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Palladio e le terme di Roma
Nella collana “I trattati delle arti”, sono riproposte le tavole dai disegni di Palladio pubblicate (Vicenza 1797) da O. Bertotti Scamozzi, che per molti edifici, come le terme di Agrippa, Nerone, Tito e Costantino, in gran parte cancellati dall’incuria e dalle accanite demolizioni e spoliazioni, costituiscono la più completa e attendibile documentazione. L’introduzione sintetizza i significati terminologici e architettonici degli antichi edifici per l’igiene, dai Balaneia greci alle Thermae romane, confrontandoli con le testimonianze delle fonti letterarie e archeologiche. L’introduzione, dopo un cenno all’influsso degli edifici termali sull’architettura dell’età tardo romana e paleocristiana, si conclude con una rassegna delle più significative testimonianze sulle terme romane nell’età di Palladio. Le immagini da Palladio sono integrate da originali elaborati grafici in 3d dei principali edifici termali (pp. 177-198), curati da studenti della facoltà di Architettura del Politecnico di Bari.In the series "The treaties of the arts", directed by the Author, the volume reproduces the boards from the drawings by Andrea Palladio, originally published by O. Bertotti Scamozzi (Vicenza 1797). For many buildings, like the Baths of Agrippa, Nero, Titus and Constantine, largely erased by the ruthless demolition and pillage, these drawings represent the most complete and reliable documentation. The essay summarizes the terminology and meaning of the ancient Bath Buildings, from the Greek Balaneia to the Roman Thermae, comparing them with the evidence of literary and archaeological sources. After mentioning the influence of bath buildings on Late Roman and Early Christian Architecture, the book draws an overview on the most significant descriptions and studies on the Roman Baths in the age of Palladio. The volume is completed by computer graphic renderings of the buildings from the published engravings (pp. 177-198), edited by the students of the Faculty of Architecture , Polytechnic of Bari
Ville della Serenissima: Il declino del Dominio da Mar e la valorizzazione della Terraferma
Per la collana “I luoghi della nobiltà”, curata dall’A. (nove titoli pubblicati nel 2008-2011), viene affrontato il tema della villa nel contesto della valorizzazione della Terraferma intrapreso dall’aristocrazia veneta, anche in seguito alle vicende che ne ridimensionarono il ruolo nei domini marittimi. Dal primo Umanesimo del Petrarca, che ad Arquà ritrovò il rinnovato gusto per l’otium legato alla vita rurale, il volume illustra i più significativi esempi di questo patrimonio culturale, dalle prime ville-castello di Thiene e Roncade alla ricezione del linguaggio classico nelle opere di G.M. Falconetto, A. Cornaro, G. Trissino e Jacopo Sansovino. Particolare interesse è ovviamente assegnato all’opera di Andrea Palladio, progettista e studioso, che seppe unire con equilibrio il decoro dell’antica architettura alla funzionalità dell’azienda agraria, creando un modello che – oltre agli sviluppi locali, a cominciare dal discepolo Vincenzo Scamozzi – troverà ampio successo nell’architettura europea, dalla vecchia e nuova Inghilterra, all’impero russo. La rassegna si conclude con la fine della Repubblica, il cui splendido declino è simboleggiato dalle ville Manin a Passariano e Pisani a Stra.For the series "The places of the nobility", edited by the Author (nine books published from 2008 to 2011), the topic of the Renaissance villa is studied in the context of the agricultural exploitation of the Venetian mainland. This effort undertaken by the magistrates and the aristocracy of the Republic, was also a consequence of the events that reduced the role of Venice in the maritime domain of the Levant. From the first humanism of Petrarch, who found the Arquà renewed taste for the otium related to rural life, the book illustrates the most significant examples of this cultural heritage, starting with the first villa-castles Porto-Colleoni at Thiene and Giustinian at Roncade. The new architectural language of the Renaissance is visible in the classicism of the works of G.M. Falconetto, A. Cornaro, G. Trissino and Jacopo Sansovino. Special attention in obviously paid to the work of Andrea Palladio, an architect and a scholar of Roman Antiquities, who was able to combine the decorum of ancient architecture with the functionality of farms, thus creating a model that - in addition to local developments, starting with his disciple Vincenzo Scamozzi - would find great success in European architecture, from Old and New England, to the Russian Empire. The historical survey ends with the decline of the Republic of Venice, symbolically recalled in the beautiful villas Manin at Passariano and Pisani at Stra.
