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Storie postcoloniali
an essay on the rewriting of history in the work of postcolonial author
Introduction: 'the unity is submarine'
This critical introduction outlines the theoretical premises and the aims of an international multi-disciplinary research project scientifically coordinated by the author, which focuses on the migrations and metamorphoses of cultures, bodies, practices, and discourses as they move across and around the Atlantic zone, with particular reference to questions of identity, human rights, cosmopolitics, and mnemo-history. The contribution reviews the status of ‘Atlantic studies’ as a developing field of scientific inquiry and develops the notion of a ‘circumatlantic research paradigm’ for the study of Atlantic cultures, which is informed by a politics of knowledge involving a postcolonial stance and a cultural studies and new historical approach
“As there are hyena-men and panther-men ...”: Chris Abani, Pieter Hugo, and the shocking life of images
The article looks at the combined work of South African photographer Pieter Hugo and of ‘global Ibo’ author Chris Abani in the volume Nollywood (Prestel 2009). In their creative work both artists usually strive to see beyond established aesthetical and ethical paradigms and to bypass conventional modes of representation, in order to zoom in on adventurous and often shocking areas of existence in both life and art in Africa. In the Nollywood series, Hugo engages with the Nigerian video film industry in collaboration with local actors and make-up artists in order to recreate the workings and general atmosphere of Nollywood films. Their cooperation produces a series of violently surreal, hallucinating tableaux. The Prestel catalogue features an introduction by Chris Abani which aptly evokes Nollywood’s history and production, and provides a key to reading Hugo’s creative rendition of the phenomenon. Marked by an incessant effort to move beyond the limits of both literary and cultural representation, Abani’s work is a highly appropriate contribution to the artistic experimentation in the collection. The paper argues that the visual and textual work of Hugo and Abani both revisit and remove – through sometimes disquietingly violent aesthetical intervention – the borders that are kept in place by societal control on culture and the arts
"Sol Plaatje's 'Mhudi' and the Historical Novel"
A critical reading of the first black South African novel in English by Sol T. Plaatj
I poeti scrivevano su rocce e su foglie
Recensione di Handwriting/Manoscritto di M. Ondaatj
Parole parlate: comunicazione orale fra tradizione e modernità
Da sempre l’Africa subsahariana è stata la terra dei cantastorie: nelle culture africane tradizionali il sapere, la storia di un popolo, gli usi e i costumi, le regole sociali ed etiche, tutto veniva tramandato da bocca ad orecchio, non solo grazie alla performance degli artisti della parola presenti nelle comunità, ma anche attraverso la voce di tutti coloro che per comunicare usavano fiabe, miti, parabole, canti, oppure forme gnomiche o arguzie quali i proverbi, gli enigmi, gli scioglilingua e gli indovinelli. In particolare la formulazione di questi ultimi, che sono generi minori dell’oralità e di semplice uso quotidiano ma proprio per questo molto diffusi, presenta un’accuratezza e un equilibrio che evidenziano l’essenza estetica dell’espressione orale africana e le sue basi nell’uso creativo della lingua.
Parlare di oralità oggi, però, significa fare i conti con i cambiamenti del clima sociopolitico dell’Africa dalla colonizzazione in poi, e anche con le palesi difficoltà o l’incapacità della tradizione orale di sostenere il peso della rappresentazione della realtà contemporanea. L’oralità sta continuamente cedendo il passo all’alfabetizzazione e alla tecnologia via via che i governi africani adottano programmi di sviluppo che emarginano le strutture e le istituzioni che tenevano in vita le varie forme della creatività orale. Ma è anche vero che l’arte antica della parola, nonostante gli evidenti fenomeni di erosione delle società tradizionali e la scomparsa dei contesti comunitari che la sostenevano, ha trovato modi di sopravvivere al cambiamento, in parte trasformandosi, in parte adattandosi alle nuove tecniche di comunicazione e alle esigenze delle società attuali.
A fronte di questi cambiamenti e delle difficoltà di analisi da sempre presentate dal testo “orale”, l’arte della parola viva, legata alla voce e alla performance, costituisce un ambito di studio particolarmente complesso, su cui s’incrocia il lavoro di etnologi e linguisti, studiosi di folklore e di storia orale, letterati, sociologi e antropologi. Per gli studiosi del settore, tracciare l’entità della trasformazione delle forme, dei contenuti e dei modi performativi dell’oralità va oggi di pari passo con l’esigenza di recuperare le perdite e conservare le forme antiche e ormai obsolete della tradizione – non solo i testi, ma anche le convenzioni linguistiche e le parole dimenticate, le tecniche mnemoniche, e le modalità di trasmissione del sapere soppiantate dalle scuole e dalla scrittura, che costituiscono vie di accesso a una dimensione ricca e potente del pensiero umano.
I saggi raccolti nel dossier indagano da vari punti di vista la sopravvivenza di forme della tradizione orale africana in una pluralità di ambiti socio-geografici e linguistici contemporanei
Rejoyce. Giacomo Joyce all'Università di Padova
*Rejoyce* recupera i documenti conservati nell'archivio storico dell'Università di Padova relativi all'esame di abilitazione all'insegnamento della lingua inglese nelle scuole italiane sostenuto dallo scrittore irlandese James Joyce a Palazzo Bo nel 1912. L'intervento ricostruisce il contesto in cui si colloca il passaggio di Joyce a Padova e rilegge criticamente i temi d'esame, alla luce della nozione di archivio e del rapporto fra Rinascimento e Modernità, che lo scrittore discute mettendo a nudo le sue poetiche
1899
Cura, saggio introduttivo, scelta e traduzione dei racconti della scrittrice sudafricana Olive Schreine
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