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    Immaginare la città antica: progetti per Tindari

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    La possibilità di intervenire all’interno di un’area archeologica costituisce, di per sé, un fatto eccezionale, sia per la possibilità di un confronto diretto con tracciati, misure, frammenti di testimonianze del passato che necessitano di essere adeguatamente conservati, sia perché questi possono rappresentare fatti architettonici e urbani capaci di produrre riflessioni ancora valide per la costruzione della città contemporanea. L’interpretazione di questi segni di un tempo perduto, impressi in un territorio come quello di Τυνδαρίς dove la natura sembra dilagare sovrapponendosi agli oggetti archeologici, reimpossessandosi del sito fino a ricondurlo ad una condizione di “paesaggio originario”, diventa quasi attitudine visionaria, immaginifica. Si produce cosi, già solo pensando a cosa abbiano rappresentato questi resti, quella capacità di invenzione così propria del progettare, così necessaria acciocché gli interventi non si riducano alla sola conservazione di labili tracce ma siano capaci di rivelare tanto il carattere del preesistente quanto i suoi possibili sviluppi. Ci troviamo, a tutti gli effetti, di fronte ad un’apparizione, in un ambito dove la città nascosta, presente solo in filigrana, trasforma l’intervento su di essa nella risoluzione di una sorta di enigma i cui esiti possono essere così, finalmente, rivelati ai futuri visitatori dell’area

    Immaginare la città antica: progetti per Tindari

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    La possibilità di intervenire all’interno di un’area archeologica costituisce, di per sé, un fatto eccezionale, sia per la possibilità di un confronto diretto con tracciati, misure, frammenti di testimonianze del passato che necessitano di essere adeguatamente conservati, sia perché questi possono rappresentare fatti architettonici e urbani capaci di produrre riflessioni ancora valide per la costruzione della città contemporanea. L’interpretazione di questi segni di un tempo perduto, impressi in un territorio come quello di Τυνδαρίς dove la natura sembra dilagare sovrapponendosi agli oggetti archeologici, rimpossessandosi del sito fino a ricondurlo a una condizione di "paesaggio originario", diventa quasi attitudine visionaria, immaginifica. Si produce, già solo pensando a cosa abbiano rappresentato questi resti, quella capacità di invenzione così propria del progettare, così necessaria acciocché gli interventi non si riducano alla sola conservazione di labili tracce ma siano capaci di rivelare tanto il carattere del preesistente quanto i suoi possibili sviluppi. Ci troviamo, a tutti gli effetti, di fronte a un’apparizione, in un ambito dove la città nascosta, presente solo in filigrana, trasforma l’intervento su di essa nella risoluzione di una sorta di enigma i cui esiti possono essere, finalmente, rivelati ai futuri visitatori dell’area

    Progetti per Caere. Tre ipotesi progettuali per il nuovo ingresso alla necropoli di Cerveteri

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    Il contributo in forma di tavola (poster) riguarda la concettualizzazione e generalizzazione di una recente esperienza progettuale di workshop della rete DHTL sulla necropoli della Banditaccia ove, al di là dell’esito eccellente conseguito dagli studenti sotto la guida di Luigi Franciosini, Renato Capozzi, Fabrizio Foti, Alessandro Gabbianelli Mauro Marzo, Maria Salerno e Federica Visconti, il gruppo di ricerca coordinato da chi scrive con Federica Visconti composto dai dottorandi Nicola Campanile e Oreste Lubrano, anche ha partire dai confronti attivati in quella sede soprattutto con Luigi Franciosini, Fabrizio Foti e Mauro Marzo, ha inteso approfondire alcune possibili variazioni sul tema una sorta di Exercises de Style per dirla à-la Raymond Queneau. Il progetto mette a tema tre modi diversi, trans-attivi, di lavorare col paesaggio archeologico. Il primo ricostruisce una morfologia naturale preesistente attraverso una sostruzione e una copertura con l’emersione di alcuni volumi o cannon lumière ad intercettare la luce o a denunciare la presenza ctonia. Il secondo che attraverso il taglio del banco tufaceo ricostruisce una architettura ipostila come spazio equivalente di uno spalto. Il teso che lavora per scavo, per tomìa a guadagnare forme e tecniche ed esattezze dello scavo con alcune emergenze chiamate a denunciare l’artificio. Tre variazioni ammissibili mossi da una postura analoga come possibili forme di transizione della forma in ragione della tecnica compositiva e tecnica adottata

