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    Hydrocarbon exploration of the Po Valley: the Italian pioneers of seismic reflection surveying

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    Soon after the foundation of the Italian oil company AGIP in 1926, its management understood the need to strengthen the geophysical sector. The office was first headed by Arnaldo Belluigi, who had already published reports on the applications of geophysics to mining and petroleum exploration. Belluigi left AGIP in 1935, and his position was entrusted to his colleague Tiziano Rocco, a mining engineer trained in applied geophysics since 1929. Rocco carefully studied the scientific journals of the time and soon learned that a new geophysical method for oil exploration, seismic reflection, had been successfully tested in the USA since the early 1930s. In 1937, after some trials with German equipment and the in-house construction of rudimentary seismic units, AGIP asked Francesco Vercelli (Trieste Institute of Geophysics) to visit Berlin to verify the state of the art of the German allies, and look for a more convenient alternative than that of the American Western Geophysical, already contacted by Rocco. Vercelli visited Berlin together with Rocco, and they verified the lack of satisfactory technical standards, which instead they found in the USA the following year (1938) in another joint visit. Upon their return, not without effort, AGIP approved Western’s offer, and in 1939 two seismic groups arrived in Italy. The first survey was carried out on 10 June 1940, the very day Italy entered WW2, in the Po Valley basin. Good results arrived quickly: in late 1940, the structures of Ripalta, Caviaga, Cortemaggiore and Piadena had already been outlined. Rocco located the first exploratory wells, which led to the first success in 1944, the discovery of Caviaga gas field. Rocco left AGIP in 1943, due to the turbulent events of the armistice and the German occupation of Italy; from 1945 he worked with the Società Petrolifera Italiana and from 1948 with Western Geophysical. He returned to AGIP in 1951, as Director of exploration. In the 1950s and 60s he greatly contributed on the company’s successes in Italy and foreign countries (Iran, Egypt, Nigeria, Tunisia and Libya), as well as for the detailed definition of the geological structures of the Po Valley basin. Rocco foresaw the potential of geophysics, and in particular of reflection seismic, at least a decade in advance in Europe, in times when there was no technological collaboration between Companies, Universities and Research Institutes, and scientific and technological advances were shared with difficulty

    Le origini e la storia dell’Ingegneria Mineraria nelle università italiane

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    Ingeniator, Ingeniarius: chi fa uso di Ingenia. Questo termine, risalente all’ alto medioevo, si diffonde rapidamente in tutto l’occidente, rimanendo pressoché immutato nelle sue varianti fonetiche. Se non è facile definire con precisione cosa sia un “ingegnere”, ancor meno è seguire la storia, tortuosa e variegata, che ha caratterizzato la trasmissione di questi saperi e la loro interconnessione con le altre scienze. Questo studio cerca di rintracciare la nascita e di ripercorrere lo sviluppo dell’Ingegneria Mineraria in Europa e nelle Università italiane: obiettivo tanto affascinante quanto complesso, perché lo si può affrontare secondo diversi approcci, come quello della riflessione storiografica, del dialogo con le altre scienze, del significato epistemologico dei prodotti della ricerca, dell’evoluzione della tecnica rispetto allo sviluppo della complessità sociale, della ricerca storica sui metodi e le contaminazioni disciplinari, o della tradizione degli insegnamenti. La società attuale, che ha come paradigma fondante la complessità, l’interconnessione e la vertigine della rapidità delle comunicazioni, non può – e non deve – dimenticare le sue radici: una cultura senza memoria non è aperta al futuro, perché la storia è prima di tutto consapevolezz

    Indagini sperimentali sulle caratteristiche reologiche di alcuni fanghi emergenti dalle Salse di Nirano