TABLE OF CONTENTS: Introduction, p. 7; 1. Francesco Petrarca and the cultural Renaissance of the Villa, p. 9; 2. Otia and negotia of the Venetian patricians, p. 13; 3. The twilight of the Republic and the frenzy of vacations, p. 19; 4. The origins of the Venetian villa: the Palace-Castles, p. 23; 5. Humanists and architecture: Giangiorgio Trissino and Alvise Cornaro, p. 27; 6. The Roman model in Veneto, p. 31; 7. Palladio and the reinvention of Ancient Rome: the first commissions, p. 35; 8. The maturity of Palladio: the success of the Villa-Temple, p. 39; 9. The Architect, the Gentleman, and the Painter: the wonderful contradictions at Maser, p. 47; 10. The prestige of Pliny in the Verona area: the villas from the Antiquity, p. 53; 11. In search of perfection: the Rotunda or the Rocca Pisana?, p. 59; 12. A triumphant decline: the Villas of the last Doges, p. 65; Bibliography, p. 71; Images, pp. 77-207
La valle dei templi di Agrigento
Alla descrizione dei monumenti antichi e delle più tarde testimonianze bizantine si accompagna il confronto con una selezione delle più significative fonti classiche, che integrino la visione dei frammenti del tessuto monumentale di quella che Pindaro definì “la più bella città dei viventi”. Paragrafi di più generale informazione introdurranno il lettore sui grandi temi della colonizzazione greca, posta a confronto con l’organizzazione commerciale degli empòria punici; del santuario greco e della sua spazialità; dei caratteri cultuali più ‘introversi’, legati soprattutto alla diffusione del culto di Demetra e Kore, nei templi sicelioti e della Magna Grecia rispetto ai contemporanei edifici della madrepatria. Ad Agrigento, in particolare, è evidente l’evoluzione dell’edifico templare dalle colossali realizzazioni concepite sotto la tirannide (l’Olympieion che celebrava la vittoria di Terone sui Cartaginesi a Himera), alle più umane dimensioni dei templi “di Giunone” e “della Concordia”, parallele ad una evoluzione democratica nel governo della polis.
La pubblicazione è stata recensita da Marie-Christine Hellmann in «Revue Archéologique», 2006, 2, p. 341: “Destinata ai turisti colti, questa guida tascabile può ben servire a studenti e docenti. Dopo la storia di Agrigento, qualche pagina ben informata è dedicata all'origine e alla formazione dei templi greci e romani, poi alle peculiarità dei templi greci in Sicilia. Segue poi l’esame, chiaro e preciso, di ogni tempio e santuario di Agrigento, delle mura e delle porte, delle necropoli, dell’ekklesiasterion e del bouleuterion, dell’oratorio di Falaride e delle case del quartiere ellenistico-romano”.The description of ancient monuments of Akragas/Agrigentum, and the later modifications in the Byzantine and Medieval age, are compared with a selection of the most significant written sources. In this way, the short monograph tries to integrate the archaeological remains with the monumental vision of what Pindar called it "the most beautiful city of the living beings". General paragraphs introduce the reader on major themes: the Greek colonization, compared to the commercial organization of Punic Emporia; the Greek sanctuary and its spatiality, related to the 'introverted' cult of Demeter and Kore in the majority of the temples in Sicily and Southern Italy, with distinctive features, unusual in the contemporary buildings of the Greek Motherland. In Agrigento the evolution of temple design is evident from the huge Olympieion, celebrating the victory on the Carthaginians at Himera, undertaken under the tyranny of Theron, to more human dimensions of the temples of "Juno" and of "Concord ", corresponding to a democratic evolution in the government of the polis.
