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Odontoiatria in prima linea grazie a Emergency
Anche l’odontoiatria può offrire il suo contributo alle fasce più deboli della popolazione con il Programma Italia di Emergency. Nei due poliambulatori dell’associazione, a Palermo e a Marghera, le visite specialistiche e le prestazioni odontoiatriche sono le più richieste. Si eseguono interventi di conservativa, endodonzia, protesi, chirurgia orale e igiene dentale. Emergency è un’associazione italiana indipendente e neutrale, fondata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Emergency si impegna a promuovere una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani. L’impegno umanitario è reso possibile grazie al contributo di migliaia di volontari e di sostenitori che con le loro donazioni finanziano i progetti di Emergency. Dalla sua fondazione a oggi l’associazione ha curato oltre 6,5 milioni di persone. Nell’immaginario comune le figure dei medici e infermieri che lavorano per Emergency vengono accostate a zone di guerra o Paesi in preda a gravi carestie; pochi sanno invece che Emergency ha istituzionalizzato alcuni poliambulatori anche in Paesi come l’Italia per permettere alle persone particolarmente fragili (in gravi condizioni economiche, rifugiati o migranti) di accedere a cure sanitarie che altrimenti non potrebbero permettersi, come appunto quelle odontoiatriche. Per saperne di più abbiamo inter- vistato Marta Carraro, responsabile del Poliambulatorio Emergency di Marghera, che ci descrive la storia e l’operato dell’associazione, le iniziative intraprese nel corso degli anni e come è possibile partecipare e contribuire sul territorio ai diversi progetti
XIII Congresso nazionale SIPMO: Bologna capitale della patologia e medicina orale
Si è da poco conclusa (8-10 ottobre) la XIII edizione del Congresso nazionale della Società Italiana di Patologia e Medicina Orale, che per numero di partecipanti, qualità delle relazioni e discussioni possiamo definire un vero e proprio successo. In questo numero intervistiamo due figure chiave dell’evento bolognese: il professor Lucio Montebugnoli, presidente del comitato organizzatore del Congresso, e il professor Lorenzo Lo Muzio, presidente nazionale SIPMO e presidente del congresso
La stampa scientifica ieri e oggi
L’odontoiatria moderna è in continua evoluzione non soltanto per quanto riguarda le tecniche e i materiali, ma anche per la ricerca nell’ambito delle varie specialità che accresce la conoscenza delle patologie e affina le possibilità terapeutiche. In un’epoca nella quale le modalità di comunicazione sono molto cambiate, l’editoria scientifica ha il non facile compito di una divulgazione corretta ed efficiente dei risultati ottenuti senza mai perdere di vista l’obiettivo di offrire ai lettori un valido e costante aggiornamento e agli autori l’opportunità di condividere i loro studi e le loro esperienze cliniche. Abbiamo chiesto un parere su questi temi al professor Carlo Guastamacchia che, come a molti è noto, ha diretto per 42 anni Dental Cadmos passando il testimone al professor Giovanni Lodi nel 2011
2015: Anno internazionale della Luce
Nella continua ricerca della novità per attrarre l’attenzione dei pazienti, molti ambulatori pubblicizzano l’utilizzo di nuove tecnologie, tra le quali il laser, come terapie miracolose, la panacea per tutte le problematiche e i difetti acquisiti o congeniti. Nella concezione generale queste nuove tecnologie sono associate anche alla possibilità di ottenere risultati clinici, altrimenti impossibili da rea- lizzare, senza o con minimo dolore. Allo scopo di dirimere con attenzione questo argomento di grande attualità abbiamo intervistato il professor Paolo Vescovi, presidente della Società Italiana di Laser in Odontostomatologia (SILO)
Come affrontare il problema delle perimplantiti
Non sempre è possibile identificare le ragioni del fallimento implantare. Quan- do informiamo il paziente sulle possibili complicanze di un intervento di implan- tologia ci troviamo necessariamente ad affrontare la questione della “perdita dell’integrazione dell’impianto o man- cata osteointegrazione dello stesso”. È un argomento delicato, vuoi per il costo biologico (seppur, a volte, modesto) vuoi per il costo economico per il paziente, con una probabilità intrinseca legata al fallimento dell’intervento chirurgico e alla successiva riabilitazione protesica. In letteratura sono molteplici le evidenze che riportano elevate percentuali di successo, ma d’altronde anche di insuccesso che fanno intravedere il rovescio della medaglia. Pertanto è indispensabile valutare singolarmente paziente per paziente, realizzando corretti distinguo tra un caso clinico e l’altro.
Quello che però è evidente è che la maggior parte dei fallimenti si verifica dopo la fase protesica. Generalmente i pazienti pensano che la perdita dell’impianto sia associata a una reazione immunitaria o “di rigetto”, perciò da parte nostra è opportuno e doveroso un chiarimento che permetta loro di comprendere che
l’impianto non è un materiale biologico e quindi non è possibile che il titanio porti allo sviluppo di una reazione di tipo immunitario. La più frequente causa di perdita di un impianto è senza dubbio attribuibile a un’infezione batterica che colpisce i tessuti duri e molli che supportano l’impianto, ovvero la perimplantite.