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    Le indagini di questo lavoro hanno riguardato l’esecuzione di misure di laboratorio volte a una caratterizzazione reologica dei fanghi emergenti dalle Salse di Nirano, che si presentano come una sospensione instabile di minerali argillosi in acqua salata. Tale caratterizzazione nasce dall’interesse a poter identificare le basi fisiche che potrebbero spiegare l’intermittenza e l’intensità dei fenomeni emissivi (e perciò potenzialmente anche il rischio, in termini di sicurezza per la fruizione del sito a scopo ricreativo e didattico), le modalità fisiche dell’efflusso di fango e gas dai vari apparati eruttivi, nonché la variazione del livello piezometrico e di portata dei singoli apparati. In via preliminare, si è visto che il comportamento reologico dei campioni analizzati non si discosta sensibilmente da quello dell’acqua. Alcuni fanghi mostrano un comportamento interpretabile come pseudoplastico con soglia di scorrimento, sebbene quest’ultima caratteristica necessiti di ulteriori approfondimenti sperimentali, così come lo studio di modalità di campionamento che possano assicurare la rappresentatività del fango presente nelle vie di flusso profonde.Laboratory studies aimed at the rheological characterisation of emission products emerging at the Nirano mud volcanoes (Italy) were carried out. These are unstable suspensions of clayey minerals dispersed in salty water. These investigations arose from the interest in identifying the physical bases that could explain the intermittence and intensity of the emissive phenomena, and potentially the hazard in terms of safety for recreational and educational use. The physics of mud and gas flow from various vents of emission clusters, as well as the variation of the piezometric and flow rate of the individual vents, are other issues under investigation. The preliminary results show that the rheological behaviour of the mud samples does not differ significantly from that of water, with limited pseudoplastic behaviour and with a measurable yield point registered only in a few samples. However, this behaviour needs further laboratory investigations, also considering sampling methods that could ensure the representativeness of the mud actually existing in the subsurface conduits that feed the vents

    La sicurezza delle operazioni a mare nella ricerca e produzione di idrocarburi: il ruolo del Comitato offshore

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    Il 2010 si aprì con un avvenimento che resterà impresso nella storia dell’upstream mondiale: il grave incidente al pozzo Macondo della piattaforma di perforazione “Deepwater Horizon” nel Golfo del Messico che costrinse l’opinione pubblica mondiale e l’industria petrolifera a riflettere sui limiti dello sviluppo e sulla piena attuazione del principio di precauzione. L’Italia che da oltre 50 anni operava offshore in condizioni eccellenti, producendo gas principalmente da strutture di piccole dimensioni e in acque poco profonde da giacimenti a bassa pressione, bassa temperatura e limitata profondità, condizioni molto diverse da quelle del Golfo del Messico o dello stesso Mare del Nord Europa, divenne un Paese molto attento e preoccupato per i rischi connessi all’esercizio dei propri impianti. Tra i primi i interventi normativi - messi in atto quando l’incidente al pozzo Macondo non era ancora stato risolto – vi è da ricordare il Decreto Legislativo n.128 del 28 giugno 2010, il cosiddetto “Decreto Prestigiacomo”, dell’allora Ministro dell’Ambiente che introdusse nel “Codice dell’Ambiente” (art. 6, comma 17) regole più restrittive le regole in materia di protezione ambientale. Venne infatti un’area di divieto delle attività minerarie, rappresentata dalla fascia delle 12 miglia dalle linee di coste e dalle aree protette, che inizio a porre specifici limiti geograficamente individuabili, rallentando e poi precludendo le nuove attività vicine alle coste. Si aprirono polemiche relative alle aree estrattive che portarono al referendum popolare del dell’aprile del 2016 che, pur non raggiungendo il quorum, si assicurò l’obiettivo di bloccare gli sviluppi del delle attività di ricerca e coltivazione precedentemente varate con il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia”. In Europa, a livello normativo, l’incidente occorso al pozzo Macondo diede origine alla Direttiva 2013/30/UE sulla sicurezza delle attività offshore di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi fissandone gli standard minimi di sicurezza al fine di ridurre le probabilità di accadimento di incidenti gravi, limitandone le conseguenze e così aumentando la protezione dell’ambiente marino. La Direttiva comunitaria è stata successivamente recepita in Italia con il Decreto Legislativo 18 agosto 2015, n.145. Organo di riferimento del Decreto Legislativo n.145 è il Comitato per la sicurezza delle operazioni a mare, che svolge funzioni di Autorità Competente [AC] con poteri di regolamentazione, vigilanza e controllo al fine di prevenire gli incidenti gravi nelle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi e limitarne le conseguenze in caso di accadimento. Il Comitato opera con indipendenza dalle funzioni di rilascio dei titoli minerari che invece sono affidate ad una specifica e disgiunta autorità preposta al licensing. Nel Rapporto, si sono voluti mettere in evidenza alcuni aspetti che si prefiggono da un lato di sintetizzare quanto sinora svolto dal Comitato e dall’altro quali possono essere le sue sfide future. Per quanto riguarda il primo aspetto si evidenzia in particolare il lavoro svolto relativamente: (1) all’elaborazione linee guida ed esame delle RGR; (2) alle linee guida per la attività ispettive; (3) all’avvio e all’aggiornamento dei Documenti di consultazione Tripartita; (4) alla fattiva collaborazione con la Commissione Europea e le autorità competenti degli Stati membri, con particolare attenzione alle misure per la gestione del rischio, la prevenzione degli incidenti gravi, le verifiche di conformità e la risposta alle emergenze. Per quanto riguarda invece l’aspetto relativo alle sfide future del Comitato si evidenziano: (1) le eventuali ricadute che potranno derivare sia dalle modifiche, aggiornamenti ed implementazioni della Direttiva europea, sia dalla implementazione del PiTESAI; (2) la necessità di disporre e consolidare adeguate risorse umane e finanziarie; (3) la autorizzazione di potere accedere alle disponibilità finanziarie in capo al Comitato da destinarsi sia alle attività ispettive delle infrastrutture offshore, sia alle attività di formazione e di aggiornamento del personale destinato a dette ispezioni

