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Le fonti culturali di Carlo Pisacane
Pisacane viene qui presentato come il teorico isolato più che il militante politico, il pensatore politico più che il leader sconfitto. Egli diventa capace di riassumere e testimoniare nei suoi scritti il decisivo, per l’Italia, decennio successivo al 1848,. Fondamentale per una ricomposizione della dottrina pisacaniana, diviene dunque lo studio dei suoi debiti culturali. L’incrocio fra influenze come il vichismo e l’illuminismo meridionale, istanze democratiche di provenienza lombarda e romagnosiana, con i filoni propri del socialismo francese e l’ascendente diretto di Proudhon, sono le componenti varie che confluiscono nella formazione di Pisacane. Qui sono analizzate soprattutto le esperienze culturali legate alla tradizione culturale napoletana assorbite negli anni giovanili
Tocqueville lettore di Machiavelli
Secondo Tocqueville, Machiavelli intuisce la complessità della modernità, ma non la capisce. Individua i vizi, ma non sa trattare le virtù. Machiavelli è un semplificatore della politica, mentre è la complessità a produrre l'uomo semplificato frutto dello stato sociale democratico
Dal mio mulino. Lettera aperta e mai pubblicata di Rodolfo De Mattei a Luigi Russo
La pubblicazione di una lettera inedita di Rodolfo De Mattei (un intellettuale riconosciuto tra i fondatori della storia delle dottrine politiche come disciplina autonoma) a Luigi Russo, direttore di “Belfagor” e figura di spicco nel panorama culturale dell’immediato dopoguerra, è l’occasione per ricostruire alcuni spetti meno conosciuta di una famosa polemica, condotta da Palmiro Togliatti nel 1946 contro Elio Vittorini, sul rapporto fra politica e cultura. Russo prende posizione a favore di Vittorini, anziché della figura “gesuitica” di Togliatti. Questo, nonostante un severo giudizio critico espresso sul letterato, ritenuto “uno scrittore senza patria”, perché troppo condizionato dalle letture americane. L’intervento di De Mattei è invece una presa di distanza non solo nei confronti di Vittorini, ma anche dello stesso Russo. Egli si dichiara sorpreso per il compiacimento destato in Russo dall’intervento di Vittorini; se ne meraviglia ricordando come un educatore, ed entrambi avrebbero dovuto interpretare la docenza universitaria in questo modo, non potesse accettare quelle che definisce “confessioni di estemporaneità”, prive del necessario travaglio. Rivelando inoltre una sua idea della vita associata in cui ognuno di noi deve rispondere “di quel che di sé opera sugli altri e cogli altri”.[...
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