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    A simulation-based sensitivity analysis for matching estimators

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    In this paper, I present a Stata program (sensatt) that implements the sensitivity analysis for matching estimators proposed by Ichino, Mealli, and Nannicini (2008). The analysis simulates a potential confounder to assess the robustness of the estimated treatment effects with respect to deviations from the Conditional Independence Assumption (CIA). The program uses the commands for propensity-score matching (att*) developed by Becker and Ichino (2002). I provide an example using the National Supported Work (NSW) demonstration, widely known in the program evaluation literature.

    Simulation-Based Sensitivity Analysis for Matching Estimators

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    This article presents a Stata program (sensatt) that implements the sensitivity analysis for matching estimators proposedb y Ichino, Mealli and Nannicini (2007). The analysis simulates a potential confounder in order to assess the robustness of the estimatedtrea tment effects with respect to deviations from the Conditional Independence Assumption (CIA). The program makes use of the commands for propensity-score matching (att*) developed by Becker and Ichino (2002). An example is given by using the National SupportedW ork (NSW) demonstration, widely known in the program evaluation literature

    Non ci resta che crescere

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    Perché in Italia, da oltre un decennio, si fa un gran parlare di riforme finendo per fare poco o nulla? La risposta è apparentemente semplice: i potenziali vincitori non hanno voce presso partiti e parti sociali, mentre i potenziali sconfitti sanno bene come far pesare la loro influenza. Eppure, mai come in questa fase storica, i costi delle mancate riforme si fanno avvertire. L’Italia è un paese a rischio di «dolce declino», che ha smesso di crescere per la sua incapacità di adattare un modello di sviluppo e d’intervento pubblico nell’economia. Dal welfare al fisco, dalle liberalizzazioni alla scuola, alcuni esperti prendono di petto, con rigore e passione civile, quattro domande. Che cosa si può fare subito (e a costo zero) per rimettere in moto l’economia italiana? Che cosa nell’arco di due legislature? Quali interessi si oppongono alle riforme e come arginarli (o compensarli)? Quali interessi avrebbero tutto da guadagnare e come mobilitarli? I tempi sono maturi perché ci si ponga l’obiettivo di passare dalle parole ai fatti, scommettendo sul consenso di quanti pagano i costi del mancato dinamismo, a partire da interessi diffusi, giovani, donne e neoborghesia del capitale umano

    Il decollo del lavoro interinale in Italia

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    Il presente articolo riordina l'evidenza empirica disponibile sulla fase di decollo del lavoro interinale nel mercato italiano, in seguito alla sua introduzione nel nostro ordinamento ad opera della legge Treu (L.196/1997). Il dataset di una delle maggiori società di fornitura di lavoro temporaneo, “Manpower Italia”, è utilizzato per rispondere a due domande sui primi anni di diffusione dell’interinale (1998-2000). Qual è stato il livello di utilizzazione di questo rapporto lavorativo nei diversi settori dell'economia italiana? Il livello di utilizzazione dell’interinale è correlato con altre caratteristiche settoriali come la volatilità della produzione? Per ovviare al fatto che le statistiche officiali non indicano il settore di utilizzo dei lavoratori interinali, il dataset “Manpower” è combinato con altre fonti statistiche, in modo da stimare il tasso di utilizzazione dell'interinale nei diversi settori produttivi. L'impiego di questa forma di lavoro è positivamente correlato con la volatilità della produzione. Inoltre, i settori che hanno utilizzato l'interinale in misura maggiore sono anche quelli che hanno fatto registrare un calo della propria occupazione permanente. Questi risultati confermano l'idea che il boom del lavoro interinale in Italia sia stato essenzialmente guidato da fattori operanti dal lato della domanda. L'articolo, infine, passa in rassegna gli studi empirici disponibili sulla successiva fase di consolidamento dell'interinale (2001-04), in modo da abbozzare un bilancio sugli effetti di questa forma di lavoro flessibile

    The Determinants of Contract Length in Temporary Help Employment

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    This paper investigates the determinants of labor contract duration in the case of temporary help employment. A simple theoretical model is developed, in order to depict the choice of contract length made by a firm that recruits temporary agency workers to deal with activity peaks. Assuming that the hiring of a neww orker is associated with selection and training costs, longer contracts have an option value in face of a greater persistence of positive shocks. The model has two testable implications. First, the degree of serial correlation in market demand positively affects contract length. Second, the shortage of alternative employment opportunities negatively affects contract length. Using data on Italian temporary agency workers, both implications are confirmed by the econometric analysis

    Lettera da Francoforte: il dolore burocratico dopo Auschwitz

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    Lettera da Francoforte: il dolore burocratico dopo Auschwitz (Chiara Nannicini). Dalla deportazione al riconoscimento pubblico. La gerarchia delle deportazioni. L’originalità di Lettera da Francoforte. Primo aspetto: gli inserti documentali. Secondo aspetto: il contrappunto emotivo e personale. Terzo aspetto: la furia dell’amica Ellen. Bibliografi

    Témoignage et intermédialité

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    Cette publication est issue d’un séminaire de recherche intitulé « Témoignage et intermédialité », organisé à l’université Saint-Louis Bruxelles dans le cadre de l’école doctorale interuniversitaire de Belgique, pendant les années 2018-2020. Ce même séminaire reprenait, dans une nouvelle approche, les travaux d’un groupe de recherche consacré au thème Témoignage et écriture, formé par Grazia Berger (USL-B), Isabelle Meuret (ULB), Chiara Nannicini (USL-B) et Hubert Roland (UCL), travaux qui ont abouti à une publication commune

    Do better paid politicians perform better? Disentangling incentives from selection

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    The wage paid to politicians affects both the choice of citizens to run for an elective office and the performance of those who are appointed. First, if skilled individuals shy away from politics because of higher opportunities in the private sector, an increase in politicians' pay may change their mind. Second, if the reelection prospects of incumbents depend on their in-office deeds, a higher wage may foster performance. We use data on all Italian municipal governments from 1993 to 2001 and test these hypotheses in a quasi-experimental framework. In Italy, the wage of mayors depends on population size and sharply rises at different thresholds. We apply a regression discontinuity design to the only threshold that uniquely identifies a wage increase: 5,000 inhabitants. Exploiting the existence of a two-term limit, we further disentangle the composition from the incentive component of the effect of the wage on performance. Our results show that a higher wage attracts more educated candidates, and that better paid politicians size down the government machinery by improving efficiency. Importantly, most of this policy effect is driven by the selection of competent politicians, rather than by the incentive to be reelected
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