Secondo la revisione pubblicata da Zitzmann et al. (J Clin Periodontol 2008;35[8 Suppl]:286-91) l’incidenza a livello mondiale della mucosite e della perimplantite, in pazienti sottoposti a chirurgia implantare, si attesta tra il 28% e il 56% nel primo caso e giunge sino all’80% nel secondo. Le perimplantiti sono un problema molto attuale, progressivamente crescente e destinato ad aumentare nel futuro prossimo anche in relazione al numero di pazienti sottoposti a interventi di chirurgia implantare. In Italia vengono inseriti circa un milione di impianti l’anno e sono disponibili in commercio oltre 300 tipologie differenti di fixture. Si tratta di numeri considerevoli che inevitabilmente possono essere rappresentativi di una certa quota di complicanze legate non solo alla tecnica chirurgica e/o alla progettazione protesica, ma anche al periodo successivo alla riabilitazione. Il paziente, infatti, deve essere istruito e responsabilizzato a mantenere nel tempo una scrupolosa igiene orale domiciliare anche nel sito riabilitato. È di fondamentale importanza eseguire un attento esame obiettivo e strumentale al fine di evitare il ritardo diagnostico, che può minare i risultati terapeutici successivi. Per di più il trattamento risulta spesso di difficile gestione. Alla luce di tutte queste considerazioni abbiamo chiesto un parere al professor Massimo Simion, uno dei maggiori esperti di implantologia osteointegrata e rigenerazione dei tessuti duri e molli orali, autore di un libro di recente pubblicazione che ha per argomento la pre- venzione, la diagnosi e il trattamento delle patologie perimplantari (La diagnosi e il trattamento delle perimplantiti, Milano: Edra, 2015)
Effetti collaterali mass media-associati: istruzioni in caso di sovradosaggio
«I media hanno una grande capacità di influenza in positivo e in negativo: ci portano dal provincialismo al cosmopolitismo, espandendo i nostri confini del mondo, ma ci rendono anche sempre più passivi e schiavi del consumismo; ci divertono e al contempo ci imprigionano in un mondo di paure, ci informano, ma su cosa e come pare a loro. Ogni medaglia ha il suo rovescio, e come ogni potente tecnologia, gli esiti dipendono dall’uso che se ne fa; per questo i media richiedono grande responsabilità e consapevolezza da parte di chi vi lavora e li gestisce ma anche da parte di chi ne usufruisce» (E. Cheli, Difendersi dai media (senza farne a meno). Guida pratica per un uso più sano e consapevole dei media, 2005).
L’intervista di questo mese riguarda le notizienoncontrollatecheimassmedia divulgano e i cui effetti sulla popolazione possono essere dannosi fino a determinare vere e proprie psicosi di massa, con gravi rischi per la salute in particolare delle persone appartenenti a fasce maggiormente vulnerabili.
Un esempio paradigmatico è quello della vaccinazione antinfluenzale.
Come dichiarato da Walter Ricciardi, professore di Igiene presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma: «La vaccinazione rimane lo strumento più efficace per la prevenzione delle malattie infettive. È pertanto importante combattere le resistenze ideologiche e fare corretta informazione ai cittadini, sottolineando che la vaccinazione rappresenta una risorsa, non una minaccia, che contribuisce a guadagnare anni in buona salute».
Abbiamo chiesto un parere in merito alla cattiva informazione in ambito medico, farmacologico e profilattico alla dotto- ressa Maria Grazia Pompa, esperta non soltanto in igiene e medicina preventiva ma anche in analisi e gestione della comunicazione
Can laser therapy be the answer for radiodermatitis in anal cancer patients? Two case reports
Background: Patients suffering from anal cancer have to undergo different anticancer therapies, including radio- therapy. Radiodermatitis represents a debilitating side effect of radiotherapy, often leading to painful lesions and a suspension of the radiotherapy treatment. No widely recognized treatment of radiodermatitis is currently available.
Objective: The present report introduces an innovative technique based on the use of laser light to manage radio- dermatitis of the anal region in a decisive fashion.
Study design: Two cases of radiodermatitis are presented, the occurrence of which followed combined chemoradio- therapy for anal squamous cell carcinoma. Both patients complained about strong pain, severe itch and spontane- ous bleeding from the lesions. In addition, they reported limitations in their daily life activities as well as a nega- tive impact on their quality of life. Both patients received laser irradiation therapy by applying two wavelengths simultaneously (970±15 nm and 660±15 nm) for a total of six laser sessions. The chosen treatment parameters were as follows: peak power, 6 W, 50% duty cycle for 360 s; peak power, 6 W in continuous mode for another 120 s resulting in spatially averaged energy fluences of 67.5 J/cm2 and 45 J/cm2, respectively.
Results: Complete healing of the lesions and symptoms was achieved within 2 weeks. Remission of the symp- toms continued after 2 months with no documented side effects. Both patients managed to complete the radiother- apy sessions and reported maximum satisfaction with the treatment.
Conclusions: These cases can prepare the ground to consider class-IV laser therapy, an innovative option to manage radiodermatitis with predictable effectiveness and a consequent improvement in the quality of life of the patients. Patients experiencing radiodermatitis suf- fer from pain accompanied by limited independence in daily activities, decreased life quality, and reduced self- esteem which often leads to depression. Resolution of radiodermatitis can result in fewer cases of radiotherapy suspension and a better outcome in the oncological treatment as well as an improved quality of life, usually very quickly
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