The publication has been reviewed by Marie-Christine Hellmann in "Revue Archéologique", 2006, 2, p. 341: "Destined to learned tourists, this pocket guide can be useful to students and educators. After the history of Agrigento, a few well-informed pages are dedicated to the origin and formation of the Greek and Roman temples, then to the peculiarities of the Greek temples in Sicily. The following pages examinate, clearly and precisely, each temple and shrine of Agrigento, walls and gates, cemeteries, and the remains of the ekklesiasterion and bouleuterion, the “Oratory of Phalaris”, and the houses of the Hellenistic-Roman residential area"
Ipotesi sulla struttura architettonica del Mausoleo di Augusto
Lo studio sulle distrutte volte a botte dei corridoi anulari posti attorno al nucleo centrale della cella sepolcrale del Mausoleo di Augusto, è stato commissionato dalla Sovraintendenza ai monumenti e scavi del Comune di Roma ai fini del ‘Concorso internazionale di progettazione per la riqualificazione del Mausoleo di Augusto e di Piazza Augusto Imperatore’, ed inserito nel Documento Preliminare alla Progettazione.
L’analisi dei circa cento conci in travertino superstiti e delle strutture murarie superstiti ne ha precisato la tecnica di realizzazione: in muratura cementizia, su un triplo filare d’imposta in travertino e con archi di rinforzo sempre in travertino per il corridoio esterno e a copertura interamente lapidea per il corridoio interno. Pur essendo evidente la sistematica spoliazione del monumento, lascia tuttora perplessi la quasi completa sparizione del nucleo interno di muratura tra i due corridoi, salvo che in corrispondenza del dromos di accesso. Sicuramente tale nucleo interno era rivestito in buona parte di travertino, oggetto di spoliazione e quindi causa diretta del crollo della struttura. La mediocre conservazione del nucleo cementizio, però, ha fatto ipotizzare all’A. la possibilità di una struttura cava, a doppio muro anulare rinforzato da setti radiali. A tali ipotizzabili setti potrebbero corrispondere i pilastri in travertino che rinforzano il muro circolare verso il corridoio esterno, non perfettamente simmetrici tra loro. Tale struttura cava, oltre che in più generali confronti tipologici, è riscontrabile nello stesso Mausoleo, proprio all’esterno dei due corridoi anulari suddetti. Probabilmente, tale struttura cava poteva essere coperta da un’ulteriore volta a botte anulare per sostenere il tamburo soprastante o, eventualmente, riempita di terreno di riporto.
L’analisi delle strutture murarie superstiti nel nucleo del Mausoleo, ha portato però l’A. a ipotesi ricostruttive originali riguardanti la parte superiore dell’edificio. Non solo, quindi, per la possibilità che la massiccia muratura tra i due corridoi fosse cava, ma anche per la presenza di frammenti di sottili muri anulari crollati dal livello superiore, di diametro non corrispondente alla muratura inferiore, si ipotizza che il tamburo superiore non si innalzasse su tale massiccia muratura, ma sul muro più esterno, attualmente il più alto. I sottili muri ritrovati, meglio documentati nelle foto di scavo e nella planimetria di Giovan Battista Piranesi, costituirebbero la struttura interna di rinforzo del riempimento del tamburo superiore. Il diametro del muro più esterno, inoltre, corrispondente a 150 piedi romani, coinciderebbe singolarmente con il diametro interno del Pantheon che, nei recenti scavi, si è dimostrato come fosse già orientato verso il Mausoleo che, a sua volta era posto in una sottile relazione visiva e simbolica con l’Horologium Augusti e l’Ara Pacis. I tre monumenti celebravano così la nascita (l’altare della Pace è posto rispetto all’obelisco in corrispondenza con la data del compleanno imperiale) e la futura morte di Augusto, mentre il Pantheon celebrava l’apoteosi di Romolo, ma contemporaneamente anche del fondatore della nuova Roma. L’A., oltre a ipotizzare una ricostruzione architettonicamente più convincente di quella H. von Hesberg (1994), con tale diametro di 150 piedi, riconosce per la prima volta che la distanza tra i due monumenti augustei corrisponde esattamente a mezzo miglio, ipotizzando che tale distanza dovrebbe essere non casuale ma concepita per le ambulationes ricordate dalle fonti antiche, progettate sempre per multipli o sottomultipli di mille passi.The study on the destroyed vaulted corridors around the burial chamber of the Mausoleum of Augustus, was commissioned by the Superintendency of Monuments and Excavations of the City of Rome for the 'international design competition for the redevelopment of the Mausoleum Augustus and the Piazza Augusto Imperatore ', and the text of the article was also included in the Preliminary Design Document
