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PETER EISENMAN. AI CONFINI DEL CLASSICO
Assegnare all’autore de La Fine del Classico un riconoscimento all’alta formazione classica potrebbe apparire uno stridente paradosso. In realtà non è così e si tornerà sulla questione a più riprese nello scritto. E una cosa va subito anticipata: Peter Eisenman è l’incarnazione, forse la più complessa e articolata, dell’ultimo capitolo del classico, laddove questo continua a esprimere in modo anche estremo, il suo lato sintattico liberato dalla necessità della legittimazione discorsiva e dal rapporto unitario tra forma e contenuto
VIA DEI FORI IMPERIALI. DOPO OTTANT'ANNI, IL CONCORSO
Per Roma, l'archeologia costituisce una risorsa strategica primaria per il funzionamento dell'intero sistema economico, al punto che la riconoscibilità stessa dell'Urbe si basa sostanzialmente sull'icona del Colosseo, il quale condivide con la Basilica di San Pietro e i Musei Vaticani, il primato di visite e di potenziale attrattivo. E' quindi chiaro che sull'archeologia si deve investire e ad essa dedicare molte cure. Tuttavia, a Roma non esiste solo l'archeologia. Esiste una stratificazione epocale che ha nei secoli del classicismo moderno -dal XVI al XVIII secolo - i principali capisaldi di formazione di quel paesaggio architettonico e monumentale che ammiriamo oggi e che ne disegnano il profilo urbano. Esiste poi una tarda modernità che ha disegnato il sistema connettivo della città, anche quella centrale, oltre ad alcuni pregevoli episodi di architettura del secolo scorso. C'è molta storia costruita oltre a quella scavata. E, quella scavata è figlia in gran parte di quella costruita. L'archeologia come la intendiamo oggi, è soprattutto un prodotto della modernità postunitaria
SIA NELLA POSIZIONE CHE NELL'ESPRESSIONE... IL RECINTO, LA PIETRA, L'ORIZZONTE
Nobile semplicità e quieta grandezza, sia nella posizione che nell’espressione. Con questo passaggio Winckelmann intendeva descrivere la corrispondenza tra forma e contenuto e tra stato d’animo ed articolazione esteriore incarnata dall’arte greca e perseguita come obbiettivo primario dalla modernità classica. Così sono le architetture progettate dal maestro portoghese: prive di protagonismi e lontane da astrattismi. Un realismo che non trascende in verismo e mantiene, forti dentro di sé, equilibrio e poesia. Architetture intelligenti e architetture della lentezza assieme, che vengono da un tempo lontano
IL SENSO DELLA ROVINA E IL MAGAZZINO DELLE MEMORIE
Se, fino al primo quarto del secolo scorso il riferimento al tempo dell’Architettura era l’Architettura, con la modernità sloganistica, il tempo non è più stato considerato come un fluire, ma solo come un punto istantaneo tutto contratto nell’idea immobile del presente. Il progetto culturale proposto e sviluppato da questa Accademia in questi anni tende invece a riconsiderare il tempo come un “pezzo” di pensiero progettuale. In questo quadro, la storia come materiale di progetto non costituisce solo un elemento tattico di riconoscimento di qualità riferito a singole opere, ma è considerata come condizione strategica per l’uscita da quella condizione culturale, ma soprattutto mentale, che chiamiamo modernità ovvia
PROGETTARE ARCHEOLOGIA . PRESENTAZIONE
Progettare Archeologia è il titolo, un po' provocatorio di questa collana, della quale questo volume costituisce il primo numero. La provocazione sta nel fatto che nel comune pensare il dato archeologico è, appunto, un dato, cioè qualcosa con cui si ha a che fare perché è sempre stato lì, muto testimone del trascorrere del tempo che lo allontana dalla propria origine. Il dato archeologico è così perché è, perché è sempre stato così ed è il mondo che si trasforma attorno a lui e non viceversa. Quindi, è evidente che, nella logica normale, non è possibile progettare archeologia, perché non si progetta ciò che preesiste e prescinde. Punto. Si progetta ciò che non c'è.
