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    Le donne storiche dell'arte tra tutela, ricerca e valorizzazione

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    Il volume raccoglie gli atti di due convegni, Le donne storiche dell’arte tra ricerca, tutela e valorizzazione, tenuti rispettivamente a Macerata (28-29 aprile 2022) e Genova (26-27 maggio 2022). Sono emerse straordinarie figure di donne, coltissime, caparbie e volitive, che spesso hanno sacrificato al lavoro la vita privata; dure per necessità di imporsi in un mondo di uomini, ma capaci di stringere sincere e commoventi amicizie tra loro; coraggiose da non arrendersi davanti alle difficoltà in territori non sempre facili da gestire; aperte al dialogo e alla voglia di comunicare, educare e trasformare il loro impegno in una missione di carattere civile e politico, nel senso più autentico del termine

    L'arte che parla. Radio e podcast per la valorizzazione del patrimonio culturale

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    “Far vedere” l’arte con suoni e parole. Oggi lo facciamo sempre più, con radio e podcast ma anche audioguide narrative, ambientazioni sonore, LogoSound. Inventiamo modalità sempre diverse e nuove perché sappiamo che il suono emoziona, è immersivo, crea intimità e fiducia. Finalmente anche i professionisti dell’arte e dei musei sono stati travolti da quell’universo in evoluzione vorticosa che scommette sempre più nella comunicazione audio, e dove oramai nessuno può fare a meno di un’identità sonora, oltre a quella grafica. Oggi anche arte e musei devono avere la propria voce. In Arte che parla grandi professionisti del sonoro indagano i molti modi in cui oggi si modulano suoni e voci per raccontare l’arte e i luoghi d’arte. Presentano progetti consolidati ed esperimenti arditi. Riflettono su ostacoli e potenzialità. Fanno il punto su quanto sperimentato finora, e lanciano sassi negli stagni sonori del futuro. Il libro è dedicato a Massimo Montella (1948-2019), economista della cultura e manager culturale che già sul finire degli anni ’80 aveva sceneggiato trasmissioni radiofoniche dedicate a opere d’arte italiane giunte nei musei di tutto il mondo. Un personaggio che abbiamo amato perché ha saputo essere al tempo stesso pragmatico e visionario. Come lo è, oggi, il sonoro nei muse

    Musei locali e mitografia artistica: Matteo da Gualdo

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    Nel difficile e controverso rapporto che si instaura, all’indomani dell’Unità nazionale, tra la grande e le piccole patrie, la nascita dei musei civici costituisce uno snodo fondamentale per l’affermazione di un’identità locale che, molto spesso, si incardina intorno alla celebrazione del massimo artista cittadino, cui il museo stesso viene intitolato. In un’area di confine come Gualdo Tadino, a cavallo dell’Appennino umbro-marchigiano, questo processo verrà costruito nel nome di Matteo di Pietro di Ser Bernardo, pittore notaio, capostipite di una dinastia di artisti, operante nella metà del XV secolo ed esponente di una cultura di confine caratterizzata da una cifra “espressionistica” ed eccentrica che si sviluppa lungo un asse che unisce Padova, con la scuola dello Squarcione, a Foligno, passando per le Marche dei Crivelli. Alla sua figura, oltre al museo, tra la fine dell’800 e l’inizio del’900, allorchè la prima mostra dedicata all’Antica Arte Umbra (1907) ne definirà per la prima volta i caratteri precipui, si legherà infatti l’orgoglio civico di Gualdo Tadino, che a Matteo dedicherà lapidi, affreschi, alberghi e legherà la fortuna anche economica delle scuole ceramiche locali. La costruzione del mito di Matteo costituisce, dunque, un episodio probante del ruolo svolto dal museo nel clima culturale della tarda stagione ottocentesca, allorchè la questione della destinazione delle opere d’arte seguita alle demaniazioni divenne parte integrante ed emblematica del trauma complessivo sia istituzionale e amministrativo che sociale ed economico determinato dall’applicazione alla realtà regionale della legislazione piemontese
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