305,515 research outputs found

    Architettura per il cambiamento climatico Nature-based solutions come elemento del progetto architettonico e urbano

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    Il fenomeno del cambiamento climatico sta evidenziando l’inadeguatezza dell’ambiente urbanizzato nel fronteggiare in modo resiliente le minacce derivanti dall’interazione tra fattori climatici e attività antropiche nelle aree urbane. Nell'area del Mediterraneo, si registra un aumento degli eventi meteorologici estremi, come inondazioni, siccità e ondate di calore, che rappresentano alcune delle principali minacce alla sicurezza e al benessere umano, oltre che per l'intero ecosistema. In particolare, l'aumento accelerato delle temperature negli insediamenti urbanizzati costituisce una sfida significativa per la salute pubblica. Considerando che oltre il 70% della popolazione europea vive in aree urbane, con una tendenza all'incremento, è fondamentale sviluppare strategie per garantire un ambiente urbano capace di affrontare queste sfide, preservando la qualità della vita. In questo contesto, emerge l'importanza delle soluzioni basate sulla natura come componenti strategiche del progetto architettonico e urbano. Queste soluzioni contribuiscono a mitigare gli impatti delle minacce climatiche, migliorando la qualità e la vivibilità dello spazio urbano e adattandolo ai cambiamenti climatici. Tale approccio è in linea con le principali direttive europee per lo sviluppo sostenibile

    Progettare l’adattamento. Nature-based solution e biofilia per il progetto adattativo

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    I disequilibri esacerbati dall’attuale policrisi, che investe ambiente, società ed economia, hanno mostrato come anche l’architettura oggi non garantisca ancora habitat capaci di rispondere alle mutevoli condizioni climatiche e in simbiosi con l’ambiente naturale. Rivedere il modo di fare architettura è un obbligo morale oltre che stimolo per sperimentare morfologie e forme ibride tra elementi naturali e artificiali, così come già espresso nell’approccio del biophilic design, di cui Keller è tra i “padri”. Questo modello ingloba e supera quello del low environmental impact design che non affronta le esigenze di riconnettere uomo e natura. Già McHarg aveva evidenziato come “progettare con la natura” non fosse incentrato sulla sola progettazione o sulla natura in sé stessa, ma che la preposizione “con” implicasse una dimensione di cooperazione tra le due realtà: umana e biologica. All’interno delle accademie europee, alcune ricerche transidisciplinari (E.Naboni - KADK, Angelos Chronos - IAAC, ad esempio) stanno esplorando linguaggi compositivi che sperimentano morfologie generate dall’analisi di esigenze sociali e ambientali, anche investigate nel progetto di ricerca “Nature Based Architecture and Urban Design” che stiamo sviluppando al Politecnico di Torino. In questo panorama di possibili soluzioni, si propone la visione di una natura urbana come forma biologica complementare all’artefatto, che plasma nuove architetture e che si adatta al patrimonio costruito, dove i cambiamenti climatici spesso si manifestano nella forma più inaspettata e distruttiva. In parallelo all’esperienza della ricerca, anche nel laboratorio di progettazione “Adaptive to Resist + Mitigate” sono stati sperimentati approcci innovativi, attraverso l’uso di strumenti specifici (ENVI-met) che aprono a scenari architettonici ibridi, anche temporanei – mean-while uses –, tentando di riconfigurare le norme e i regolamenti che necessitano maggiore flessibilità e adattabilità alle mutevoli condizioni climatiche

    Gilles Negrello, Léon Bloy critique

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    La critica letteraria di Léon Bloy ha sempre un po’ scoraggiato l’approccio critico, dato il suo carattere parziale e appassionato, spesso pamphlettistico, l’atteggiamento ondivago, a seconda delle sedi di pubblicazione e delle reti di amicizie del momento, insomma, come confessa Negrello stesso, l’irregolarità e l’eterogeneità della produzione. Il lavoro dell’A. non si fa quindi illusioni sulle conclusioni, ma affronta coraggiosamente l’insieme del materiale, stabilendo per prima cosa uno sp..

