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    La riforma del sistema contabile della Università

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    Il lavoro analizza la riforma del sistema contabile delle Università avviata con il dlgs n.18/2012, finalizzata al miglioramento della trasparenza economico finanziaria, al consolidamento e al monitoraggio dei conti quali presupposti necessari per la valutazione degli andamenti della gestione e della sostenibilità economico patrimoniale. Lo scritto mira ad evidenziare l'effettività della riforma in riferimento alla efficienza ed alla competitività del sistema universitario cercando anche di cogliere i riflessi che i nuovi moduli contabili possano avere sull'autonomia delle università riconosciuta dall'art.33 della Costituzione

    I limiti all'autonomia universitaria: ricadute sul reclutamento del personale docente

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    Il lavoro analizza le principali criticità della riforma universitaria avviata con la legge 240/2010. In particolare l'analisi si focalizza sugli interventi limitativi della spesa e dei finanziamenti mostrando le principali ricadute sul sistema del reclutamento di nuovi ricercatori e sul rinnovamento del personale docente. Su entrambi i versanti l'analisi mostra perché gli interventi attuati in seguito alla legge n.240/2010 non siano in linea con l'obiettivo di migliorare la competitività del sistema universitario

    L'impatto della governance economica europea sulla decisione di bilancio

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    La crisi finanziaria ed economica manifestatasi nel 2008 ha evidenziato ancora una volta come il tema della finanza pubblica sia intrinsecamente connesso all’ordinamento costituzionale dei pubblici poteri al punto da determinare la forma di Stato, la forma di governo e le forme di integrazione con altri ordinamenti. Attraverso lo studio dell’evoluzione della decisone di bilancio, il volume evidenzia le dinamiche evolutive innescatesi sul piano istituzionale, amministrativo e procedurale per effetto della nuova governance economica europea. Il potere di bilancio già in parte assunto dall’Unione europea è stato ulteriormente europeizzato e la funzione allocativa residuata finora agli Stati è ora ancor di più condizionata dalla disciplina relativa al coordinamento delle politiche economiche verso obiettivi comuni. Si è così realizzata una unione di disciplina fiscale che è maturata sulla base dei principi appartenenti agli ordinamenti costituzionali di cui si compone l’Unione, ma che pone la stessa e gli Stati nazionali di fronte a nuove sfide

    Il Fiscal Compact.Prime riflessioni su un accordo ricognitivo

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    Il Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’Unione economica e monetaria, e segnatamente il c.d. Fiscal Compact di cui al Titolo III ( artt.3-8), firmato il 2 marzo 2012 da venticinque Stati, rappresenta l’ultima tappa di un percorso evolutivo del quadro normativo relativo alla governance economica europea che parte da lontano1. A ridosso dell’approvazione del Trattato di Lisbona si acuisce la crisi finanziaria iniziata nel 2008, realmente mai sopita, e si stagliano chiaramente le debolezze dell’integrazione economica europea sullo sfondo di un quadro normativo e istituzionale non completamente collaudato. La crisi finanziaria, esplosa con il caso Grecia nel 2010, ha posto in evidenza l’inefficacia degli strumenti e delle procedure dell’attuale assetto europeo. In generale si sono evidenziate le debolezze di un sistema basato su un asimmetria tra politica monetaria e politica fiscale; in particolare si è evidenziata, da un lato l’inefficacia di procedure non adeguate a garantire un efficace coordinamento delle politiche di bilancio, dall’altro l’inesistenza di strumenti e competenze in grado di fronteggiare i c.d. shock asimmetrici. Il ricorso ad un trattato di diritto internazionale ha suscitato molteplici perplessità sotto il profilo giuridico che saranno evidenziate al fine di comprenderne la compatibilità con l'ordinamento europe