    La produzione di idrocarburi nella Regione Emilia-Romagna

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    La Regione Emilia-Romagna è tra le aree nazionali in cui si concentra la maggior produzione di gas naturale, proveniente da concessioni ubicate sia a terra che nel mare prospiciente le coste della Regione. Le concessioni a mare considerate sono quelle ricomprese nella cosiddetta “Zona marina A”, che comprende anche porzioni di Piattaforma continentale di competenza nazionale relativamente alle risorse del sottofondo marino (la Zona marina B inizia a sud del 44 parallelo e quindi le produzioni della Zona B non riguardano coste prospicienti l'Emilia-Romagna). Quest’ultima è ubicata oltre le 12 miglia marine, fino all’area di competenza della Croazia, come stabilito dal D.P.R. 22 maggio 1969 n. 830 e Legge 14 marzo 1977 n. 73. Negli ultimi 30 anni, la produzione si è concentrata principalmente nelle concessioni ubicate a mare

    Tiziano Rocco (Motta di Livenza, TV 12/2/1908 – Milano, 02/07/1984)

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    Poco sappiamo della vita privata di Tiziano Rocco. Ebbe un’infanzia disagiata a causa della Grande Guerra, e la famiglia dovette sfollare da Motta di Livenza (Treviso) a Carpi a seguito dell’occupazione austriaca della pianura veneta dopo la disfatta di Caporetto. La residenza in Emilia creò un solido legame con questa terra in lui e nei suoi genitori, che vi rimasero fino alla loro scomparsa. Studiò al Politecnico di Torino, laureandosi in Ingegneria Mineraria nel 1929. Nel 1931 fu assunto da AGIP, fondata solo 5 anni prima, e fu assegnato alla Sezione geofisica, disciplina che stava compiendo i primi passi come strumento a supporto dell’esplorazione petrolifera. Sostenne il colloquio di assunzione a Roma, al tempo sede dell’Azienda, alla presenza di Guido Bonarelli e dell’allora dirigente della sezione geofisica Arnaldo Belluigi. Rocco previde le potenzialità della geofisica, ed in particolare della sismica a riflessione, con almeno una decade di anticipo in Europa, in tempi in cui non esisteva collaborazione tecnologica fra aziende, università ed enti di ricerca, e i risultati scientifici e tecnologici filtravano con difficoltà. Dopo un breve periodo di addestramento, Rocco diresse varie squadre di rilievo gravimetrico, magnetico ed elettrico in Italia, ed in particolare nella Sicilia orientale, durante l’estesa campagna del 1934. La sua vita professionale fu sempre improntata al miglioramento tecnologico, arduo agli inizi della carriera a causa delle difficoltà economiche del Paese e delle politiche autarchiche del regime. AGIP inviò il giovane Rocco negli USA nel 1935 e nel 1936, dove egli acquisì un ricco bagaglio di conoscenze sui nuovi metodi geofisici, e in particolare sulla sismica a riflessione. Tornato in Italia, egli chiese di far arrivare due gruppi sismici americani da impiegare in Val Padana: la prima risposta pare sia stata negativa. Si tenga infatti conto del contesto storico dell’epoca, dopo che la Società delle Nazioni aveva appena approvato le “inique” sanzioni all’Italia a seguito dell’avventura in Etiopia, inaugurando la stagione dell’autarchia. Nel 1937, dopo alcuni esperimenti con apparecchiature tedesche e la costruzione in proprio di rudimentali unità sismiche, AGIP chiese al Prof. Francesco Vercelli dell’Istituto di Geofisica di Trieste di effettuare una missione a Berlino per verificare lo stato dell’arte degli alleati, e cercare un’alternativa più conveniente di quella dell’americana Western Geophysical (fondata nel 1933 da Henry Salvatori, figlio di un emigrato abruzzese di Tocco da Casauria), già contattata da Rocco. Il Vercelli fu accompagnato a Berlino, nel mese di luglio, proprio da Rocco, e