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Per una pratica del consenso. Il teatro di Enrico Corradini
Protagonista di un dramma che si è svolto fuori dalla scena, Corradini ha vissuto sempre la
propria attività intellettuale come dovere, necessità etica di farsi “voce contro la viltà presente”,
maturando da subito la convinzione che solo uno scenario moralmente rinnovato avrebbe potuto
consentire, in una precisa interrelazione, una rinascita sociale e culturale costruita su un progetto
politico che nel 1910 porterà alla fondazione della Associazione Nazionale Italiana. Questa
passione “religiosa” che ha alimentato e condotto la sua vita di uomo spiega, come D’Amico ha già
notato nel 1931, la concezione quasi sacra che Corradini aveva del teatro: anch’esso milizia - come
tutta l’attività giornalistica - per produrre e gestire, in un inscindibile intreccio tra letteratura e
propaganda, le idee forza di una ideologia che si affida spesso a collanti retorici, ad immagini per
dare visibilità e forza ai propri principi. La dinamica circolazione degli stessi motivi politici, delle
stesse idee-forza in generi diversi e l’efficacia degli stessi nuclei tematici in opere egualmente
dirette a rispondere alle attese anche inconsce del lettore / spettatore in un percorso duplice,
complementare, consapevolmente avviato ad una “ finalizzazione convergente dei due canali di
comunicazione e di persuasione (o propaganda)” portano non solo a retrodatare il passaggio dalla
letteratura alla politica, ma a rivedere il loro ruolo e il loro rapporto
In margine ad un lavoro di storiografia futurista. Anna Caterina Toni, Futuristi nelle Marche (rec.)
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