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Acquisti in comunione legale e comunione differita
L’autore tratta della comunione legale dei beni; in particolare, con riguardo alla comunione immediata, esamina la posizione del coniuge non agente coacquirente ex lege quale destinatario degli effetti dell’acquisto, ma estraneo all’atto di acquisto e con riguardo alla comunione de residuo, distingue il momento della vigenza del regime legale da quello del suo scioglimento e si sofferma infine su quella particolare fattispecie di comunione de residuo che si origina dalla morte di uno dei coniugi in regime di comunione
Nullità dell'appalto per mancanza della concessione edilizia: vecchie certezze e criticabili novità. Nota a Cassazione civile 18 febbraio 2009, n. 3913
Nota a Cass. civ., sez. III, 17 dicembre 2009, n. 26516. Responsabilità per l'esercizio di attività pericolose
Mandato dell’amministratore di condominio e disciplina consumeristica nel quadro delineato dalle recenti pronunce della Corte di Giustizia UE
Il saggio analizza il tema relativo all'ascriviblità al condominio della qualità di contraente-consumatore, in particolare ai fini dell'individuazione della disciplina applicabile al contratto fra condominio e amministratore
Struttura del patto di famiglia e attribuzioni ai legittimari non assegnatari
Il saggio esamina taluni aspetti della disciplina del patto di famiglia anche alla luce della recente decisione di legittimità concernente il trattamento tributario delle attribuzioni effettuate dall’assegnatario dell’azienda in favore dei legittimari non assegnatari. In particolare, il contributo analizza il profilo strutturale dell’istituto, sia dal punto di vista dei soggetti che devono prendervi parte, sia per quanto attiene alle conseguenze derivanti dalla conclusione di patti di famiglia aventi struttura “orizzontale” oppure “verticale”
"Sospensione dalla successione e indegnità": a proposito dell'art. 5, legge 11 gennaio 2018, n. 4
Il saggio analizza i contenuti del nuovo art. 463 bis c.c., introdotto nel testo del Libro II del codice civile ad opera dell’art. 5, l. 11 gennaio 2018, n. 4. Tale disposizione ha coniato l’originale istituto della “sospensione dalla successione”, di cui vengono indagati natura, condizioni di operatività, effetti e interferenze con altri istituti del diritto successorio. Il saggio analizza altresì i contenuti degli ulteriori commi dell’art. 5, l. 11 gennaio 2018, n. 4, in forza dei quali il legislatore ha novellato il codice di procedura penale, incidendo in maniera profonda sul meccanismo operativo dell’indegnità a succedere
Decadenza dalla responsabilità genitoriale e diritti successori: il nuovo art. 448-bis c.c.
Il saggio analizza approfonditamente la recentissima disposizione con la quale il legislatore italiano, sovvertendo una tradizione secolare, ha conferito al figlio, il cui padre sia decaduto dalla responsabilità genitoriale su di lui per fatti non integranti indegnità a succedere, il diritto potestativo di diseredarlo.
Sommario: 1. Premessa. Diseredazione e indegnità a succedere nell’evoluzione degli ordinamenti nazionali. La diseredazione dei legittimari nel codice vigente. — 2. Identificazione dei soggetti legittimati attivi all’esclusione dalla successione. Ultroneità del riferimento ai discendenti. — 3. Le ipotesi di decadenza dalla responsabilità genitoriale che legittimano la diseredazione ai sensi dell’art. 448 bis c.c. — 4. L’atto di diseredazione e gli effetti dell’esclusione del genitore dalla successione. La disposizione testamentaria.
— 5. Segue: rilevanza oggettiva dei presupposti della diseredazione. Conseguenze della presenza di una clausola di diseredazione sulla delazione ereditaria. — 6. Il quadro complessivo venutosi a delineare a seguito dell’inserimento dell’art. 448 bis c.c.: le criticità emergenti dal sistema delle conseguenze successorie della perdita della responsabilità genitoriale. — 7. Segue: la squilibrata dicotomia « indegnità-diseredazione » in materia di decadenza dalla responsabilità genitoriale. Conclusioni
Questione: Se l'ordine del giorno del consiglio di amministrazione di una società per azioni debba considerarsi “forte”, cioè non modificabile dal collegio una volta riunitosi, ovvero “debole”, quindi avente i caratteri di mera programmazione dei lavori, derogabile per volontà del consiglio medesimo
Artt. 2237-2238 c.c.
Il contributo affronta e risolve i problemi interpretativi suscitati dalle disposizioni commentate, offrendo una panoramica degli orientamenti sviluppatisi in proposito nella dottrina e nella giurisprudenza e sviluppando una compiuta ricostruzione dell'istituto trattato
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