insieme verificarono l’insussistenza di standard tecnici soddisfacenti, che invece essi trovarono negli USA l’anno successivo (1938) in un’altra missione congiunta. In questa occasione, Vercelli e Rocco si interessarono principalmente alle offerte della Western Geophysical e della Seismograph Service Corp. Al loro ritorno, non senza sforzi, AGIP decise di approvare l’offerta di Western, e nel 1939 arrivarono in Italia due gruppi sismici, insieme al personale addetto alle operazioni di campo: pare che il primo scoppio sia stato eseguito il 10 giugno 1940, proprio nel giorno in cui l’Italia entrò nella seconda guerra mondiale. I risultati delle nuove indagini arrivarono presto: prima del rimpatrio dei tecnici statunitensi nell’autunno 1940, erano state già delineate le strutture di Ripalta, Caviaga, Cortemaggiore e Piadena. Rocco propose i primi pozzi esplorativi in pianura padana a S. Giorgio Piacentino, Caviaga e Ripalta, attività che portarono al primo successo nel 1944, con la scoperta del campo a gas di Caviaga. Rocco lasciò l’AGIP nel 1943, a causa di problemi legati al tumultuoso periodo dell’armistizio, dell’occupazione tedesca e della fine della guerra, e dal 1945 lavorò con la Società Petrolifera Italiana (SPI) di Fornovo Taro e dal 1948 con la Western Geophysical. Rientrò all’AGIP nel 1951, e divenne Direttore del Servizio Esplorazione. Negli anni 1950-60 collaborò ai successi dell’Azienda in varie regioni italiane (Abruzzo, Basilicata e Sicilia) e Paesi esteri (Iran, Egitto, Nigeria, Tunisia e Libia), oltre che per la definizione di dettaglio delle strutture geologiche in Val Padana. Nel 1968 lasciò AGIP (operando però per altri 5 anni come consulente esterno), e nello stesso anno fu eletto dalla SGI, di cui era membro dal 1940, Presidente per il biennio 1968-1969, dopo aver ricoperto la carica di Vice Presidente sotto la gestione di Roberto Malaroda. Con la sua nomina la Società intendeva aprirsi agli aspetti applicativi delle geoscienze e intensificare i rapporti con le realtà produttive, con l’industria mineraria di Stato in particolare. Rocco, dopo aver avviato la procedura di revisione di Statuto e Regolamento, si dimise però precocemente dopo pochi mesi. Questo il testo della stringata lettera del 20 luglio 1968, indirizzata al Vice Presidente “Preg.mo Prof. Mancini, per motivi dipendenti dalla mia attuale situazione professionale, non mi è possibile attendere alla preparazione del Congresso della S.G.I., previsto per l’estate del 1969. Non potendo per conseguenza adempiere a quanto prescritto da primo comma dell’art. 11 dello Statuto della nostra Società, mi vedo costretto a rassegnare formalmente a Lei le dimissioni da Presidente della S.G.I. Sono desolato per le seccature che Le arreco e, mentre La prego di voler accettare le mie più vive e sentite scuse, Le porgo i migliori saluti”. Il congresso mancato del 1969 avrebbe dovuto tenersi in settembre a Ravenna, avendo come tema applicativo il “Contributo della ricerca petrolifera alle conoscenze geologiche della regione adriatica”. Nonostante i tentativi di vari colleghi di indurlo a ritornare sui suoi passi, Rocco fu irremovibile e non addusse ulteriori spiegazioni. Il Consiglio Direttivo accettò le dimissioni e l’Assemblea straordinaria ne prese atto nelle rispettive sedute tenutesi consecutivamente a Roma presso l’Istituto di Geologia il 28/9/1968. Fiorenzo Mancini assunse quindi la Presidenza con un anno di anticipo rispetto al biennio previsto. Per effetto dell’annullamento del congresso del 1969, quello successivo slittò al 1970 (con sede Firenze), abbandonando la cadenza biennale ad anni dispari tenuta dal dopoguerra sino ad allora. Rocco morì a Milano, dove risiedeva in zona Porta Ticinese, il 2 Luglio 1984

