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    Architettura, cibo e agricoltura: assaggi della città autosufficiente

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    A Milano, la terza edizione di "Seeds&Chips. The Global Food Innovation Summit" ha affrontato il tema della produzione agricola urbana e non, focalizzandosi sulle crescenti necessità di trovare soluzioni per la città autosufficiente: le urban vertical farm

    Oltre la rappresentazione. Il valore comunicativo e educativo delle immagini nell’era della didattica digitale.

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    La pandemia ha generato una risposta adattiva anche nella didattica universitaria, che ha mutato il modo di comunicare, incrementandone le potenzialità. La necessaria adozione di tecnologie per l’insegnamento online rappresenta - seppur criticata- una soluzione dalle esternalità positive. Infatti, connettere studenti e docenti, attraverso una piattaforma digitale, riduce virtualmente le distanze (pur privandoci del confronto diretto), facilita la presenza on-line di invitati internazionali (come nel seminario Adaptive to Resist+Mitigate da noi organizzato all’interno del Msc in Sustainability, fig.1) e -in alcuni casi- influisce positivamente sul bilancio economico degli studenti fuorisede, che possono seguire le lezioni nei luoghi di residenza. Nell’era in cui le immagini sono il principale veicolo rapido e diretto di comunicazione, interazione e promozione (si pensi all’adozione del linguaggio di Instagram da parte di Istituzioni, Università, Musei ecc.), la rappresentazione diventa fondamentale per la trasmissione del sapere. La rappresentazione – da sempre interfaccia sostanziale delle discipline del progetto – diventa il mezzo necessario per la comprensione e il trasferimento di significato, superando anche le possibili barriere del linguaggio che derivano dall’adozione dell’inglese, praticato da non madrelingua (docenti e studenti) nella didattica. Questo è dovuto alla capacità del nostro cervello che impiega solo 150 ms per elaborare un simbolo e 100 ms per attribuirgli un significato (Thorpe et al. 1996, Holcomb et al. 2006), nonostante la differenza di lingua e cultura. Gli schizzi di Picasso sono esemplificativi: segni, immagini comprensibili universalmente, veicolo di un messaggio diretto. La rappresentazione visiva incrementa la comprensione di concetti complessi (Levie et Lentz 1982) e permette la creazione di una memoria più stabile e duratura (Lester 2006), facilitando i processi di acquisizione di informazione e di replicabilità nelle attività progettuali

    Progettare l’adattamento. Nature-based solution e biofilia per il progetto adattativo

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    I disequilibri esacerbati dall’attuale policrisi, che investe ambiente, società ed economia, hanno mostrato come anche l’architettura oggi non garantisca ancora habitat capaci di rispondere alle mutevoli condizioni climatiche e in simbiosi con l’ambiente naturale. Rivedere il modo di fare architettura è un obbligo morale oltre che stimolo per sperimentare morfologie e forme ibride tra elementi naturali e artificiali, così come già espresso nell’approccio del biophilic design, di cui Keller è tra i “padri”. Questo modello ingloba e supera quello del low environmental impact design che non affronta le esigenze di riconnettere uomo e natura. Già McHarg aveva evidenziato come “progettare con la natura” non fosse incentrato sulla sola progettazione o sulla natura in sé stessa, ma che la preposizione “con” implicasse una dimensione di cooperazione tra le due realtà: umana e biologica. All’interno delle accademie europee, alcune ricerche transidisciplinari (E.Naboni - KADK, Angelos Chronos - IAAC, ad esempio) stanno esplorando linguaggi compositivi che sperimentano morfologie generate dall’analisi di esigenze sociali e ambientali, anche investigate nel progetto di ricerca “Nature Based Architecture and Urban Design” che stiamo sviluppando al Politecnico di Torino. In questo panorama di possibili soluzioni, si propone la visione di una natura urbana come forma biologica complementare all’artefatto, che plasma nuove architetture e che si adatta al patrimonio costruito, dove i cambiamenti climatici spesso si manifestano nella forma più inaspettata e distruttiva. In parallelo all’esperienza della ricerca, anche nel laboratorio di progettazione “Adaptive to Resist + Mitigate” sono stati sperimentati approcci innovativi, attraverso l’uso di strumenti specifici (ENVI-met) che aprono a scenari architettonici ibridi, anche temporanei – mean-while uses –, tentando di riconfigurare le norme e i regolamenti che necessitano maggiore flessibilità e adattabilità alle mutevoli condizioni climatiche

    Reinterpreting Hatra: Tracing Nature-Based and Resilient Design Principles in Ancient Urban forms

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    This paper re-examines archaeological and historical evidence from the ancient city of Hatra in northern Mesopotamia (2nd–3rd century CE) through the lens of recent architectural research, with particular attention to concepts such as nature-based solutions, resilience, and environmental adaptability. By adopting a comparative and dialogic approach—potentially extendable to other ancient sites—the study reveals how key elements of urban layout and architectural design possess deep historical roots, bridging traditional or vernacular practices and archaeological interpretation. Furthermore, recent developments in architectural and ethnoarchaeological research, especially those addressing environmental adaptation and habitation in climatically challenging contexts, offer valuable frameworks for reinterpreting ancient built environments. This preliminary investigation encourages further interdisciplinary exploration and advocates for the (re)integration of ancient construction techniques and knowledge, still relevant today, into contemporary practices, such as the planning and design of infrastructure for archaeological parks

    “Surviving the City”. Nature as an Architecture Design Strategy for a More Resilient Urban Ecosystem

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    In a scenario in which cities will be the environment inhabited by more than 80% of the world’s population, architecture has to respond to the challenge of shared living in a critical environmental context. Climate change has pushed the architecture profession to expand its knowledge for more adaptive design toward the environment and its inhabitants. Nature becomes the strategy that can help reduce the impacts of climate change on cities and improve people’s mental and physical well-being. This essay investigates the architect’s new role in the green transition. This necessary transition opens up new scenarios: design should overcome the individual building and the massive use of technologies or simple retrofitting but deal with the relationship the building has with its context. New tools derived from research and the ecosystem-based approach can help respond to the main goals of Agenda 2030 and the values of the New European Bauhaus. The analysis of case studies will demonstrate the effectiveness of this trans-scalar approach, from the single building to the urban scale
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