    L'armonizzazione dei bilanci pubblici

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    Il lavoro affronta il problema della ricerca di un linguaggio comune alle finanze dei diversi livlli di governo. Il problema dell’armonizzazione dei bilanci pubblici si pone sotto due profili: il primo è legato alla conoscibilità e trasparenza dei bilanci pubblici in sede europea#; l’altro profilo riguarda il rapporto che lo Stato ha con i cittadini: la conoscibilità e valutazione delle politiche economiche poste in essere dai diversi livelli di governo. In particolare relativamente al primo versante, quello europeo, persiste una inadeguatezza del sistema italiano, che si staglia alla luce delle disposizioni contenute nel Protocollo sui disavanzi eccessivi allegato al Trattato. Si tratta di disposizioni che oltre ad imporre un obbligo di adeguamento delle procedure di bilancio, impongono un obbligo di informazione nei confronti della Commissione sullo stato dei conti pubblici. Rispetto a quest’ultimo punto, nonostante diversi tentativi del legislatore, l’ordinamento italiano fino ad oggi non è apparso adeguatamente “attrezzato” per un efficace raccordo dei sistemi contabili, ancora caratterizzati da un elevato grado di eterogeneità che rende difficoltosa la conoscibilità dei conti pubblici. Ne risulta complicata la funzione di controllo della finanza pubblica esercitata dal governo centrale che si espone al rischio di incorrere in responsabilità in sede Europea. Questo ultimo punto assume maggior rilievo soprattutto nell’ottica di maggiore austerità che permea il c.d. “ terzo patto di stabilità” che pone limiti tassatavi anche sul debito pubblico oltre che sul deficit, il che restringe il margine per scaricare oneri su bilanci futuri ed acuisce, appunto, la necessità che i bilanci dei diversi livelli di governo “dialoghino” tra loro. Relativamente al versante interno, il tema dell’armonizzazione dei sistemi contabili rappresenta pertanto un punto nodale per concretizzare il federalismo fiscale avviato nel nostro ordinamento. Si tratta di un passaggio di cui è stato consapevole il legislatore della legge 468/1978 che all’art.25 del titolo IV- Conti della finanza pubblica disponeva l’adeguamento del “sistema della contabilità ed i relativi bilanci a quello annuale di competenza e di cassa dello Stato, provvedendo alla esposizione della spesa sulla base della classificazione economica e funzionale ed evidenziando, per l'entrata, gli introiti in relazione alla provenienza degli stessi, al fine di consentire il consolidamento delle operazioni interessanti il settore pubblico.” Dopo diversi tentativi di dare attuazione alla disposizione, è recentemente intervenuta la legge 196/2009 le cui disposizione, come è noto, rientrano tra i “princìpi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione e sono finalizzate alla tutela dell'unità economica della Repubblica italiana, ai sensi dell'articolo 120, secondo comma, della Costituzione.” (art. 1, comma 4, legge n. 196). In particolare la delega di cui alla legge 196/2009 è relativa all’armonizzazione delle amministrazioni pubbliche diverse dagli enti territoriali; mentre la delega di cui all’art. 2, comma 2, lett. h, della legge 42/2009, come modificato dalla legge 196/2009, riguarda l’armonizzazione contabili degli enti territoriali

    Il riflesso della nuova governance europea sul ruolo del Parlamento

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    La crisi finanziaria in atto ha comportato notevoli mutamenti sugli equilibri istituzionali e sulla disciplina fiscale dell’Unione e degli Stati membri. In particolare, sul piano interno si sono accentuati gli elementi che hanno progressivamente eroso la possibilità di esercitare la funzione di indirizzo nell’ambito di un equilibrato rapporto tra Governo e Parlamento. Su tale assetto hanno certamente influito prassi parlamentari e l’assenza di riforme idonee a garantire una adeguata partecipazione del Parlamento soprattutto nelle decisioni di finanza pubblica, condizionate da vincoli europei. L’attenzione è stata mirata a rilevare i punti critici degli attuali strumenti e procedure rispetto al recupero del ruolo del Parlamento non solo in funzione di un riequilibrio del rapporto con il Governo, ma soprattutto per una attiva partecipazione nell’ambito di una “rete euro nazionale” dei Parlamenti

    Governo-Parlamento nella decisione di bilancio nell’ordinamento spagnolo: alcune riflessioni circa l’inapplicabilità al caso italiano,

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    ll lavoro, in una prospettiva comparata, affronta le principali tematiche del rapporto Govern Parlamento nell'esercizio della funzione di indirizzo politico e finanziario
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