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Animals: A History
© 2019, The author(s). The attached document (embargoed until 11/02/2021) is an author produced version of a paper published in BRITISH JOURNAL FOR THE HISTORY OF PHILOSOPHY uploaded in accordance with the publisher’s self- archiving policy. The final published version (version of record) is available online at the link. Some minor differences between this version and the final published version may remain. We suggest you refer to the final published version should you wish to cite from it
Chamberlain Neil W. — The Labor Sector
Daric Jean. Chamberlain Neil W. — The Labor Sector. In: Population, 25ᵉ année, n°1, 1970. p. 214
New taxa and combinations of Neil W. Archbold
New taxa and combinations of Neil W. Archbol
Kidnapping an ugly child: is Willliam James a pragmaticist?
Since the term ‘pragmatism’ was first coined, there have been debates about who is or is not a ‘real’ pragmatist, and what that might mean. The division most often drawn in contemporary pragmatist scholarship is between William James and Charles Peirce. Peirce is said to present a version of pragmatism which is scientific, logical and objective about truth, whereas James presents a version which is nominalistic, subjectivistic and leads to relativism. The first person to set out this division was in fact Peirce himself, when he distinguished his own ‘pragmaticism’ from the broad pragmatism of James and others. Peirce sets out six criteria which defines ‘pragmaticism’: the pragmatic maxim; a number of ‘preliminary propositions’; prope-positivism; metaphysical inquiry; critical common-sensism; and scholastic realism. This paper sets out to argue that in fact James meets each of these criteria, and should be seen as a ‘pragmaticist’ by Peirce’s own lights.© 2019, BSHP. The attached document (embargoed until 04/03/2019) is an author produced version of a paper published in BRITISH JOURNAL FOR THE HISTORY OF PHILOSOPHY uploaded in accordance with the publisher’s self- archiving policy. The final published version (version of record) is available online at the link below. Some minor differences between this version and the final published version may remain. We suggest you refer to the final published version should you wish to cite from it
The Attentional Boost Effect: What limits and what causes it? A behavioural and functional study in older adults, euthymic bipolar patients and healthy subjects
La tesi rigurda un fenomeno controintuitivo chiamato “Attentional Boost Effect” (“Effetto dell’aumento attentivo”). Questo effetto è caratterizzato dal fatto che la detezione di un target (che richiede una risposta) durante la codifica di uno stimolo ad esso contemporaneo può migliorare la prestazione mnestica per quello stimolo in fase di test, rispetto a stimoli presentati contemporaneamente ad un distrattore (che non richiede una risposta). L’ “Attentional Boost Effect” è stato indagato con differenti tipi di materiali, in differenti condizioni attentive, con differenti paradigmi e in varie popolazioni.
La tesi inizia con un’introduzione teorica dove sono esaminati la maggior parte degli studi effettuati sull’ “Attentional Boost Effect”. Sono inoltre presentati due capitoli in cui vengono riassunti i cambiamenti, principalmente cognitivi, che avvengono durante l’invecchiamento normale e nel disturbo bipolare. Infine, viene discusso un breve capitolo speculativo sul possibile ruolo di alcuni neurotrasmettitori nella genesi del fenomeno oggetto di interesse.
In questo lavoro di tesi si è voluto estendere le conoscenze sull’ “Attentional Boost Effect”, iniziando con l’indagarne la presenza in anziani sani e pazienti bipolari eutimici, entrambe popolazioni che riportano disturbi cognitivi, principalmente attentivi e mnesici, rispetto a giovani controlli. Sono stati eseguiti 4 esperimenti sugli anziani, cambiando il materiale usato nel compito di memoria, il tipo di istruzioni date ai partecipanti e il tempo di presentazione dello stimolo in fase di codifica. In tutti gli esperimenti, l’effetto è robusto e significativo nel campione di controllo di giovani adulti mentre è abolito nel campione di anziani sani. È stato inoltre eseguito un ulteriore esperimento reclutando pazienti bipolari in una fase di remissione, che non hanno mostrato l’effetto. Interessante, i risultati in quest’ultimo studio sembrano indicare che l’ampiezza dell’effetto tende a diminuire all’aumentare dell’età (oltre i 35 anni) nel campione di controlli sani.
Infine, è stato eseguito un esperimento di risonanza magnetica funzionale, volendo indagare l’attivazione cerebrale correlata al fenomeno in un campione di giovani adulti. I risultati indicano che una rete attentiva ventrale sembra essere alla base dell’effetto.
Nel complesso, i dati sono in linea con la presenza di un deficit delle funzioni attentive negli anziani sani e nei pazienti bipolari eutimici che sarebbe alla base dell’assenza dell’effetto boost in queste popolazioni. Altre possibili ipotesi di spiegazione sono discusse nel capitolo conclusivo
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