374 research outputs found
Oltre le rovine. Tesi di laurea di Caterina Fiscina e Rosanna Giuzio, Relatore Camillo Orfeo, testo di Camillo Orfeo
Oggetto di un concorso di idee bandito nel 2020, per quest’area archeologica era prevista la ricostruzione ex novo dell’antiquarium e la realizzazione di alcune strutture quali passerelle, attrezzature per il teatro e di servizio, oltre il rinnovo delle coperture delle insule scavate. Questi ultimi elementi dovevano rispondere ad una logica che prevedeva manufatti leggeri di carattere provvisionale. Tale richiesta rischiava, però, di produrre un progetto poco coraggioso. Se il carattere lieve e temporaneo degli interventi previsti, infatti, non avesse riguardato soltanto l’amovibilità degli stessi per consentire le attività di scavo, ma anche l’incisività delle forme adottate, sarebbe stata compromessa la capacità del progetto stesso di rivelare quelle potenzialità dell’area che i soli resti emergenti dal suolo non riuscivano a restituire pienamente.
Non possiamo vivere in un mondo di macerie, di resti, di frammenti incapaci di farci comprendere tanto la forma di ciò che è stato, quanto la forma di ciò che può ancora essere. Non importa se ci troviamo al cospetto di un edificio o una parte di città, dell’antico o del contemporaneo, il costruire è atto necessario anche a trasmettere la conoscenza di un mondo lontano, attraverso la ricomposizione di frammenti della realtà
Synekdékhomai, in L’opera d’arte nell’opera d’arte a Napoli a cura di Camillo Orfeo
La relazione fra architettura e arti figurative costituisce un terreno di riflessione largamente esplorato ma, spesso, privo di risposte che le
vedano in equilibrio fra loro senza che una di esse prevalga sull’altra secondo una sterile gerarchia. Storicamente, invece, questo confronto
appare piuttosto come un legame, nel quale l’arte del costruire e le altre arti precisano reciprocamente i propri caratteri concorrendo alla costituzione di un manufatto capace di rappresentare un unicum inscindibile.
Nei lavori presentati in occasione della mostra napoletana, sono tanti i modi di rendere intellegibile il nesso fra opera d’arte e spazio dove
dimora uno spazio precisato, mediante altrettante declinazioni e aggettivazioni del termine. Queste concorrono a decrittare le personali
interpretazioni dei partecipanti che, però, in questa pluralità di visioni non smarriscono mai il fine ultimo della mostra, il proporre un ragionamento collettivo sulla Aequa Potestas
Viaggiare come studiare, in Carlo Aymonino e Napoli, a cura di Camillo Orfeo
Questo piccolo libro non ha la pretesa di essere esaustivo dei temi e delle questioni che il pensiero di Carlo Aymonino, i suoi progetti e le sue opere, non solo racchiudono ma offrono oggi ad una riflessione ancora potenzialmente operante. Al centro è Napoli, città amata da Aymonino, e alcune sue idee progettuali che, elaborate all’interno di occasioni accademiche, testimoniano, nel disegno a mano libera, seppure con differenti livelli di approfondimento, di una straordinaria capacità insieme analitica e immaginativa. Si aggiungono altri omaggi: quelli richiamati nei testi di coloro che hanno promosso la mostra romana Disegni per Carlo Aymonino, ora riallestita a Napoli, il progetto sotto dettatura da un testo dello stesso Aymonino per una casa “desiderata” a Capo Miseno e l’intervista impossibile all’architetto romano sui suoi progetti campani
Djemila e Timgad. L'eccezione e la regola - Djemila and Timgad. The exception and the ruled Camillo Orfeo con saggi introduttivi di Heinz-Juergen Beste e Valeria Pezza
La città di Thamugadi, fondata da Traiano, le cui rovine oggi portano il nome di Timgad, supera tutti i siti antichi del Nordafrica per dimensioni e magnificenza, e dalla fondazione alla distruzione i suoi monumenti vantano una storia di circa seicento anni; tuttavia, durante la seconda metà di questo arco temporale raccontano di un progressivo tramonto piuttosto che di un’ulteriore crescita di questo centro. [...] Come Timgad, anche Djemila, l’antica è una città di rovine nella Numidia nordafricana. L’insediamento antico, che i Romani chiamavano Cuicul, in origine era un agglomerato abitativo berbero, trasformato alla fine del I sec. d.C. in colonia per veterani romana. [...] Entrambi questi luoghi sono stati al centro dell’interesse dei ricercatori per molto tempo ed hanno offerto informazioni molto importanti in merito all’urbanizzazione ed alla posizione giuridica delle colonie romane grazie alle loro strutture ben conservate ed al ricco materiale epigrafico, ma, data la attuale situazione politica in Nordafrica, il proseguimento dei lavori di ricerca appare possibile solo in maniera molto limitata.
L’opera di Camillo Orfeo è dunque significativa perché ci ricorda l’importanza di Timgad e Djémila. Ci auguriamo che le circostanze politiche in Nordafrica cambino presto in modo da poter riprendere l’intenso scambio tra tutti gli interessati – indipendentemente dalla loro provenienza o al loro orientamento religioso.