Questa collana invece ha l'obbiettivo di registrare, accogliere e diffondere l'idea, opposta a quella del sentire comune, secondo cui l'archeologia è, invece, oggetto di progetto, in quanto oggetto estetico. Oggetto quindi del desiderio di identità che la coscienza di una comunità sente come propria. Progetto archeologico e progetto identitaria sono qualcosa di sovrapponibile. Quello che li differenzia è che il primo tratta il secondo, non perché è sempre stato lì, ma perché da ora in avanti ha un senso nel comunicare una visione del mondo, che è aderente con una storia, ma che non è la storia. Ne è solo la semplice rappresentazione. Ecco quindi il senso originale: archeologia e progetto vivono in una dimensione tutta legata alla rappresentazione, tutta legata al mostrare quello che non c'è più
CONTENUTI E OBBIETTIVI DELLA PROGETTAZIONE
The following Guidelines have two other main objectives: to introduce Villa Adriana and its territory to the participants and contextually to indicate, or rather, to suggest objectives and modalities that the organizing bodies consider important to achieve. They will not be cogent indications, but the pure and simple memorization of some general principles on which to
freely develop project proposals. It is possible to divide the project themes into three project areas:
1. the connection of the two UNESCO sites of Villa Adriana and Villa d'Este through the redevelopment of the long
river Aniene (Scope 1 – Extension of the Buffer Zone)
2. the regeneration and redesign of the territory between the archaeological site of Villa Adriana and the river Aniene
(Scope 2 – Inside the current Buffer Zone)
3. the redevelopment and enhancement of parts inside the Archaeological Area (Scope 3 – Inside of Villa Adriana)Le Linee Guida che seguono hanno altri due obbiettivi principali: introdurre Villa Adriana e il suo territorio ai partecipanti e contestualmente indicare, o meglio, suggerire obbiettivi e modalità che gli enti banditori considerano importanti da conseguire. Non saranno indicazioni cogenti, ma la pura e semplice messa in memoria di alcuni principi generali sui quali elaborare liberamente le proposte progettuali. È possibile suddividere i temi di progetto in tre ambiti progettuali:
1. la connessione dei due siti UNESCO di Villa Adriana e Villa d'Este mediante la riqualificazione del lungo fiume Aniene
(Ambito 1 – Estensione della Buffer Zone);
2. la rigenerazione e ridisegno a parco del territorio compreso tra il sito archeologico di Villa Adriana e il fiume Aniene
(Ambito 2 – All'interno dell'attuale Buffer Zone);
3. la riqualificazione e valorizzazione di parti interne all'Area Archeologica (Ambito 3 – All'interno di Villa Adriana)
LA SERIE E IL PARADIGMA. FRANCO PURINI E L'ARTE DEL DISEGNO PRESSO I MODERNI
Il titolo del volume, parafrasando Johann Joachim Winckelmann, ci porta immediatamente nella dimensione classica dell'arte e dell'architettura, intesa come mondo figurativo di riferimento. Ma, se il grande storico dell'arte tedesco indagava l'antichità classica restituendola come momento apicale di tutta l'arte in assoluto, il classico per i moderni costituisce il banco di prova per il dispiegamento di una ulteriore tensione estetica e linguistica verso la rarefazione, l'astrazione, la stratificazione e la strutturazione sintattica. L'opera di Franco Purini, significa soprattutto questo. Un punto di riferimento di un modo di fare scuola e di considerare l'architettura come un'arte figurativa sorretta da convenzioni e regole proprie, sostanzialmente indipendenti dagli eventi, e quindi permanenti nel modo di concepirla. L'Arte come disciplina
LA FORMA DELLA BELLEZZA
Questo saggio è rivolto agli studenti di architettura. In parte anche ai loro docenti, se interessati alla bellezza. Il contenuto è una proposizione teorica basata sul rapporto tra architettura ed estetica. È quindi innanzitutto una teoria estetica dell'origine creativa della forma, che rinuncia a voler essere una teoria scientifica. Non si considera, in questo testo, l’architettura tra le discipline scientifiche; all’opposto viene considerata saldamente radicata al mondo delle discipline artistiche. Non è quindi e non vuole essere una teoria formale delle forme
GLI ARCHITETTI DI ADRIANO
It is certainly possible that Adriano and his architects were well aware that what they were configuring and designing in the design studio of the Tiburtina palace, was already an absolute masterpiece in their eyes. His understanding was more difficult and slow in the centuries following the fall of the Empire. But from the Humanism onwards the Villa has produced an authentic iconic fulguration capable of seducing the best architects in circulation on classical soil up to today, from Francesco di Giorgio Martini to Luigi Moretti, from Bramante to Giancarlo de Carlo, da John Soane a Richard Mayer passing through Piranesi and the French pensionnaires of Villa Medici
LA RICOSTRUZIONE DOPO LA FINE DEL MODERNO
Taking up some well-known critical positions of the architectural debate of the Eighties of the last Century, the thesis expressed in this paper moves in the direction of a substantial reconsideration of reconstruction practices as a design option, in the context of a sensitive critique of the paradigms of modern and contemporary architecture in relation to the historical and archaeological heritage
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