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    La Napoli di Jacopo Sannazaro: cultura artistica e identità cittadina nella memorie letterarie fra XV e XVI secolo

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    Il contributo intende individuare, attraverso una ricognizione della biografia di Jacopo Sannazaro con il supporto della sua stessa produzione letteraria, le località di Napoli che, più di altre e in diverse occasioni, richiamarono l’attenzione o la presenza dell’autore, evidenziando il ruolo dell’umanista come testimone privilegiato e attore di un rinnovamento urbanistico-architettonico che, come documentano le fonti letterarie tra XV e XVI secolo, era in fermento in quegli anni. Le citazioni e le descrizioni della città di Napoli rintracciabili all’interno delle opere letterarie di Jacopo Sannazaro informano del grado di organicità dell’autore alla politica di governo, attestano la sua partecipazione agli accadimenti storici del Regno, scandiscono le varie fasi in cui si svolse la sua vicenda poetica e documentano gli interessi artistici e filologico-letterari maturati nella temperie culturale dell’Umanesimo napoletano. Ben consapevole delle implicazioni politico-ideologiche del progetto di Renovatio urbis realizzato dai sovrani aragonesi, il Sannazaro celebrò con partecipazione i mirabilia della città in cui si manifestava quella magnificentia che fu cifra distintiva della Napoli aragonese. Ma, entro quella particolare congiuntura politico-culturale, tra XV e XVI secolo, l’umanista traeva ulteriore ispirazione dalle proprie competenze in materia d’arte. Come grande appassionato e conoscitore dell’Antico e delle sue più innovative applicazioni, infatti, il Sannazaro seppe sfruttare le proprie acquisizioni in veste di committente, di consulente e finanche di architetto

    Varietà culturale e formazione di un nuovo paradigma di regalità nella Napoli aragonese

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    Il presente contributo intende mostrare, attraverso le fonti letterarie disponibili, come l’origine forestiera di Alfonso il Magnanimo abbia generato, nei vari ambiti della politica culturale alfonsina a Napoli, un proficuo dialogo fra tradizioni molteplici per la rappresentazione dell’Aragonese come imperator

    La porta Capuana di Napoli: per una storia dell’antica porta urbica alla luce delle fonti letterarie tra Medioevo e Rinascimento

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    La celebre porta Capuana di Napoli, così denominata dal suo orientamento in direzione della città di Capua, fu edificata negli ultimi decenni del Quattrocento in luogo di una più antica porta cittadina. Con il supporto di fonti letterarie, il presente contributo intende recuperare la memoria storica di porta Capuana per gettar luce sul ruolo che essa ha effettivamente svolto nel susseguirsi degli accadimenti storico-politici che hanno segnato la città di Napoli tra Medioevo e Rinascimento, per riflettere sulla relazione del monumento con il territorio e per cogliere le varie suggestioni artistiche e letterarie provenienti dal rinnovato contesto culturale di quegli anni. Al di là della funzione difensiva, la porta Capuana di Napoli ebbe, per la sua struttura e per il suo apparato decorativo, un’indiscussa funzione ornamentale ed una importante funzione evocativa : la superstite porta urbica partecipò, infatti, alla riqualificazione della città di Napoli, come parte di un progetto urbanistico organico volto al rafforzamento del potere regio e di una politica culturale finalizzata alla costruzione di una nuova identità napoletano-aragonese

    Fonti letterarie e mito per la storia di porta Nolana in Napoli

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    Il contributo intende ricostruire, attraverso le fonti letterarie, la storia di porta Nolana in Napoli, realizzata negli anni ’80 del XV secolo in luogo di una preesistente porta urbica che si apriva lungo il più antico tracciato delle mura in una posizione diversa da quella attuale. Riconsiderata nel contesto storico-culturale documentato dalle fonti, infatti, porta Nolana si presenta come espressione della magnificentia che fu cifra distintiva della Napoli aragonese dei principi Trastàmara, e come monumentum del suo passato glorioso, evocativo di quella tradizione sapienziale che connotò Napoli nel nuovo mito della città elaborato da Giovanni Pontano e condiviso dalla sua Schola