    Architettura, cibo e agricoltura: assaggi della città autosufficiente

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    A Milano, la terza edizione di "Seeds&Chips. The Global Food Innovation Summit" ha affrontato il tema della produzione agricola urbana e non, focalizzandosi sulle crescenti necessità di trovare soluzioni per la città autosufficiente: le urban vertical farm

    Progettare l'agricoltura del futuro. Architetture e agricoltura: le smart technologies per la nuova produzione agricola urbana

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    Negli ultimi dieci anni sono stati sviluppati innovativi devices che ora rendono possibile fare agricoltura urbana all’interno di edifici, in condizioni ambientali controllate, senza necessità di suolo e luce solare, con consumi idrici ridotti e con una produzione continuativa per tutto l’anno. Questi dispositivi hanno in parte rivoluzionato e mutato il concetto più tradizionale di agricoltura urbana, trasformandola in un vero business. Ne deriva che questa produzione sta generando tipologie architettoniche ibride che potrebbero essere sempre più comuni e diffuse in ambiente urbano.* As result of the last ten years of technological innovations, new devices make now possible practicing urban agriculture inside buildings, in controlled environmental conditions, without soil and sunlight, using the 80% less of water and with an “all-year-long production”. These devices have partly revolutionized and changed the more traditional concept of urban agriculture, even turning it into a real business. It follows that this production is generating hybrid architectural types that could become increasi

    Oltre la rappresentazione. Il valore comunicativo e educativo delle immagini nell’era della didattica digitale.

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    La pandemia ha generato una risposta adattiva anche nella didattica universitaria, che ha mutato il modo di comunicare, incrementandone le potenzialità. La necessaria adozione di tecnologie per l’insegnamento online rappresenta - seppur criticata- una soluzione dalle esternalità positive. Infatti, connettere studenti e docenti, attraverso una piattaforma digitale, riduce virtualmente le distanze (pur privandoci del confronto diretto), facilita la presenza on-line di invitati internazionali (come nel seminario Adaptive to Resist+Mitigate da noi organizzato all’interno del Msc in Sustainability, fig.1) e -in alcuni casi- influisce positivamente sul bilancio economico degli studenti fuorisede, che possono seguire le lezioni nei luoghi di residenza. Nell’era in cui le immagini sono il principale veicolo rapido e diretto di comunicazione, interazione e promozione (si pensi all’adozione del linguaggio di Instagram da parte di Istituzioni, Università, Musei ecc.), la rappresentazione diventa fondamentale per la trasmissione del sapere. La rappresentazione – da sempre interfaccia sostanziale delle discipline del progetto – diventa il mezzo necessario per la comprensione e il trasferimento di significato, superando anche le possibili barriere del linguaggio che derivano dall’adozione dell’inglese, praticato da non madrelingua (docenti e studenti) nella didattica. Questo è dovuto alla capacità del nostro cervello che impiega solo 150 ms per elaborare un simbolo e 100 ms per attribuirgli un significato (Thorpe et al. 1996, Holcomb et al. 2006), nonostante la differenza di lingua e cultura. Gli schizzi di Picasso sono esemplificativi: segni, immagini comprensibili universalmente, veicolo di un messaggio diretto. La rappresentazione visiva incrementa la comprensione di concetti complessi (Levie et Lentz 1982) e permette la creazione di una memoria più stabile e duratura (Lester 2006), facilitando i processi di acquisizione di informazione e di replicabilità nelle attività progettuali

    “All the difference between the sketch and the finished work”: Percorsi Genetici e Ricerca dell’Identità nei Romanzi di Virginia Woolf.

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    This thesis focuses on an analysis of some recurrent themes in the work of Virginia Woolf, in the perspective of Gender Studies, Biographical Studies and Genetic Studies. It deals with some of Woolf's major novels and it also presents a comparative analysis of her masterpiece "Mrs Dalloway" and of its manuscript, "The Hours", presently kept at the British Museum's Manuscript section.La tesi si occupa dell’indagine di alcune tematiche ricorrenti nell’opera di Virginia Woolf, avvalendosi degli strumenti offerti dagli studi di genere, dalle indagini biografiche e dalla critica genetica. Nel corso dell’analisi si è fatto infatti ampio ricorso ai carteggi personali dell’autrice, ai diari e si è proceduto ad un’analisi comparatistica del manoscritto di Mrs Dalloway conservato al British Museum di Londra

    Ritratti di città. Così Montréal ripensa la downtown

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    La città canadese si rimette in gioco e investe sugli spazi pubblici per un ambiente urbano più vivibile, più verde e a misura d’uomo. Il caso dell’ambizioso intervento per Rue Sainte Catherin

    Agricoltura urbana indoor: dalla sperimentazione progettuale innovativa alla norma

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    La necessità di riconfigurare i modelli attuali di approvvigionamento per far fronte ai futuri scenari climatici e demografici ha spinto ricercatori ed investitori a sperimentare innovativi sistemi produttivi che hanno riconnesso la produzione agricola al luogo di consumo, ovvero le città. L’accelerazione tecnologica dell’ultimo decennio ha portato alla nascita di nuove architetture e metabolismi urbani che spesso si sono potute realizzare tra vuoti normativi e limiti normativi, dovuti all’obsolescenza di piani regolatori o regolamenti edilizi. Il paper traccia lo stato dell’arte dell’evoluzione dell’innovazione tecnologica e di come essa e il progetto abbiano riscritto le norme
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