    Drilling Operations Monitoring in the Italian Offshore by means of Virtual “Black Boxes”

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    The study analyzes the systems for the monitoring of drilling activities in the Italian offshore, also in light of the requirements contained in the transposition of the Directive 2013/30/EU, enforced following the Deepwater Horizon disaster in the Gulf of Mexico (2010). Today, the Italian law requires Operators to set up an information technology system that guarantees the integrity, availability and non-repudiation of the technical parameters of drilling and drilling fluid, while respecting the principles of confidentiality and responsibility of the data, under all conditions. In Italy, Virtual “Black Boxes” have been implemented, i.e., data management systems coupled to the Mud Logging Units of offshore rigs, which allow the quasi-real time transmission of a subset of drilling parameters, and their integral and safe storage on at least two separate servers hosted at the Operators’ facilities. These system

    Laboratory Measurements of non-Darcy Flow Coefficients in Natural and Artificial Unconsolidated Porous Media

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    The estimation of Non-Darcy flow regime is often a critical issue in petroleum engineering, as it is a key parameter to estimate and predict the correct production performances and behavior of hydrocarbon reservoirs. Non-Darcy flow is typically observed in gas wells when the fluids converging to the wellbore attains the velocity peculiar of turbulent flow. As a consequence, pressure drop around the wellbore cannot be estimated from the classic Darcy’s law, where the pressure gradient is a linear function of the flow velocity. In fact, the use of Darcy’s law would lead to inaccurate production performances evaluation. The most commonly used tool to approximate the non-linear behavior of the flow velocity is the well-known Forchheimer equation, deploying the “inertial” coefficient Beta that can be estimated experimentally, by means of direct measurements on core samples. In gas wells the inertial coefficient Beta is usually estimated by means of indirect measurements, through the analysis of multi-rate pressure tests performed on site during the routine well testing programmed after well completion. Unfortunately, such data are not easily available in many cases, and new measurements are very expensive, since well testing is accomplished by gas production shutdown for several tens of hours or days. So, it is a common practice to use particular theoretical and empirical correlations that can be derived by exploiting experimental values of the inertial coefficient. This experimental study reports Non-Darcy flow laboratory investigations performed on natural and artificial unconsolidated porous media (glass beads and loose natural sands of different grain size). The inertial coefficient Beta and permeability has been calculated for several samples (with both peaked and flat grain size distribution, obtained by sieving glass beads and sand); experimental data suggest that also Beta is to some extent affected by pore structure. Moreover, the Forchheimer’s number has been calculated and its non-linearity with respect to superficial velocity has been checked. In the light of the above, specific laboratory equipment has been devised in order to rely on a wide range of flow rates under appropriate pressure gradients