Heinz- Jürgen Best
CAMILLO ORFEO 12+3 progetti di architettura 1998 | 2022
Compito dell’architettura è generare spazi per la vita degli uomini. Situarsi è una attitudine umana millenaria che si declina secondo due principali modalità dell’abitare, quella che induce a stabilirsi in una residenza che risponda alle proprie necessità individuali e quella che determina lo stanziarsi in un ambiente di condivisione di istanze collettive. Le forme di questo abitare si sono fissate mediante l’uso, trasformandosi, perfezionandosi, evolvendosi e determinando, così, la propria identità che si precisa non nella fissità di un modello ma nella possibilità di ammettere variazioni derivate dal confronto con la storia e la geografia.
Proprio l’adattamento a questi fattori, modifica inevitabilmente, il tipo di partenza, finendo, come sostiene Carlos Martí Arís, con «il contraddistinguere l’edificio tanto da renderlo una componente del luogo»
Nota del curatore, in "Luigi Pisciotti 1937/2001" a cura di Camilo Orfeo
Questo volume raccoglie i testi delle relazioni tenute in occasione della intitolazione a Luigi Pisciotti dell’aula del BAP – Centro Interdipartimentale di ricerca per i Beni architettonici e ambientali e per la Progettazione urbana – a 20 anni dalla scomparsa. Questa iniziativa, con la presenza del Ministro
dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, è stata l’occasione per riprendere i temi e le questioni che hanno visto impegnato Luigi Pisciotti nella vita professionale e nell’insegnamento nelle Facoltà di architettura e ingegneria.
La distanza che ci separa dalla sua scomparsa non ha cancellato il ricordo in quanti hanno avuto l’occasione e la fortuna di aver condiviso con lui esperienze di studio o di lavoro, le sue doti umane e professionali hanno lasciato un segno indelebile su quanti lo hanno conosciuto e frequentato. Le molteplici attività di Luigi Pisciotti, anche se delimitate da confini ben precisi, avevano una direzione molto definita nel metodo che sottintendeva una marcata fiducia nell’architettura come strumento di conoscenza e nel progetto urbano come possibilità concreta di trasformare la città
L’ilusione e i cristalli: la scuola di Pescara, in, Agostino Renna - La forma della città / The form of the city, a cura di R. Capozzi, P. Nunziante, C. Orfeo
Il libro è diviso in due parti, nella prima, La forma della provincia, sono raccolti i saggi che raccontano l’Abruzzo subappenninico attraverso la descrizione della forma del suolo, della campagna e delle architetture costruite, i temi del progetto, e tre saggi analitici sulla città maggiori. La seconda parte è un’antologia di scritti di diversi autori, articoli e saggi che sono stati ordinati, tagliati, adattati e montati da Renna a testimoniare lo sforzo rivolto alla condivisione di quell’esperienza.
The book is divided into two parts, the first, the shape of the province, containing various essays that tell the Abruzzo subappenninico through the description of the shape of the soil, the countryside and the architecture built, the themes of the project, three analytical essays the city more. The second part is an anthology of writings by different authors, articles and essays that have been sorted, trimmed, adapted and edited by Renna to witness the effort aimed at the sharing of that experience
Ostinazione urbana
Tratto distintivo del lavoro di Gino Malacarne è l’ostinata ricerca di chiarezza compositiva. Declinata come una necessità della città, cui il progettista ha la responsabilità di rispondere in modo inderogabile, questa finisce con il collocare, inevitabilmente, la sua attività lontano dalle mode, dagli stereotipi e dalle più recenti tendenze che hanno ridotto il progetto dell’urbano a mera operazione di maquillage. La sua ricerca, sia quella riconducibile ai contributi teorici che quella relativa alla attività progettuale, ha, invece, ostinatamente provato a restituire al progetto quella centralità che, già dagli anni Sessanta del Novecento, gli studi urbani avevano individuato quale unica modalità per trasformare la città sperata in città possibile
Le Opere dei Maestri. Rogers / Samonà / Quaroni. Saggio in Maestri e scuole di Architettura in Italia
In queste note sono state analizzate alcune opere fondamentali dei tre maestri italiani. Per ogni autore sono state scelte due opere, progetti espressivi, con una propria autonomia formale, capaci di confrontarsi con la città e il territorio e con la tradizione e la trasmissibilità del mestiere. In tutte le opere analizzate vi è una chiara ricerca di realismo, di verità, una sorta di impegno comune portato avanti per restituire all’architettura il suo senso profondo, il suo mandato di opera collettiva. Progetti fondati su una Teoria messa a punto in un periodo storico particolare per il nostro Paese e la nostra cultura. Progetti esemplari, usati soprattutto come strumento di analisi e conoscenza, in grado di raccogliere i significati profondi delle cose e interpretare le stratificazioni dei luoghi e l’umanità di chi li abita
Dell’eterno effimero di Òlynthos
Olynthos, organizzata secondo una serie di arterie parallele che la attraversavano da nord-sud, intersecandosi, ortogonalmente, con una serie di strade di larghezza pressoché costante –
l’equivalente di circa 5 metri – era organizzata in isolati disposti secondo un inconsueto andamento est-ovest. Da questo reticolo regolare emergevano pochi apparati monumentali, fattore dovuto, presumibilmente, alla giovane età della città. La mancata presenza di edifici pubblici non sembrava, però, rappresentare un elemento di “fragilità” nella costituzione di una identità urbana solida e riconoscibile della città, perché a Òlynthos alla carenza di edifici come Templi, Stoà o Bouleuterion, solitamente portatori di un’identità collettiva, suppliva proprio il rigoroso modello di aggregazione della residenza
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