    L’Arcadia cosentina: l’ecloga di Niccolò Salerno (1536) alla luce dei modelli classici e contemporanei

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    La Sylvula II,9 dell'umanista cosentino Niccolò Salerno, dal titolo Candidus et Philaretus interlocutores, fornisce una descrizione idilliaca del paesaggio calabrese, sublimato in un paesaggio letterario di tipo bucolico, in particolare delle aree delle città di Rossano e Corigliano (feudi della potentissima famiglia dei Sanseverino di Bisignano), e contiene una menzione del Castello di San Mauro, monumentale villa edificata nel 1515 su committenza di Bernardino Sanseverino. Il dibattito fra i due interlocutores menzionati nel titolo è calato entro una cornice dialogico-narrativa filtrata dai moduli dell’ecloga classica di matrice virgiliana, all’occorrenza rielaborati secondo gli sviluppi del genere bucolico nel Rinascimento, sulla scia dell’insegnamento di Giovanni Pontano e Jacopo Sannazaro

    Cultura greca e Umanesimo a Gerace: Atanasio Calceopulo e Aurelio Bienato

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    Il contributo si focalizza sulla vita culturale della città Gerace, in Calabria meridionale, nel XV secolo, alla luce della biografia del suo vescovo, l’umanista greco Atanasio Calceopulo (1408 ca.-1497), redatta alla fine del Cinquecento dal prelato Ottaviano Pasqua. Questa fonte, in gran parte inesplorata, permette di acquisire nuovi elementi utili a ricostruire il milieu umanistico di Gerace, poiché essa non solo descrive l’attività di Calceopulo, ma fornisce nuove informazioni sui suoi contatti con l’umanista Aurelio Bienato, che fu allievo di Lorenzo Valla, docente allo Studio di Napoli e vescovo di Martirano. Bienato trascorse alcuni anni della sua vita a Gerace e dispose per testamento di essere sepolto nelle “catacombe” della cattedrale come simbolo della sua predilezione per la città calabrese e del suo legame con il dotto vescovo greco. Grazie alla testimonianza di Ottaviano Pasqua, inoltre, è possibile datare la nascita di Bienato, finora ritenuta del tutto incerta e generalmente collocata prima della metà del XV secolo, intorno al 1450

    Rappresentazione del potere e propaganda dinastica in Castel Nuovo a Napoli: la “Gran Sala” o “Sala del Trionfo” nelle fonti letterarie tra XV e XVI secolo

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    This essay aims to define on the basis of literary sources the correct denomination of the throne room of Castel Nuovo in Naples, universally known today as “Sala dei Baroni”, because later in this room some rebel barons of the kingdom were captured by Ferrante I of Aragon after the Second Conspiracy of the Barons (1485-1486). However the contemporary literary sources constitute an appreciable support for motivating and contextualizing all the choices related to the construction of the room: for example, we can find the system of virtutes that the humanists created for celebrate the image of the king. It is not a case that this room was also called “Sala del Trionfo”, because here the celebration of the triumph of Alfonso was materializated in all its elements. From this point of view and on the basis of literary sources the appellation of “Sala dei Baroni” for this room seems therefore to be inappropriate and not in line with the symbolic meaning that Alfonso wanted to give to it

    Etnografia e superstizione nel De bello Neapolitano di Giovanni Pontano: il caso di Mons Draconis

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    Tra gli aspetti caratterizzanti l’historia pontaniana il dato empirico si insinua nelle accurate descriptiones locorum anche attraverso interessanti e spesso inattese digressioni di gusto etnografico, che fanno emergere l’attenzione dello storico a tradizioni locali e a fonti orali. Tra le digressioni più significative, si presentano la descrizione dei riti pagani per favorire la pioggia nella zona di Mondragone (V 8.1-7), e in questo stesso territorio, la leggendaria storia del drago (V 5.6)
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