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Donne e professioni liberali: studio, carriera, famiglia (1918-2000)
Partendo dal caso del Piemonte, con un continuo confronto con il quadro italiano e internazionale, si analizza il percorso delle donne nelle professioni liberali nei passaggi dell'istruzione superiore e del reclutamento, nelle specializzazioni professionali e nel rapporto con la vita familiare
Donne e libere professioni : il Piemonte del Novecento
Il volume analizza la vicenda delle donne nelle professioni liberali adottando un approccio comparativo fra la scala regionale (il Piemonte) quella nazionale e quella internazionale, pervenendo alla smentita di molti stereotipi sulla società italiana ma anche sulle altre società occidentali nei confronti del lavoro intellettuale delle donne
Le donne nelle professioni liberali (1881-1999)
L'analisi del percorso delle donne nelle carriere liberali nel Piemonte del Novecente viene intrapresa per la prima volta sulla base degli archivi dell'Università di Torino relativi ai principali corsi di laurea priofessionalizzanti e sugli archivi dei principali ordini professional, sulla bse dei complessi problemi posti dal lavoro intellettuale delle donne
L'emigrazione italiana
Il libro esamina i movimenti migratori italiani nel contesto di quelli europei e analizza nel dettaglio la struttura e la geografia dell'esodo, le politiche e le culture dell'emigrazione, l'esperienza degli emigranti fino agli ultimi flussi migratori della seconda metà del Novecento
Le donne nelle professioni liberali nel Piemonte del Novecento
La ricerca ricostruisce i percorsi delle donne piemontesi nell'istruzione universitaria e nelle professioni liberali analizzando anche le variabili legate alla famiglia di provenienza e a quella di acquisizione alla luce degli studi internazionali di genere e dei più specifici problemi legati all'ingresso delle donne nelle professioni intellettuali nel corso del Novecento
Il mondo diviso
Lo scritto mostra come le tradizioni migratorie maschili di varie parti delle Alpi si siano riflesse in profondi mutamenti nell'esistenza femminil
Mobilità, integrazione e dualismi territoriali nelle Alpi occidentali
L'analisi delle dinamiche sociali ed economiche di lungo periodo di aree diverse delle Alpi occidentali mostra come siano stati spesso trascurati i mutamenti intercorsi nel tempo per cui aree oggi descritte come depresse non lo sono state nel passato e rivela la varietà di risorse economiche tipica delle società di montagna
Un percorso di bibliografia regionale : il caso del Piemonte
Lo scritto analizza i criteri con cui si è proceduto alla compilazione della bibliografia sull'emigrazione dal Piemonte, una delle pochissime bibliografie regionali dell'emigrazione realizzate nel nostro paese
Afasia Progressiva Primaria: identificazione di n profilo neuropsicologico predittivo e correlazione con biomarcatori liquorali e neuroimaging
Un gruppo internazionale di clinici, esperti in disturbi progressivi del linguaggio, si riunì per tre volte tra il 2006 ed il 2009, con lo scopo di creare un classificazione definitiva delle PPA e delle sue tre varianti, utilizzando come punto di partenza i criteri esistenti in letteratura (Tabella 1 - Mesulam, 2003) ma integrandoli alla luce delle informazioni fornite dalle strumentazioni più recenti (neuroimaging, dosaggio liquorale).
Le linee guida cosi delineate prevedono che, affinché la diagnosi di PPA sia verosimile, l'insorgenza del disturbo linguistico deve apparire insidiosa e dall'andamento ingravescente; l'afasia deve essere evidente sia nel linguaggio spontaneo che in seguito ad una valutazione neuropsicologica e deve rappresentare, almeno nella fase iniziale, il sintomo d’esordio, nonché il segno clinico più evidente. L'autonomia nelle attività di base ed in quelle strumentali della vita quotidiana deve essere preservata, ad eccezione di quelle attività strettamente correlate all'utilizzo del linguaggio. Tutte le altre funzioni cognitive dovrebbero risultare coinvolte solo successivamente, ma l'afasia rappresenterà comunque il deficit cognitivo più evidente per tutta la durata della malattia.
I principali criteri di esclusione includono un disturbo mnesico o visuo-spaziale nelle fasi iniziali della malattia, marcati disturbi comportamentali e la presenza di lesioni focali (ictus, tumori).
La recente classificazione della PPA proposta da Gorno-Tempini in tre differenti varianti: non-fluente (NFPA), semantica (SVPA) e logopenica (LPA) (Gorno-Tempini et al., 2011), richiede un processo diagnostico complesso, che si articola su tre livelli differenti: l’assessment neuropsicologico, il neuroimaging e l’analisi liquorale.
In questo studio abbiamo correlato i risultati ottenuti in test specifici, scelti per indagare le caratteristiche linguistiche tipiche di ogni variante di PPA, con i livelli liquorali delle proteine Aβ, Tau e Ptau, ed il pattern atrofico riscontrato alla risonanza magnetica. Lo scopo della ricerca è quello di creare una batteria neuropsicologica in grado di effettuare ipotesi diagnostiche e realizzare diagnosi differenziale tra le singole varianti di PPA già nelle fasi iniziali della malattia.
Lo scopo della nostra ricerca è proprio questo: individuare test cognitivi che più di altri siano predittivi nell’individuare la possibile presenza di PPA già nelle fasi inziali della patologia. Si è partiti dalla consapevolezza che i domini cognitivi maggiormente compromessi siano la capacità di denominazione, la comprensione, la scrittura, la lettura, la ripetizione e la capacità di fruibilità lessicale. Si sono, infatti, selezionate cinque prove: la batteria di Milano II, per l’indagine delle competenza linguistiche, il Token Test, per valutare la comprensione di ordini verbali, le fluenze verbali, per indagare la fruibilità lessicale, il Boston Naming Test per la capacità di denominazione e il Mini Mental State Examination per l’efficienza cognitiva globale.
Analizzando la correlazione tra i tre diversi marcatori considerati (test neuropsicologici, localizzazione delle aree atrofiche e dosaggio liquorale) è emerso che la presenza di agrammatismo, e di aprassia verbale rappresentano i deficit neuropsicologici più sensibili per la diagnosi di NFPA già nelle fasi iniziali della patologia.
Punteggi al di sotto del range normativi, ottenuti nelle prove di ripetizione (sia di parole, non parole che di frasi complesse), rappresenta un buon predittore per la diagnosi di LPA.
Infine, punteggi patologici nelle prove di lettura (soprattutto di frasi) e di denominazione di stimoli visivi (Boston Naming Test) potrebbe essere un indicatore precoce per la diagnosi di SPA.
Obiettivo futuro sarà quello di ampliare il campione e proseguire con follow-up longitudinali a 6-8 mesi per delineare il progredire della patologia. Inoltre, per ciascuno dei test somministrati si cercherà di determinare dei valori soglia specifici per la diagnosi di PPA in modo da consentirne pieno utilizzo diagnostico, già nelle fasi iniziali della malattia, soprattutto in contesti clinici in cui non sia possibile determinare i biomarcatori liquorali
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