), così denominato per la presenza di sette città che con propri statuti autonomi a partire dal XV secolo intrattennero vivaci relazioni commerciali e culturali con il centro Europa.
Stando ai censimenti effettuati dai cultori di storia locale, la “core area” dei villaggi sassoni risulta compresa in quella che è oggi la macro-regione Centru, frutto di una recente operazione di ingegneria istituzionale che ha accorpato sei contee, o “Judete”, finalizzata ad una ottimizzazione in vista dell’allargamento europeo. La principale concentrazione si trova infatti all’interno della zona collinare tra Sibiu, Sighisoara e Fagaras, e altre due minori si attestano lungo gli storici confini della Transilvania ad oriente e settentrione, a riprova della funzione difensiva svolta dai villaggi agli inizi del secondo millennio. In tutto, alcune centinaia di insediamenti, con una residua popolazione “sassone” che non raggiungerebbe oggi le 20.000 unità, e un imprecisato numero di “ospiti” rom, oltre a presenze di Serbi, Ungheresi, Ucraini e Rumeni; comunità marginali e scarsamente integrate, nonostante i tentativi di condivisione durante le feste e i momenti di folklore collettivo.
In Transilvania, le nuove sfide territoriali incontrano un “vuoto” che non è solo demografico, ma anche istituzionale. L'obiettivo per lo sviluppo futuro della regione deve tener conto di almeno due condizioni principali: in primo luogo, una condizione di riuso che consenta la stanzialità dei nuovi abitanti attraverso la costruzione di un mercato del lavoro e la fornitura di servizi; in secondo luogo, una serie di azioni che rispondano alla necessità di contemperare le ragioni dello sviluppo economico con la conservazione del residuo patrimonio storico, del paesaggio naturale e della biodiversità, risorse fondamentali della regione.After the Second World War, much of the Rumania’s countryside has come under new threat from agricultural collapse, abandonment of towns and villages and a lack of awareness towards the rural landscape. That is the case of Transylvania, where a mass emigration has provoked degradation and abandonment of historical villages and countries throughout. The “Saxon” villages farmer’s houses and barns built around fortified churches, so called from the main provenance of former settlers since the XII century (Germany, Belgium, Netherlands), are now seriously damaged or even in ruins.
Trasylvania’s historical “heart” is Siebenburgen (Septem Castra), because of seven “Cities” commercially linked to the most important trade centres of Europe. According to the surveys by local historians, the “core area” of the Saxon villages is included in Centru macro-region, deriving from the unification of six counties (Judete), in order to fulfil the objectives of the european enlargement.
Notably, a main cluster of traditional villages and few towns are situated in the hilly area among Sibiu, Sighisoara and Fagaras; two other knots along the eastern and northern edges of Transylvania witness for the original defensive function. Altogether, they amount to some hundred settlements, with a residual “Saxon” population of no more than 20.000 people, and some communities of Serbs, Hungarian, Ukranians and Romanians, all set apart from active citizenship and poorly integrated. In recent years, a process of unofficial (re)use of this “void”, mostly by groups of Gypsies, has taken place, producing a gradual erosion of pre-existing heritage resources.
In Transylvania, new challenges cast by integration processes and hence by globalization meet some major concerns. The goal for forthcoming development of the region needs to take into account at least two main conditions: first, permanent re-urbanization providing employment and facilities for the new settlers, and second, a set of actions fulfilling the need for economic development with a wide conservation of remaining cultural heritage, of the natural scenery and of bio-diversity, that ultimately represent fundamental resources within the region
Paolo Avarello. Un testimone del tempo tra pessimismo della ragione e ottimismo della volontà
Viene rievocata la figura di Paolo Avarello, fine intellettuale, studioso, docente e urbanista militante
Programmi e progetti di continuità ecologica
Nell’arco dell’ultimo decennio, l’affermazione delle tematiche ambientali ha indirizzato le
agende urbane verso alleanze non episodiche tra discipline territoriali e scienze della natura:
se il contrasto al consumo di suolo come prassi pone alla rigenerazione urbana questioni di
adeguamento e rinnovo dello stock edilizio, gli obiettivi connessi alla transizione ecologica
hanno sollecitato una specifica considerazione del contributo fornito dalla natura nelle sue
varie forme alle strategie di adattamento e mitigazione degli impatti generati dal cambiamento
climatico. In tale cornice, città e territori metropolitani sono inquadrati e trattati come sistemi
capaci di assorbire perturbazioni e riorganizzarsi mantenendo proprietà e prestazioni
compatibili con un quadro di vita appagante per le comunità urbane.Over the last decade, environmental issues have directed urban agendas towards nonepisodic
alliances between spatial planning and life science. Soil consumption reduction spurs
urban regeneration practices dealing with adaptation and renewal of the building stock,
whereas targeting ecological transition claims for the contribution from nature in its various
forms towards adaptation and mitigation strategies. Both in theory and in practice cities and
metropolitan regions are being framed and dealt with as systems capable of absorbing
disturbances and reorganizing themselves while maintaining properties and performances
ensuring a satisfying living environment
Pianificazione strategica e cultura della valutazione. Esperienze a Colonia
Il contributo analizza le sfide economiche, sociali e ambientali affrontate dagli strumenti di programmazione e pianificazione strategica adottati dal Comune di Colonia e dall’Agglomerazione urbana Colonia-Bonn, volti a tradurre in termini spaziali gli obiettivi di sostenibilità a medio e lungo termine. Gli strumenti presi in esame, frutto di un ampio processo partecipativo che coinvolge la cittadinanza e le rappresentanze degli interessi economici, sociali e ambientali, definiscono priorità e linee guida integrate da raccomandazioni per il governo delle trasformazioni urbane e regionali
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