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    About "Paper" in Russian: Pahl. pambag, Rus. bumaga

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    The name of the paper in Russian is different from that of all other Slavic languages and has long attracted the attention of scholars. The term used in Russian is bumaga. According to Vasmer, this word should be connected to Italian bambagia, term of Eastern origin that would come from the MPers pambag “cotton”. The export of “western” paper to Russia would be at the basis of the acquisition of the term. However, the term is initially attested in Russian precisely with the meaning of “cotton”, therefore there is also the possibility of a direct loan, or its arrival through the mediation of the Armenian communities of Crimea (see Armenian bambak “cotton” also coming from MPers). In this discussion some scholars of Byzantine Greek also took part. They think that Greek χάρτης βομβύκινος would be connected to the name of Hierapolis Bambyce, a city famous for the production of “oriental” paper. The article presents the current state of the art and proposes some new reflections on this topic

    La questione dell'Iran orientale

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    V.V. Bartol’d pubblicò l’articolo “La questione dell’Iran orientale” in lingua russa nel 1922; il testo fu successivamente ristampato nella raccolta di opere di Bartol’d uscita a Mosca agli inizi degli anni Settanta, ma non fu mai tradotto in lingue occidentali. Nell’articolo Bartol’d prende in esame due lavori allora da poco usciti, il libro di Strzygowski, Altai-Iran e il lungo articolo di Herzfeld, “Khorasan. Denkmalsgeographische Studien zur Kulturgeschichte des Islams in Iran” sottoponendoli ad un’analisi meticolosa che evidenzia molti dei punti deboli delle affermazioni dei due studiosi sull’Iran orientale. Ne esce un quadro che, sebbene datato, presenta molti elementi di interesse anche per il lettore di oggi

    Linguistic and Religious Continuity in Outer Iran

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    Il presente lavoro “Linguistic and Religious Continuity in Outer Iran”, pubblicato su una rivista scientifica internazionale, con doppia peer review anonima, indicizzata da Scopus e Emerging Sources Citation Index (WoS), ad accesso riservato, prende in esame il fenomeno della continuità linguistica nell’area Pontica settentrionale e pone la questione se anche sul piano religioso valga il principio di continuità. Si tratta fondamentalmente di un lavoro di storia delle religioni dell’Iran Esterno che valuta diacronicamente, con la metodologia appropriata che si può evincere dalla discussione, la persistenza di elementi tali da ipotizzare una continuità anche in questo campo fra mondo scitico, sarmatico ed alanico. L’elemento innovativo principale consiste proprio nell’ipotesi che la continuità linguistica nella regione trovi un parallelo anche nella continuità degli elementi religiosi fondamentali dei popoli iranici che si sono susseguiti nei secoli a nord del mar Nero

    Dal segno al suono. Per una preistoria del linguaggio

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    Traduzione dal russo con note del traduttore e del redattore (indicate distintamente) dello studio di Olzhas Suleimenov sulla preistoria del linguaggio. L'autore propone uno stretto rapporto fra segno e suono, rovesciando la sequenza oralità-scrittura nelle fasi più antiche di elaborazione del linguaggio. Il testo presenta riferimenti a termini in alcune decine di lingue differenti, principalmente turciche

    About Some Kabardian Loanwords in Ossetic

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    Nell'articolo vengono presi in esame alcuni prestiti Kabardini in Osseto; alcune di queste parole a loro volta sono penetrate in Kabardino da lingue turciche

    The Nameless Son of Wyryzmæg

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    In the Nart sagas, the story “The Nameless Son of Wyryzmæg” holds a unique position. In this tale, Barastyr, the lord of the dead, allows Wyryzmæg’s son to briefly leave his realm to persuade his father to make a yearly funerary offering in his name, following Ossetian tradition. The father, who unintentionally caused his son’s death, has completely repressed the tragic event to overcome grief and continue living as if it never happened. The opportunity to leave the Land of the Dead is a singular occurrence in the entire Nart cycle and stands in stark contrast to the story “Soslan in the Land of the Dead,” in which an Ossetian hero enters the afterlife while still alive and manages to return among the living

    Il rong osseto

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    Nell'epos dei Narti compare svariate volte il termine rong, il quale indica una bevanda alcolica. Nell'articolo viene analizzato questo termine dal punto di vista linguistico e cercato un corrispondente attuale per la bevanda oggi non più in uso

    R. Haug, The Eastern Frontier: Limits of Empire in Late Antique and Early Medieval Central Asia

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    Recensione del libro di Haug sulla frontiera centrasiatica dal tardo antico al primo medioev

    Insoliti viaggiatori osseti

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    La notte dell’ultimo dell’anno era considerata in Ossezia magica. Negli aul di montagna si preparavano i koyrysʒawtæ, insoliti viaggiatori che si recavano a Koyrys (Burku in Digoron), un paese fantastico dal quale era possibile riportare nei villaggi di partenza dei semi per il raccolto dell’anno nuovo. Koyrys è abitato dai morti che hanno il compito di difenderlo dalle intrusioni. Il viaggiatore o koyrysʒaw si coricava presto la sera dell’ultimo dell’anno e viaggiava durante il sonno utilizzando animali oppure le tradizionali scope. Oltre ai koyrysʒawtæ ufficiali, incaricati dai villaggi, altri si recavano a Koyrys per conto proprio e non nell’interesse della collettività
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