    Monitoring of offshore drilling operations: the Italian “Black Box” system

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    This study illustrates the systems and procedures recently adopted in Italy for the collection and recording of relevant drilling data, in the light of the requirements of Directive 2013/30/EU. The Ministerial Decree (DGS-UNMIG) 15 July 2015, Art. 36 (e), already required “In offshore drilling, the Concession holder shall establish an electronic recording system, unalterable and protected in all conditions, of drilling parameters and drilling fluids data to be made available for control of the Safety Authority”. This system can be described, and was implemented, as a Virtual Black Box (VBB), a term and a concept inspired by the flight recorders installed on aircrafts. In the oilfield it is an Information and Communication Technology (ICT) system coupled with the Mud Logging Unit (MLU). The mud logging Contractors adopt different operative systems for data acquisition, transmission and storage, and so a single VBB, composed of two servers, can manage only the data of a single Contractor. In case of more Contractors, VBB must be duplicated, implementing the Contractor’s specific operative system. In fact, so far each Contractor uses specific data format, acquisition software and data transmission systems. Data aggregation is possible thanks to WITSML, a transfer standard that translate data regardless of source format, giving the possibility to combine different data-sets. To ensure the integrity, availability and non-repudiation of the data, it should be guaranteed data redundancy and daily backup, performed by means of an external NAS device

    L’ingegneria per l’Ambiente e il Territorio

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    La presa di coscienza dell’importanza delle problematiche ambientali ai fini della salvaguardia della qualità della vita sul nostro Pianeta favorì, alla fine degli anni Ottanta, l’istituzione nelle Università italiane dei Corsi di Laurea in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio (si veda il D.P.R. 20 maggio 1989, concernente “Modificazioni all’Ordinamento Didattico delle Facoltà di Ingegneria”, Gazzetta Ufficiale del 10 agosto 1989), con l’obiettivo precipuo di formare giovani professionisti con competenze multidisciplinari, in grado sia di analizzare le questioni riguardanti le complesse dinamiche che coinvolgono le componenti ambientali e le trasformazioni territoriali, sia di pianificare, progettare, gestire e manutenere le opere e gli interventi necessari a garantire lo sviluppo in armonia con la tutela dell’ambiente. In particolare, la base comune della preparazione del laureato specialista è la progettazione di opere e impianti compatibili con il territorio e l’ambiente, formando tecnici in grado di operare nella pianificazione, progettazione, realizzazione e gestione di sistemi ambientali anche complessi. Con l’istituzione dei Corsi di Laurea in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio venne così a svilupparsi un settore dell’ingegneria che riguardava lo sviluppo di tecnologie destinate a minimizzare l’impatto delle attività antropiche (agricoltura, industria, insediamenti urbani, trasporti ecc.) sugli ecosistemi naturali e sulla salute pubblica, coprendo una vasta gamma di attività rivolte alla protezione delle risorse naturali: gestione integrata del ciclo dell’acqua, dalle opere di captazione al trattamento e smaltimento dei reflui e dei fanghi; gestione dei rifiuti, con attenzione al recupero di materie prime e di energia; protezione della qualità dell’aria mediante la riduzione dell’inquinamento da emissioni industriali e da motorizzazione; sviluppo di tecnologie per rendere ecocompatibili le produzioni industriali di materie prime, agricole e zootecniche; risanamento di ambienti naturali compromessi, quali falde contaminate, suoli inquinati, laghi eutrofizzati ecc.; monitoraggio; valutazione dell’impatto ambientale e promozione dello sviluppo sostenibile, nonché di predisporre piani di Protezione Civile. All’Università di Bologna, gli attuali Corsi di Studio in Ingegneria per l’Ambiente ed il Territorio derivano dal Corso di Laurea in Ingegneria per l’Ambiente ed il Territorio, attivato nella Facoltà di Ingegneria a partire dall’anno accademico 1990/91 e immediatamente a seguito del D.P.R. 20 maggio 1989. Articolato secondo il percorso unico di durata quinquennale, il Corso di Laurea fu organizzato, fin dall’attivazione, secondo 5 diversi Indirizzi
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