    Nuovo ingresso alla necropoli di Care

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    Il progetto riguarda la concettualizzazione e generalizzazione di una recente esperienza progettuale di workshop della rete DHTL sulla necropoli della Banditaccia ove, il gruppo di ricerca coordinato da chi scrive con Federica Visconti composto dai dottorandi Nicola Campanile e Oreste Lubrano ha inteso approfondire alcune possibili variazioni sul tema una sorta di Exercises de Style per dirla à-la Raymond Queneau. Il progetto mette a tema tre modi diversi, trans-attivi, di lavorare col paesaggio archeologico. Il primo ricostruisce una morfologia naturale preesistente attraverso una sostruzione e una copertura con l’emersione di alcuni volumi o cannon lumière ad intercettare la luce o a denunciare la presenza ctonia. Il secondo che attraverso il taglio del banco tufaceo ricostruisce una architettura ipostila come spazio equivalente di uno spalto. Il teso che lavora per scavo, per tomìa a guadagnare forme e tecniche ed esattezze dello scavo con alcune emergenze chiamate a denunciare l’artificio. Tre variazioni ammissibili mossi da una postura analoga come possibili forme di transizione della forma in ragione della tecnica compositiva e tecnica adottata

    Non v’è città senza case, non v’è casa senza città

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    Il testo affronta il tema del legame inscindibile fra individualità e comunità, che nell'architetura si traduce nel rapporto ineludibile fra casa e cttà. Il problema delle cità (e della casa) moderne consiste prprio nella rottura diquesto legame

    Un mercato coperto per Roma. Laboratorio di Sintesi Finale in Composizione Architettonica e Urbana

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    Il volume raccoglie gli esiti del Laboratorio di Sintesi Finale del corso di Laurea Magistrale in Progettazione Architettonica MAPA presso il DiARC Dipartimento di Architettura, strutturato attorno alla compartecipazione di due discipline, la composizione architettonica e urbana, affrontata nel corso tenuto dal professore Renato Capozzi, e la progettazione esecutiva, affidata alla professoressa Erminia Attaianese. Il Laboratorio ha assunto un bando di concorso articolato in due fasi con oggetto la progettazione di un edificio a forte vocazione pubblica, con l’obiettivo di sottoporre agli allievi una sperimentazione progettuale basata sulla simulazione di una reale partecipazione ad un bando di concorso. Il mercato coperto a San Giovanni di Dio nel quartiere Monteverde a Roma, ha costituito il tema d’anno per gli studenti, producendo dieci risposte, in cui sono state rispettate sia le indicazioni qualitative e quantitative che il numero di elaborati richiesti, tenendo assieme la complessità del progetto di architettura e i suoi aspetti esecutivi e costruttivi. Completano il volume i contributi di Carmelo Baglivo, Lorenzo Netti, Valerio Palmieri e Efisio Pitzalis, seguiti dalle conclusioni di Francesco Costanzo e Federica Visconti

    Un mercato: un edificio pubblico

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    Descrizione dei criteri progettuali adottati per il progetto del nuovo mercato rionale di Piazza San Giovanni di Dio, presentato per il concorso "Nuovo Mercato San Giovanni di Dio" bandito dal comune di RomaDescription of the design criteria adopted for the project of the new local market in Piazza San Giovanni di Dio, in Rome, proposed for the "New San Giovanni di Dio Market" competition announced by the Municipality of Rom
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