Degl’Innocenti, Piero: Le origini del Bel San Giovanni : da tempio di Marte a battistero di Firenze. - Firenze : CUSL, 1994
Greenhalgh, Michael: The survival of Roman antiquities in the Middle Ages. - London : Duckworth, 1989
Concina, Ennio; Molteni, Elisabetta: "La fabrica della fortezza": l’architettura militare di Venezia. - Verona: Banca Popolare di Verona, 2001
Osservazioni sulle mura di Terracina
Dopo la pubblicazione di G. Lugli del 1926, le mura di Terracina non erano state più oggetto di studi specifici, nonostante siano uno dei più rilevanti e conservati esempi di fortificazioni tardo-antiche. Dal confronto dei caratteri costruttivi e tipologici con i più significativi monumenti dell’epoca conservatisi nel bacino del Mediterraneo, soprattutto i rifacimenti di Onorio alle mura aureliane, viene suggerita una datazione alla prima metà del V secolo, che si accorderebbe con le fonti storiche che ricordano i lavori di Valentiniano III dopo la conquista dell’Africa nel 439. I resti di una cinta interna, venuti in luce dopo i bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale, sono stati messi in evidenza per la prima volta in questo studio. Per la tipologia delle tecniche murarie, caratterizzate anche da ‘capricci’ decorativi delle maestranze, e dei criteri poliorcetici anche questa cittadella interna è riconosciuta come appartenente all’epoca tardo-antica, come pure le difese a cavallo della via Appia-Traianea, già attribuite all’epoca delle lotte dei baroni medievali. Anche il tracciato delle mura repubblicane, apparentemente interrotto dal lato verso il mare, è chiarito con maggiore precisione rispetto agli studi precedenti
Rodolfo Lanciani e Villa Adriana
Rodolfo Lanciani’s involvement with Hadrian’s Villa near
Tivoli dates back in time. The great archaeologist, “father”
of the ancient topography of Rome and the surrounding
countryside, spent the first years of his life in the nearby little
town of Montecelio, where he worked as an engineer
for the local municipality. Even the archaeological excavations
in Villa Adriana, for the new Kingdom of Italy, were
directed by Lanciani since 1878. In any case his scholarship
had an international resonance, mainly in England and the
United States. The fieldwork activity was supported by an
enthusiastic research in written and graphic sources, and in
this context we should consider the origin of his collection.
The interest for the Tiburtine area is documented, in particular,
by the acquisition of Agostino Penna’s and Luigi
Canina’s drawings and engravings.
This paper focuses on the brief description of Villa
Adriana, published by Lanciani in 1906, one year after the
survey of the archaeological area by the students of the
School for Engineers at Rome University. An interesting
example of the relationship between architectural history
and design is offered by Canina’s reconstruction of the supposed
– and unlikely – entrance of the Villa, in correspondence
to the two similar ancient Roman mausolea. The reconstruction
is strictly connected with his earlier projects
for the new entrance of the extension of Villa Pinciana,
planned for Camillo Borghese
Tradizione e trasgressioni nell’ordine dorico in età ellenistica e romana
Lo studio traccia un profilo dell’evoluzione dell’ordine dorico che, rispetto allo ionico e al corinzio che ne deriva, dalla fine dell’epoca classica si presenta più discontinuo e diversificato. Emersero infatti due tendenze, il cui unico punto in comune può trovarsi nella frequente accentuazione degli elemento decorativi. La tendenza innovativa, che entrava in contrasto con le norme legate anche alla rigida correlazione tra colonne ed elementi del fregio, e che frequentemente concedeva spazio alle caratterizzazioni regionali o all’ibridazione con gli altri ordini. Dall’altra parte, il prestigio dei grandi precedenti ‘classici’ delle architetture doriche, legate all’epoca di splendore delle poleis greche e di Atene in particolare, poteva ispirarne un recupero quasi antiquario. Anche per ragioni politiche, con l’età di Augusto furono messe al margine le tendenze architettoniche più fantasiose legate alla luxuria dei regni ellenistici ma, contemporaneamente, il più rigido ordine dorico fu sempre più frequentemente soppiantato dagli altri ordini
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