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    Non linearità e dinamica della dimensione d’impresa in Italia

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    Utilizzando i dati ISTAT sulle imprese manifatturiere italiane nate nel 1996 e attive nel 2000, si analizza la dinamica della dimensione d’impresa tramite due differenti tecniche non parametriche: la regressione locale lineare e la densità condizionata. La prima suggerisce la presenza di forti non linearità nel processo di crescita dimensionale, fornendo nuovi spunti al dibattito sulla legge di Gibrat: la relazione tra crescita e dimensione iniziale esiste, ma entro certi limiti dimensionali. La seconda metodologia, consistente in stime di densità condizionate, viene adottata perché la media condizionata, pur stimata con tecniche non parametriche, può perdere la sua capacità di rappresentare il fenomeno in presenza di forti asimmetrie e bimodalità nella distribuzione. La verifica evidenzia che fenomeni di bimodalità non sembrano esistere, se non in corrispondenza di dimensioni minime (1-2 dipendenti). Le stime di densità condizionata mostrano, inoltre, che intorno ai 15 addetti, in corrispondenza dei quali si ha un rilevante mutamento nelle regole del mercato del lavoro, prevalgono comportamenti di inerzia o di contrazione, particolarmente evidenti quando si limita l’analisi con dimensione iniziale compresa tra 5 e 25 dipendenti

    Non linearità e dinamica della dimensione d’impresa in Italia

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    Utilizzando i dati ISTAT sulle imprese manifatturiere italiane nate nel 1996 e attive nel 2000, si analizza la dinamica della dimensione d’impresa tramite due differenti tecniche non parametriche: la regressione locale lineare e la densità condizionata. La prima suggerisce la presenza di forti non linearità nel processo di crescita dimensionale, fornendo nuovi spunti al dibattito sulla legge di Gibrat: la relazione tra crescita e dimensione iniziale esiste, ma entro certi limiti dimensionali. La seconda metodologia, consistente in stime di densità condizionate, viene adottata perché la media condizionata, pur stimata con tecniche non parametriche, può perdere la sua capacità di rappresentare il fenomeno in presenza di forti asimmetrie e bimodalità nella distribuzione. La verifica evidenzia che fenomeni di bimodalità non sembrano esistere, se non in corrispondenza di dimensioni minime (1-2 dipendenti). Le stime di densità condizionata mostrano, inoltre, che intorno ai 15 addetti, in corrispondenza dei quali si ha un rilevante mutamento nelle regole del mercato del lavoro, prevalgono comportamenti di inerzia o di contrazione, particolarmente evidenti quando si limita l’analisi con dimensione iniziale compresa tra 5 e 25 dipendenti

    Metal complexes of corrole

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    The coordination chemistry of corrole is one of the most intriguing aspects of this contracted porphyri- noid, for both theoretical and practical reasons. Corrole, in fact, shows a remarkable coordinative versa- tility, and several elements have been coordinated in formally high oxidation states, because of its trianionic character as ligand and the high electron density. These features, however, prompt corrole to show a non innocent ligand character, making difficult to elucidate the electronic structure of the corresponding complexes. These characteristics make corrole complexes of interest for a wide range of application fields, going from catalysis to chemical sensors. The important progresses in the synthetic pathways of this macrocycle have also been an important factor to widen the ‘‘periodic table” of metallocorroles, which is now large as much as that of the corresponding metalloporphyrins. All these features make corrole one of the most popular macrocycle in the porphyrinoids field. This is confirmed by the impressive number of the published articles related to metal complexes of corrole in the 2016–2018 period, which is the focus of this review

    Pricing to market, firm heterogeneity and the role of quality

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    We build a pricing-to-market (PTM) model with firm heterogeneity, 9 which allows for imperfect competition and market segmentation in the presence of 10 flexible exchange rates, horizontal and vertical differentiation and different tastes of 11 consumers in destination markets. We derive firm’s pricing behaviour in response to 12 price and quality competition shocks. We show that there is PTM heterogeneity 13 across firms if quality has a role. We empirically assess the main predictions of our 14 theoretical framework on Italian firm-level data. We document that export-domestic 15 price margins are significantly affected by price and quality competitiveness factors 16 even controlling for foreign demand conditions, size, export intensity, destination 17 markets and unobservables. Finally, we provide evidence of strong heterogeneity 18 across firms in their reaction to price and quality competitiveness
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