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Dai rapporti manipolativi ai rapporti inclusivi, equi, sostenibili
È certamente raccapricciante dover constatare che, sebbene in questi ultimi tempi si stia registrando a livello planetario, una disponibilità di mezzi, di beni e risorse di cui l’umanità non aveva mai goduto in passato, si continuino a registrare, accanto a conflitti che appaiono spesso insanabili, tassi elevati di incertezze e timori a proposito di ciò che il futuro sembra riservare a fasce sempre più estese della popolazione mondiale e, persino, all’interno di quei Paesi che, tradizionalmente, non venivano considerati svantaggiati. Sebbene dal 1981 sia stata dedicata una giornata internazionale alla pace e alla non violenza (il 21 settembre), la presenza di guerre, di conflitti e di minacce di terrorismo, continuano a interessare, di fatto, ogni continente1; sebbene mai come oggi esista una libera circolazione di informazioni, di mezzi e prodotti, i tassi di disoccupazione e di precarietà, di emigrazione e immigrazione, anche da noi, continuano a essere crescenti così come l’elevata eterogeneità sociale, la competizione e le disuguaglianze che, in quanto fenomeni spesso interconnessi e interagenti, provocano impatti significativi anche carico della salute e del benessere di tante persone, gruppi e comunità. (Nota, Soresi, 2017; Milanovic, 2017)
Tipologie di decisori e livelli di autoefficacia, assertività e qualità della vita in soggetti che si accingono a scegliere la facoltà universitaria
Counselling: uno, nessuno, centomila
Quella che stiamo vivendo è un’epoca di marcato cambiamento che sta accadendo
così velocemente che è sempre più difficile averne una chiara consapevolezza
e modulare su di essa i ritmi della nostra esistenza. Le frequenti ‘transizioni’
personali e sociali che questo provoca richiedono alle persone strategie sofisticate
di fronteggiamento in quanto ciò che è a rischio, accanto al lavoro e alle prospettive
future, è il loro stesso benessere e la qualità della loro vita (Nota, Soresi, Ferrari
& Ginevra, 2014; Soresi, Nota, Ferrari & Sgaramella, 2013).
Uno dei protagonisti più significativi del nostro tempo è sicuramente il cambiamento.
Se, da un lato, esso ha da sempre caratterizzato la storia degli esseri umani,
dall’altro, ora sta avvenendo così rapidamente da comportare nuovi modi di pensare
alle società, al benessere, al futuro, al lavoro. La rapidità e spesso l’imprevedibilità
delle trasformazioni necessitano di modalità di gestione diverse da quelle che in
passato si sono dimostrate efficaci (Nota, Soresi, Ferrari & Ginevra, 2014). Nello
stesso tempo ci troviamo inseriti in una società complessa, dove non è più possibile
pensare, come si credeva fino a poco tempo fa, che la scienza possa, grazie ad analisi
pazienti e sistematiche, evidenziare sistemi semplici e altamente comprensibili
che stanno dietro a questa complessità e confusione. Ci si sta rendendo conto che
la realtà è fatta per lo più da sistemi articolati, opposti a quelli semplici, caratterizzati
da un elevato numero di elementi che si influenzano fra loro, che, tramite le
microinfluenze, possono anche dare vita a conseguenze difficilmente prevedibili
(Parisi, 2013). La loro gestione richiede modalità conoscitive e abilità diverse da
quelle del passato, che devono essere esse stesse in costante evoluzione (Savickas,
Nota, et al., 2009).
Possiamo sicuramente affermare che le relazioni lineari che generalmente sono
state utilizzate per avanzare le nostre previsioni non ci aiutano ad anticipare il futuro
e si sono già dimostrate superficiali e inesatte. Nel pensare a come fronteggiare
le condizioni che caratterizzano i nostri tempi, la dipendenza dal passato da parte di studiosi e professionisti si caratterizza come una strategia perdente. Per evitare
una sorta di fallimento, in particolare per quanto qui ci riguarda più da vicino, di
ciò che viene realizzato a sostegno di coloro che sperimentano le maggiori difficoltà,
è necessario continuare ad innovarsi, prevedere un uso intensivo del capitale
umano, della creatività e dell’ingegno, la propensione a superare vecchi schemi
operativi, e una mentalità aperta ai cambiamenti.
Le condizioni menzionate richiedono che si dia avvio a quello che gli economisti
chiamano ‘tipping point’ o ‘punto di svolta’, una situazione in cui si dà slancio
all’innovazione, ci si concentra su di essa, e si crea un nuovo equilibrio finalizzato
all’evoluzione e alla crescita, che tende ad autoalimentarsi. Esso si contrappone a
quella che invece viene definita la ‘path dependency’, o la dipendenza dal cammino
svolto, dal proprio passato, che purtroppo ci impedisce, come abbiamo accennato,
di migliorare.
Nell’ambito del Laboratorio Larios e del Centro di Ateneo di Servizi e Ricerca
per la Disabilità, la Riabilitazione e l’Integrazione, in seno al Network Universitario
per il Counselling, stiamo studiando questi cambiamenti e i sentimenti di disagio e
insicurezza presenti in fasce sempre più ampie della popolazione, così come stiamo
cercando di affrontare le numerose sfide poste alla costruzione e alla realizzazione
professionale (Savickas, Nota, et al, 2009; Nota e Soresi, 2010; Soresi e Nota, 2010;
Nota e Rossier, 2015).
A nostro avviso il couselling può diventare uno strumento significativo nel
XXI° secolo per dare impulso a nuove forze e nuove energie e per facilitare una
sorta di rinnovamento sociale che tragga vantaggio dai cambiamenti in corso per
migliorare le condizioni sociali e umane. Affinché però il counseling possa assolvere
pienamente ad un tale compito sono, a nostro avviso, necessarie azioni coraggiose
da parte di chi lo studia e di chi lo pratica. È importante a nostro avviso
rinnovare il counseling. Siamo convinti che sia necessario dare vita a nuove azioni
di counseling, che esso va inteso come una funzione professionale, da erogarsi in
differenti contesti (ambiti scolastici, comunitari o lavorativi, ad esempio) e per
differenti categorie di utenti, con linguaggi, strumenti e strategie multidisciplinari
diversificate (vedasi il lavoro del Network Uni.Co: http://larios.psy.unipd.it/). Nel
corso del capitolo cercheremo così di mettere in evidenza le riflessioni che ci hanno
condotto a pensarla così, a cominciare dalla constatazione che il counseling viene
studiato da discipline molto diverse fra loro
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