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Comma 23. La valutazione agli esami nel contesto del Nuovo Corso dell'Università italiana
I morti e la memoria. Forme storiche e sociali dello scomparire e del permanere
Il saggio si concentra sulle valenze simboliche che i morti assumono in quanto elemento di continuità simbolica in un ordine sociale. Le fonti attingono a discipline diverse: sociologia della memoria e delle generazioni; antropologia delle etnie e del conflitto, semiotica applicata; psicoanalisi. Il saggio esplora questa dimensione parallelamente ad altri studi dell’autore vertenti sulla natura della giustificazione etnolinguistica come fondamento di politiche nazionalistiche a livello locale in vari Paesi europei (gli studi citati sono stati condotti su Euskadi, il Paese basco in Spagna, e sul Friuli-Venezia Giulia e sul Veneto in Italia).
Nel saggio, utilizzando un approccio fenomenologico, si esamina come nell’arco storico dell’esperienza umana la dimensione antropologica ed esistenziale del morire abbia assunto, nelle varie culture, forme che oltre a differenziarsi grandemente tra loro mutano con il tempo. In secondo luogo si analizza come, oltre alla realtà della morte, e ai processi del morire, mutino anche il rapporto simbolico tra i vivi e i morti, e il legame significante che i primi istituiscono con i secondi nella prassi sociale. Una distinzione rilevante appare quella tra morti la cui memoria sarà tramandata, e morti la cui memoria andrà perduta. Le differenze sociali (stratificazioni di classe, di etnia, socio-occupazionali, di prestigio sociale...) rendono conto solo in parte di questo meccanismo (che vale ad esempio per i grandi letterati, o per i “padri della patria”), perché accanto a questi defunti “illustri” vi sono anche morti “comuni” la cui memoria è però tramandata come immagine-esempio di virtù civili (nel caso italiano, Salvo D’Acquisto), o come metonìmia sociale (di coraggio in battaglia -Balilla, Enrico Toti; d’abnegazione, etc.). A questi va aggiunta una terza categoria, quella delle grandi affabulazioni sociali, i grandi ricordi collettivi di morti (“i Caduti della Grande Guerra”).
Prendendo in esame elementi della cultura materiale italiana post-unitaria dei vari decenni (poesie, canzoni, prodotti iconografici, statue) vengono analizzati alcuni tratti di mutamento e alcuni tratti di permanenza delle forme di questo rapporto simbolico come mitopoiesi del fondamento del concetto di Nazione. Il saggio termina sottolineando le radici psicoanalitiche del mito politico come forma collettiva di rappresentazioni fantasmatiche di carattere individuale
Generalizzazione e operativizzazione. Riflessioni per i valutatori della comunicazione pubblica
Evidenza e conoscenza nel discorso epistemologico dell'EBM: aporie di una connessione problematica
Questo saggio si inserisce nel lavoro di organizzazione scientifica e del volume unico della rivista «Salute e Società» dal titolo L’evidence-based medicine: una critica, curato da chi scrive ed Alberto Marradi. È il terzo numero unico di rivista a livello internazionale che si sia occupato di EBM nelle scienze umane, e il primo in assoluto sulle pagine del quale si confrontino sociologi, epistemologi e medici. Questo saggio fa da cornice epistemologica all’intero volume.
Il saggio parte da una considerazione fatta in base alle critiche provenienti dal settore delle scienze umane, ma anche da quelli della clinica e dell’epidemiologia. L’evidence-based medicine [medicina basata sulle prove d’efficacia], o EBM, è molte cose allo stesso tempo: una realtà sociale, una strada per la pratica, un sistema regolativo, ma non è una ‘nuova epistemologia’, né un ‘nuovo paradigma’ per la medicina.
Nel saggio vengono analizzati tre temi principali: 1) le concezioni fallaci a proposito dei livelli superiori ed inferiore delle ‘gerarchie’ dell’EBM –i randomized controlled trials (RCT), e gli studi qualitativi; 2) i meccanismi di formazione dell’opinione, e il ruolo della versione del concetto di ‘evidence’ nell’EBM; 3) il ruolo dell’EBM in seno alla medicina (di cui l’EBM è soltanto una parte, ed una parte che abbisogna di una seria riflessione critica).
Viene sottolineato come la rilevanza epistemologica, clinica e sociale del concetto di ‘evidenza’ in medicina sia enorme; e come sia esattamente per questa ragione che non può essere né data per scontata, né demandata ad una prospettiva parziale –e alla pratica cui questa si riconnette. Il rischio sociale è infatti rilevante: sostituire alla fallacia retorica dell’’appello all’autorità’ (la parola del clinico) una fallacia diversa, quella dell’appello ad un’entità impersonale chiamata ‘Scienza’ –in questo caso, la reificazione di azioni e procedure umane che vengono classificate ex ante come ‘scientifiche’ in base all’identità del mondo socio-tecnico che le mette in pratica
L'ideale e la vita: alcune considerazioni metodologiche sui randomized controlled trials
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